Vincere ad ogni costo

“Coloro che vincono,

in qualunque modo vincano,

mai ne riportano vergogna.”

(N. Machiavelli)

Dedicato a:

-Chi vince la partita, ma ha pagato l’avversario.

-Chi vince un campionato, ma ha corrotto gli arbitri.

-Chi batte un record, ma si è dopato.

-Chi vince una gara di F1, ma ha buttato fuori strada l’avversario.

-Chi vince una gara di Moto GP, ma ha truccato la moto.

-Chi si laurea col massimo dei voti, ma la laurea se l’è comprata.

-Chi vince un concorso, ma è stato raccomandato.

-Chi supera un esame a pieni voti, ma ha pagato il professore.

-Chi vince un appalto, ma ha corrotto la commissione.

-Chi vince le elezioni, ma ha imbrogliato con le schede.

-Chi vince una causa, ma ha pagato  il giudice.

-Chi vince un processo, ma si è comprato l’assoluzione.

-Chi vince una sfida al televoto, ma era tutto concordato.

-Chi vince una partita a carte, ma ha barato.

-Chi …………………………….

Al momento non mi vengono altre dediche.

Lascio la parola a voi: altre idee????

Dite, dite pure, la lista è aperta.

L’Italia dei furbi

Da anni leggiamo che vengono stanati superevasori che non pagavano un euro (ma neanche una lira, se è per questo).
La repressione si annuncia apocalittica: multe di un ordine di  grandezza stellare, milioni di milioni…. forse si risana il bilancio dello Stato.
Poi capita di vedere in tv o sui giornali questi personaggi che sfrecciano su berline lunghe sei metri (come prima), o in partenza per qualche località esotica (come prima), o in qualche ristorante o locale di lusso in compagnia di amici (come prima).
Nel frattempo i loro avvocati eccepiscono, si oppongono, ricorrono.
In attesa di condoni, amnistie, prescrizioni.

Quando scoppia qualche scandalo legato alle frodi alimentari pensiamo: ecco, adesso la pagheranno, e gli altri staranno più attenti, righeranno dritto.
Ho trovato per caso il resoconto dello scandalo del vino al metanolo, non so se vi ricordate.
Allora fece molto scalpore: ci ritrovammo prima storditi dalle allucinanti proporzioni che assumeva questo fatto giorno dopo giorno, e poi rincuorati dalla furia tremenda dello Stato offeso.
L’escalation delle imputazioni era impressionante: prima omicidio, poi omicidio plurimo, poi strage. Strano non si sia arrivati al genocidio.
Eppure quando uno dei responsabili veniva intervistato in tv, appariva calmo, quasi fiducioso, nonostante avesse una solida consuetudine con le manette: tutti gli anni, invece di andare alle Mauritius, andava in galera.
Poi usciva e tornava a macinare soldi.
Riassumo brevemente:

1966: si smaschera il vino del commendator Bruno Ferrari (briscola, che vino, diceva il carosello). Contiene cosucce di questo genere: acido cloridrico, ferrocianuro, datteri putrefatti, banane marce, ecc…
Anche allora vi furono avvelenamenti, anche allora fu avvelenata l’immagine dell’Italia all’estero.

1967: la procura indaga su 320 persone e ne incrimina la metà per associazione a delinquere, frode alimentare, ecc…..

1969: comincia il processo che viene subito rinviato per un supplemento d’istruttoria.

1972: i rinvii a giudizio sono saliti a 493. Si ricomincia il processo? No. Il tribunale di Ascoli denuncia mancanza di personale, bisogna aspettare che arrivino i rinforzi.

1978: un’amnistia riduce il numero degli imputati a 150.

1980: dopo otto anni dalla richiesta arrivano i rinforzi al tribunale di Ascoli e viene fissata la prima udienza, ma un avvocato eccepisce che il decreto di citazione è sbagliato. Bisogna riscriverlo.

