Pillolina…

 …DI MEZZA ESTATE

“È impossibile godere pienamente dell’ozio

se non hai un sacco di cose da fare.”

(Jerome K. Jerome)

E non potrebbe essere più vero di così!
Come sono preziosi quei rari momenti di quiete quando riusciamo a sottrarci alla montagna di impegni (dovuti o voluti) che ci attendono ogni giorno non appena apriamo gli occhi! Sono lì, in agguato, in paziente attesa ma allo stesso tempo impazienti di affrontarci e di essere affrontati.
Così, questo piccolo spazio che riesco a ritagliarmi, mi dà più soddisfazione di un mese di vacanza ai Caraibi (ehm… in qualche modo dovrò pur darmi coraggio, no?)

La scuola è finita. Amen e così sia. L’anno è volato e solo la stanchezza mi rende consapevole di tutto il carico che mi sono portata sulle spalle.
Ora è tempo di riorganizzare le idee, di pensare all’anno che verrà, ai progetti, alle attività, allo sfondo integratore… sì, perché se non lo faccio ora che il motore è ancora caldo, poi mi piglia la pigrizia e buonanotte suonatori, il filo si spezza e ritrovare i capi da annodare diventa un’impresa titanica.

Contemporaneamente, la casa richiede attenzione. Le grandi pulizie che le brave massaie fanno per Pasqua e che io rinvio sempre alle vacanze estive, mi toccano il tempo… è ora che dia retta anche a loro.

Tutto questo non è molto diverso dagli altri anni, lo so, ma quest’anno lo scoglio più grande è la testa, presa da altre preoccupazioni, da pensieri più grandi di me, da guai che non ho causato io ma che io devo risolvere… ecco cosa rende tutto più difficile, cosa toglie entusiasmo, cosa fa sembrare il tutto più pesante del solito.

Confido nella buona sorte, pur sapendo che “chi vive sperando muore… a Montecatini”, ma non posso permettermi di non aver fiducia, sarebbe un suicidio di energie in più.

Buone vacanze a tutti, che sia mare o che sia montagna, che si resti o che si vada, che sia riposo oppure no, godetevi i vostri momenti di ozio: sono sicura che saranno strameritati.

Un abbraccio caldo caldo
Giusy

Orari strani

Mi rivolgo in particolar modo alle colleghe che passano di qua:

Ma anche voi siete ancora sommerse da carte e cartacce, libri e registri, fogli e libelli, e chi più ne ha più ne metta?

Mattino e pomeriggio a scuola, ancora e ancora, e quel poco tempo libero se ne va nella revisione/sistemazione del materiale prodotto durante la mattina o nella preparazione/ricerca di quello che servirà il giorno dopo.

Tutto questo in un forno crematorio.

Vva buò… buona estate va’…. che quella almeno è arrivata!

Agosto addio

Esodo e controesodo. Grande novità d’agosto.

Come si diceva qualche tempo fa, i giornali e la TV potrebbero anche evitare di raccontare tutti gli anni, nei fine settimana d’agosto, quante auto circolano su strade, autostrade e tratturi di montagna; quanta gente staziona negli aeroporti in attesa di voli che non si sa se partiranno; che bivacca nelle stazioni ferroviarie aspettando treni che in questo periodo hanno l’aspetto (e l’odore) di scatole di sardine sott’olio; che si accampa sulle banchine dei porti scrutando il mare per sapere se la nave arriverà oppure no o se partirà oppure no.

Oramai ci siamo abituati, fa parte di quel bagaglio d’informazioni che, a pari merito col caldo d’estate e il freddo d’inverno, la corsa ai saldi e ai regali di Natale, non manca ogni anno di allietare le nostre serate casalinghe attorno alla tavola, tra una carbonara d’inverno e una caprese d’estate.