1986: stanno probabilmente ancora riscrivendo il decreto quando qualcuno in Parlamento,  forse con la passione per l’archeologia, scopre per caso che esisteva un caso Ferrari, scoppiato vent’anni prima.
Presenta un’interrogazione, ma il ministro di Grazia e Giustizia risponde impeccabile: “Ulteriori vicende del Tribunale, oberato dalla celebrazione di lunghi e complessi procedimenti, non hanno consentito di rifissare il processo Ferrari”.

Omicidio, strage, genocidio.
Vai tranquillo: Stato che abbaia, non morde.

(ps: l’articolo da cui ho preso i dati è del giornalista e scrittore Luca Goldoni)

2010: vi sembra sia cambiato qualcosa?
No, non rispondetemi: potreste dirmi che sì, qualcosa è cambiato.
In peggio.

Buone notizie!

 Sì cari amici, buone notizie!
Il bar ha acquisito una nuova amica:
Lilliputh (ppiccolecose.splinder.com)
che si è presentata con questo omaggio


al mio e vostro angolino del relax.

Grazie infinite e…. benvenuta!


E ora, veniamo al post di oggi:

DOMANDE E RISPOSTE

Allora, funziona così: le domande le faccio io, a voi trovare le risposte.

1. Dicono che le giornate si siano allungate, e deve essere vero, visto che la sera fino alle 18.30, anche 19, c’è ancora luce. E allora perché io non ho il tempo di fare tutto quello che ho in programma per la giornata? Perché arriva sera e mi ritrovo in affanno e sono così costretta a sottrarre tempo prezioso alle attività che mi rilassano e faccio con piacere, leggi “lettura” e “blog”? Mistero.

2. Dicono che la primavera si senta nell’aria, che l’inverno sia ormai alle spalle, che la bella stagione bussi già alla nostra porta…. E allora come mai le temperature stanno di nuovo precipitando e per il fine settimana qui da noi è prevista di nuovo neve?

3. Dicono: ”La politica è una cosa importante”, e allora a me viene da pensare che chi decide di partecipare alla vita politica del Paese dovrebbe avere una preparazione adeguata, una conoscenza delle leggi e delle normative che non basta definire “buona”, sapere sempre come muoversi all’interno della ragnatela per evitare di essere ingoiato dal primo ragno di passaggio. E allora come mai fanno pasticci ancora prima di cominciare? Che garanzie possono mai dare, che fiducia possono mai ispirare questi figuri agli elettori, se ancor prima di mettere mano ar pasticciaccio brutto de Montecitorio hanno già fatto casino? (si può dire casino in un blog moderato come il mio?)

4. Dicono: chi sbaglia paga. Dicono: la legge è uguale per tutti. E allora come mai stasera io mi sento come uno degli animali della fattoria di Orwell che un mattino si è svegliato e ha trovato scritto sul muro “ma qualcuno è più uguale degli altri” sotto al precedente motto “Tutti gli animali sono uguali”? Perché si può togliere la vita a qualcuno e dopo poco, pochissimo tempo, tornare in libertà e proseguire la propria vita come niente fosse?

5. Dicono che un bambino di 6 anni non sia in grado di prendere decisioni importanti da solo e che un genitore sappia sempre cosa è bene e cosa è male per il proprio figlio. E allora come mai bambini di classe prima arrivano a scuola puntuali alle 8.30, verdi come l’erba, dicendo: “Ha detto la mamma se non sto bene di telefonare che mi viene a prendere perché ho gomitato tutta la notte”, e quando telefoni (perché è pacifico che telefoni) e chiedi alla mamma: “Come mai signora l’ha mandato visto che non stava bene?” ti senti rispondere: “Io gliel’ho detto di stare a casa, ma lui ha insistito tanto…”? Ma chi comanda in casa vostra? Chi prende decsioni così serie? E siccome è un virus, non ti sfiora il pensiero che infetterà tutta la classe (cosa che è successa)? Ah, dimenticavo di dire che erano 3 i bambini che pur avendo “gomitato” tutta la notte si sono presentati a scuola alle 8.30, solo per andare a casa tutti tra le 9 e le 9.30, alcuni dopo aver battezzato anche aula e corridoio…. E ancor più bella quella della bimba che è andata a casa a pranzo all’una, ha ridipinto la cucina di un bel colore verde acido, e si è ripresentata alle 2 con la mamma che chiedeva scusa perché la bambina non aveva il grembiulino, dato che l’ha sporcato. “Ma, signora… la porti a casa… tanto sono in pochi, non faranno niente di importante oggi pomeriggio… son tutti ammalati…” e lei, guardando la bambina. “Vuoi stare qui o vuoi venire a casa?” “Voglio stare qui” dice lei. E lì è rimasta, tra lo sconcerto mio e della bidella, che guardandomi  ha detto: “Ma qui non ci siamo più!!!” Eh no, cara mia, ci siamo eccome, siamo qui, pronte a portarci a casa il virus malefico…