Col mese d’agosto se ne vanno anche tutte le considerazioni filosofiche che ci hanno sfiorato quando, buttando l’occhio sul conto della pizzeria Marechiaro o del ristorante Da Nino pesce sempre fresco, e facendo quattro calcoli sui tovagliolini di carta, ci siamo resi conto che questi signori guadagnano in 3-4 mesi quello che che a noi costa la fatica di un anno intero. Per un attimo abbiamo anche pensato: perché no, perché non possiamo farlo anche noi? Poi, una volta riposta la carta magica nella sua plastichina, così non rischia di smagnetizzarsi e di lasciarci così nelle teppe per il resto della vacanza, non ci pensiamo più. Paghiamo il dovuto e anche il non dovuto e torniamo all’albergo che chiede al giorno il triplo della quota della bassa stagione, e anche qui ci domandiamo: ma perché? In fin dei conti il servizio che offre è identico, lo sappiamo per certo perché abbiamo fatto anche la prova! Ma anche questo pensiero passa e se ne va.

Quello che invece non riesce proprio ad andare giù, o, se ci va, non lo digeriamo e ci rimane sullo stomaco almeno fino a Natale, è il fatto dei lettini a castello. No, non sto parlando dei lettini dell’albergo: lì, per quanto sia piccola la camera, riescono sempre a farci stare un matrimoniale e all’occorrenza anche uno o due lettini per la prole (non parliamo poi del bagno: anche i puffi avrebbero problemi a muoversi in quei cubicoli!), ma dei lettini della spiaggia, quelli che “2 lettini e 1 ombrellone” costano come una Ferrari ed occupano il posto di una Smart.

Sarà che negli ultimi anni mi ero abituata allo spazio di Lignano Pineta, sarà che più passano gli anni più divento intollerante, sarà che se penso di andare al mare le due settimane centrali di agosto e pretendo di avere lo spazio per girarmi senza urtare nulla e nessuno sono una deficiente, fatto sta che ho avuto crisi di claustrofobia: file e file di lettini e ombrelloni talmente vicini da sembrare uno sull’altro, più che uno accanto all’altro. Da lì la denominazione di “lettini a castello”. Se poi ti ritrovi accanto una famiglia di 5 persone (con 3 figli dai 13 ai 17 anni) rumorosa, caciarona e invadente, con pure parenti al seguito due file più in là, ma che stanno sempre qua, perchè altrimenti che ci siamo andati a fare in ferie insieme se poi dobbiamo star lontani… beh, capirete il perché non vedevo l’ora di tornare a casa!

Capisco che sia il periodo sbagliato, ma che i gestori della spiaggia vogliano guadagnare il più possibile mettendo file di ombrelloni non solo uno sull’altro, ma anche nei corridoi di passaggio, obbligando così i bagnanti a perdersi nel labirinto di Arianna per raggiungere il mare o, peggio ancora, per ritornare alla propria “cella” dopo l’ora d’aria (e infatti sapeste quanti bambini si sono persi in quel mare arancione tutto uguale!), mi sembra un tantino eccessivo. Ogni 2 x 3 vedevi qualcuno vagare con lo sguardo smarrito, con gli occhi che scrutavano l’imperscrutabile per riuscire a cogliere un lembo di telo-mare amico, una maglietta svolazzante nota, una borsa da spiaggia conosciuta come fossero boe in mezzo al mare, un mare di teli, di magliette, di borse tutte uguali.

L’anno prossimo ricordatemi quel che ho scritto oggi, quando sognerò il mare ad agosto, ve ne sarò eternamente grata.

Che si fa?

Il Caffè della Peppina chiude i battenti.

Per un po’ non ci sarò a favi compagnia: mi aspettano le grandi pulizie annuali e poi qualche giorno di mare, com’è giusto che sia.

Può essere che ancora per qualche tempo mi vediate apparire qua e là (non rinuncio del tutto a tenervi d’occhio!), ma non prometto nulla: mi prendo la licenza di fare quel che mi ispira il momento, in puro stile vacanziero.