6. Dicono che se cominci a correre in bagno ogni 15 – 20 minuti, se hai nausea e non ti va di mandar giù nulla, se ti senti debole e hai un colorito che farebbe invidia a uno morto da una settimana, probabilmente il micro-bestiolino te lo sei portato a casa davvero…. Che dite… sarà vero?

Azalea che si sente una concorrente del milionario ma che non vincerà nulla perché non ha risposte, se non forse una…. l’ultima, augura a tutti voi una serena notte e un ancor più sereno fine settimana… anche se sarà più bianco di un bianco Natale.

Giusy

Quando sarò vecchia

 Disgraziatamente gli uomini (e le donne) sanno vivere solo il loro presente.
Voglio dire che a cinquant’anni è molto facile dimenticarsi di come si ragionava e ci si comportava a venti.
A volta capita anche a me, quando discuto con mia figlia, di considerarla “alla pari”. Non mi rassegno all’idea che non condivida la mia logica, “come si fa a non capire una cosa così elementare?” mi dico.
Si fa che lei ha vent’anni di meno e non ha battuto la testa in tutti gli spigoli in cui l’ho battuta io in questo lungo intervallo che ci separa.

Se riuscissimo con fulminei revival a riesumare la nostra psicologia di tanti anni prima, sarebbe più facile intendersi fra generazioni.
Bene. Se non riusciamo ad immedesimarci in situazioni che pure abbiamo già vissuto, immaginiamoci se riusciamo a calarci in situazioni che ancora dobbiamo vivere: sappiamo in astratto che invecchieremo tutti, ma questa sorte in concreto non ci tocca.
I vecchi sono soli per questo.


La mia amica mi raccontava ieri della sua mamma: ha ottant’anni e non si perde una briciola di questo nostro tempo. Ogni tanto le telefona per chiederle se ha sentito cos’ha detto il Papa o Berlusconi…. ne parlano per un po’ e poi la mia amica le dice: “Guarda che mi stai chiamando sul cellulare… ti costa una barbarità!” E lei: “Che t’importa? Non paghi mica tu!”
In casa sua fa ancora tutto lei, da sola: guai a mettere mano tra le sue cose…. s’infuria: “Non sono mica invalida!!!”
Racconto queste cose per dire che a ottant’anni questa signora ha ancora una giornata piena. La sera, invece, mi racconta la mia amica, “si  prepara”.
“Non ne parliamo mai apertamente – mi dice – ma è chiaro che tutte le sere si congeda: stanza in ordine perfetto, camicia da notte di bucato, una grossa busta sgualcita che infila sotto al cuscino.”
Sarebbe bello poter entrare nei pensieri di queste persone, sapere cosa provano prima di affrontare la notte e poi al mattino, quando riaprono gli occhi, vedono filtrare un po’ di luce dalle persiane socchiuse, riprendono la busta e la rimettono via.


Si dice che i vecchi siano stanchi e aspettino quel momento. Io non so se sia vero, se ci si possa stancare di vivere, o se piuttosto ci si stanchi di vivere la malinconia.
Se provate a parlare con una persona anziana, se indugiate con loro, li fate raccontare, vi accorgerete che provano una sorta di candido stupore, stupore per l’interesse che dimostrate nei loro confronti. Vi accorgerete che rispondendo alle vostre domande ringiovaniscono un po’. Costa poco.
Costa di più una riforma sociale che migliori le loro condizioni di vita.

Forse arriveremo ad una legislazione più avanzata, simile a quella di società più evolute della nostra, che hanno assicurato ai vecchi moquette e aria condizionata. Li hanno confortevolmente ibernati.
Nessuna legge può obbligare un cittadino giovane a sedersi fra una panchinata di vecchi a raccontare e a farsi raccontare. Nessuna legge può obbligare dei genitori a insegnare ai figli che cosa significava una volta un nonno.
Oggi marito e moglie hanno ben altro a cui pensare che il rilancio del nonno.
La realtà è che i sentimenti, il rispetto, la pietà per i vecchi costano di più di una riforma sociale.


Forse dovremmo cominciare noi a scuola. Far scrivere alla lavagna: mio nonno è stato bambino come me, io diventerò vecchio come mio nonno, io non mi ricordo mai di mio nonno, quando sarò vecchio nessuno si ricorderà di me.
Quando uno è giovane e forte e potrebbe anche fare a meno degli amici, è sempre in compagnia; quando uno è vecchio e debole, diventa anche solo.
Invece a scuola si parla dei nonni il due ottobre, in occasione della festa dei nonni, e stop.
Poi si impara che l’uomo è una specie del regno animale.
Ma non è vero: è una delle due specie, l’altra sono i vecchi.

Ci si ricorda della vecchiaia solo quando ci tocca personalmente con le sue ali fragili e bianche.
Ci ritroviamo in quella solitudine che prima abbiamo procurato.

27 gennaio


Sabato, 12 febbraio 1944

Cara Kitty,
c’è un bel sole, il cielo è sereno, spira un vento delizioso, e io ho desiderio… di tutto. Desiderio di chiacchierare, di libertà, di amici, di essere sola.
Desiderio… di piangere!
Mi sembra di dover scoppiare e so che se piangessi starei meglio; ma non posso. Sono inquieta, vado da una camera all’altra, respiro l’aria dalla fessura di una finestra chiusa, sento che il mio cuore batte come se dicesse: “Soddisfa finalmente i miei desideri!”.


Mercoledì, 3 maggio 1944
Cara Kitty,
da sabato pranziamo alle undici e mezza; perciò la mattina ci limitiamo a far colazione con una tazzina di pappa d’avena. Serve a risparmiare un pasto.
È sempre più difficile procurarsi la verdura: oggi, a pranzo, abbiamo avuto dell’insalata cotta, marcia, e patate guaste. Che delizioso  miscuglio!
Come ben ti puoi immaginare, qui dicono sovente, disperati:
- A che cosa serve mai la guerra? Perché gli uomini non possono vivere in pace? Perché devastare tutto?
La domanda è comprensibile, ma finora nessuno ha ancora trovato una risposta soddisfacente.

(Anna Frank – “Il diario di Anna Frank”) 

Lunedì, 30 marzo 1992

Cara Mimmy,
siamo quasi alla fine del trimestre e stiamo studiando sodo. Domani dovremo andare a un concerto di musica classica a Skenderjia, un quartiere di Sarajevo. Il nostro insegnante dice che sarebbe meglio non andarci perché ci saranno diecimila bambini, e qualcuno potrebbe prenderci in ostaggio o mettere una bomba nella sala.
Anche la mia mamma dice che è meglio non andare, quindi non ci andrò…
 


Sabato, 10 aprile 1992
Cara Mimmy,
qui continuano a sparare e a lanciare granante. Questa è davvero GUERRA.
Papà e mamma sono preoccupati e stanno alzati fino a tardi a discutere. Cercano di decidere sul da farsi, ma non è facile. Non sanno se è meglio partire e separarci, oppure restare qui tutti insieme.
La guerra ha improvvisamente invaso la città, le nostre case, i nostri pensieri, le nostre vite. È terribile.


Domenica, 5 luglio 1992

Cara Mimmy,
non ricordo quando è stata l’ultima volta che sono uscita di casa, deve essere stato quasi due mesi fa. I nonni mi mancano davvero tanto. Prima andavo da loro tutti i giorni, e ora non li vedo da una vita.
Le giornate trascorrono tra la casa e la cantina.
Questa è la mia infanzia di guerra. E per di più è estate.
Gli altri bambini sono in vacanza al mare o in montagna, nuotano, prendono il sole, si divertono… E io trascorro i miei giorni in un modo che non auguro a nessuno! Mi sento in gabbia. Tutto quello che riesco a vedere attraverso le finestre rotte (dai bombardamenti) è il parco davanti a casa nostra. Vuoto, desolato, senza bambini e senza gioia…
Oh, non ne posso davvero più! Ho voglia di piangere e di gridare. Vorrei almeno poter suonare il piano, ma non posso farlo perché si trova nella “stanza pericolosa”, dove io non posso entrare. Per quanto tempo durerà ancora?

(Zlata Filipovic – “Diario di Zlata”)

 

Per la pace
Le case non devono diventare bracieri,
non devono esistere i bombardieri.
La notte è fatta per il sonno.
La vita non diventi una condanna.
Le madri non devono piangere.
Nessuno sia costretto a uccidere.
Qualcosa devono costruire tutti.
Allora ci possiamo fidare di tutti.
I giovani raggiungano questo scopo.
I vecchi insieme a loro.
(Bertolt Brecht)

La libertà è…
La libertà è volare nel cielo azzurro
della campagna
e non nel cielo cupo e nero delle
città inquinate.
La libertà è dare il proprio valore
e significato alle cose.
La libertà non è violenza,
non è droga.
La libertà non è ingordigia degli altri,
non è patire la fame.
La libertà è essere in pace con se stessi
e con gli altri.
La libertà non è avere per forza
le idee degli altri.
La libertà è accettare tutti,
è amare il prossimo come se stessi;
è accettarsi ed essere autonomi.
La libertà è difficile da conquistare
ma forse è più difficile da mantenere.
(M. Grifoni)

Incendio nella pineta

Il fuoco balza e rimbalza, sorpassa le cime, investe i pini interi, li arrossa dalla radice alla vetta, con un fragore di tempesta.

Scaglie di scorza infiammate e pigne ardenti schizzano a gran distanza come i lapilli dei vulcani.

I nidi innumerevoli filati dalle larve dei bruchi infiammandosi volano a distanza ancora più grande e propagano l’incendio laggiù nella selva sicura.

La resina frigge, sgrigiola, stroscia.

Le fiamme s’involano col fumo sino al cielo.

Un turbine di fumo fosco occupa l’aria, assalta il sole.

Vedo il sole attraverso, simile a un disco rossastro che stia per freddarsi.

Non lo vedo più. E’ ingoiato.

Il vento fa tregua. Il fumo si dirada.

(Gabriele D’Annunzio)

E si ricomincia.

Ogni anno, ogni estate, tornano, puntuali, gli incendi.

Ettari ed ettari di macchia mediterranea distrutti in men che non si dica, chilometri quadrati di pineta bruciati in un batter d’occhi, animali di ogni specie e dimensione morti soffocati dal fumo o, peggio, arsi vivi e, infine, case, strade, campeggi messi a rischio dal fuoco che avanza.

A volte il tributo è ancora più pesante. A volte la vittima è l’uomo.

Ma non colui che il fuoco l’ha appiccato, - poichè sappiamo bene che nel 99% dei casi (e forse più) il fuoco non si è sprigionato da solo – no, lui riesce sempre a mettersi in salvo.

Le vittime in genere sono vigili del fuoco, guardie forestali, volontari o, semplicemente, residenti, villeggianti, turisti, malcapitati che hanno avuto la sfortuna di trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato.

Ora, a parte qualche caso malsano di piromane che, non riuscendo a spegnere il fuoco che lo divora dall’interno gode nel veder bruciare qualunque cosa attorno a sè, sappiamo bene che tutto avviene per oscuri interessi gestiti da persone ancora più oscure.

E non si riesce ad identificarli (?) e quindi a fermarli.

Chissà se riuscire è il verbo giusto da utilizzare? Non so, ero indecisa con volere, ma temevo di andare troppo in là… 

Sapete…. adesso siamo spiati…. occorre cautela….

Buon venerdì a tutti voi.

Giusy

Una storia a lieto fine

Idrisa aveva nove anni e viveva con la sua famiglia in un villaggio a pochi chilometri da Freetown, la capitale della Sierra Leone.

Giocava, andava a scuola, aiutava i genitori.

Una vita normale interrotta un brutto giorno dall’arrivo dei ribelli. Urlavano, sparavano in aria, picchiavano la gente.  Presero Idrisa e, con altri bambini, lo portarono nella giungla per farne un guerriero.

Furono mesi tremendi: gli insegnarono a usare il mitra e la pistola e lo costrinsero a uccidere bambini come lui. Avrebbe voluto opporsi, ma i ribelli minacciavano di morte lui e i suoi familiari. Per sconfiggere la paura, prima delle azioni di guerra lo costringevano a drogarsi. Il cibo era scarso: bisognava rubarlo, oppure accontentarsi della carne di scimmia  e di cane.

Poi, un giorno, Idrisa si accorse che tra i ribelli c’era fermento. Si parlava di un accordo per rilasciare una parte dei bambini rapiti. Gli tolsero il fucile, lo fecero salire su un camion e lo portarono nel campo di accoglienza di Lakka.

 C’era un banchetto con alcuni uomini molto gentili: disse il suo nome e l’indirizzo della sua famiglia. E poi, con un braccialetto di riconoscimento al polso, ricevette uno stuoino per riposarsi e del buon cibo.

 Idrisa è rimasto a Lakka per alcune settimane, ancora scosso dai brutti ricordi e disegnando azioni di guerra, armi, persone uccise.

Finalmente ha ritrovato i suoi familiari. Ora vive con loro, disegna alberi, animali, bambini che giocano e va a scuola, anche se non gli piace tanto studiare.

Preferisce il pallone e come tanti suoi coetanei, ha un sogno: diventare un calciatore.

I DIRITTI DEI BAMBINI

Secondo la Convenzione per i diritti dell’infanzia, nata nel 1989 per volontà dlle Nazioni unite, i bambini hanno diritto:

- all’uguaglianza: non ci devono essere differenze di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine nazionale, etnica, sociale, handicap, nascita;

-alla vita e, dopo la nascita, a un nome;

-alla libertà di espressione, alla libertà di cercare, ricevere, diffondere informazioni e idee di ogni genere, sia per iscritto, sia a stampa o in forma artistica;

-a conoscere, sin dalla nascita, i propri genitori e a essere accuditi da una famiglia;

-alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione;

-a essere protetti da qualsiasi forma di violenza, abbandono e sfruttamento;

-a godere della salute fisica e mentale e a ricevere le cure adeguate;

-a essere educati e a ricevere l’istruzione primaria gratuita;

-a essere protetti in caso di guerra;

-a riposarsi e a giocare.

Sembra tutto così scontato…

Sembrano cose così normali…

Sembra assurdo che una Commissione debba riunirsi per sancire tutto ciò…

Sembra.

Vergogna

Coloro che vincono,

in qualunque modo vincano,

mai ne riportano vergogna.”

(N. Machiavelli)

Dedicato a:

-Chi vince la partita, ma ha pagato l’avversario.

-Chi vince un campionato, ma ha corrotto gli arbitri.

-Chi batte un record, ma si è dopato.

-Chi vince una gara di F1, ma ha buttato fuori strada l’avversario.

-Chi vince una gara di Moto GP, ma ha truccato la moto.

-Chi si laurea col massimo dei voti, ma la laurea se l’è comprata.

-Chi vince un concorso, ma è stato raccomandato.

-Chi supera un esame a pieni voti, ma ha pagato il professore.

-Chi vince un appalto, ma ha corrotto la commissione.

-Chi vince le elezioni, ma ha imbrogliato con le schede.

-Chi vince una causa, ma ha pagato  il giudice.

-Chi vince un processo, ma si è comprato l’assoluzione.

-Chi vince una sfida al televoto, ma era tutto concordato.

-Chi vince una partita a carte, ma ha barato.

-Chi …………………………….

Al momento non mi vengono altre dediche.

Lascio la parola a voi, cari compagni di ristoro:

altre idee????

Dite, dite pure, la lista è aperta.

Buona pioggia a tutti.