Dal mare invece è certo che non arriveranno notizie: niente pc e chiavette in spiaggia, in albergo o sul lungomare…. non facciamo gli esagerati!
E poi, staccare totalmente ogni tanto, fa bene… ammettiamolo!

Al mio ritorno deciderò cosa fare di questo spazio: se mantenerlo così com’è, se dargli una nuova veste e un nuovo indirizzo, o se chiuderlo definitivamente. Ci penserò al momento giusto, adesso c’è poca lucidità, rischierei di optare per la scelta sbagliata.

Intanto vi lascio le stesse istruzioni che già ho lasciato l’anno scorso, così che chi non era ancora cliente a quel tempo sappia come regolarsi.

1. Se passate di qui e avete voglia di un caffè o di una bibita, entrate pure e servitevi da soli. La chiave si trova in quella scatoletta marrone, quella sulla panca a destra della porta. Vista? Bene. Sotto al bancone c’è un quadernetto con la copertina nera e i bordi delle pagine rossi: segnate lì il tutto, faremo i conti al mio ritorno.

2. Ricordatevi di chiudere prima di andarvene, e di riporre la chiave dove l’avete trovata, altrimenti chi passerà dopo di voi potrebbe cercarla inutilmente.

3. Se ritenete che sia il caso di aprire le finestre per arieggiare il locale, fate pure, ma non dimenticatevi poi di chiuderle prima di uscire: meglio evitare allagamenti in caso di forti temporali o intrusioni di vandali in cerca di svago.

4. Nel caso decideste di accendere il fuoco per una serata romantica davanti al lago, di quelle con chitarra, vinello e buona compagnia, abbiate cura di spegnerlo prima di addormentarvi: non vorrete allertare forestale e vigili del fuoco!

5. Non esagerate nel dar da mangiare ai due bianchi pennuti: in genere sono autosufficienti, ma se c’è chi gliene dà, non si sanno porre limiti. Mi sono affezionata a loro, vederli galleggiare pigramente sulle quiete acque del lago mi dà serenità, e mi dispiacerebbe se dovessero schiattare per indigestione!

6. Se qualcuno proprio si annoia e non sa cosa fare per far passare il tempo, una tosatina al praticello davanti al bar non andrebbe male…. e se lo fate, al mio ritorno avrete la colazione pagata per un mese.

7. Infine, se qualche baldo giovane volesse aiutare la fanciulla a ritrovare l’orecchino che ha smarrito tempo fa, mi farebbe un grande favore. Sarà anche decorativa, ma comincia a darmi sui nervi. In questo caso sarà lei a ricompensarvi…. come, non lo so, ma sono certa che troverete un accordo!

Bene: quel che dovevo dire ho detto, quel che dovevo fare ho fatto.

Ringrazio anticipatamente tutti quelli che, passando da queste parti, vorranno lasciare un segno del loro passaggio. Sarà mia premura ricambiare non appena tornerò.

Fate i bravi, e abbiate cura del mio angolino: ve lo affido con il cuore, so di lasciarlo in buone mani.

Buona permanenza a chi rimane, buone vacanze a chi ancora deve partire, buon rientro a chi ha già dato.

Tre desideri

Ecco dov’era il Genio della lampada!

Leggete un po’ qua…!

IL CAPO È SEMPRE IL CAPO

Un venditore, un’impiegata amministrativa e un dirigente sono a pranzo.

Trovano una lampada e la sfregano.

Compare immediatamente un Genio che dice loro:
“Di solito esaudisco tre desideri, quindi ne concedo uno a testa. Parlate!”

L’impiegata allora inizia a gridare:
“Io! Io! Sono io la prima! Voglio stare alle Bahamas, con un motoscafo superveloce, senza preoccupazioni, godendomi solo quanto di bello c’è nella vita!”, e nel giro di un secondo sparisce.

Il venditore allora si fa avanti e dice:
“Ora tocca a me! Io voglio vivere alle Maldive, godermi la spiaggia, il mare e il sole, circondato dall’amore di una stupenda fanciulla!”, e sparisce anche lui.

Il Genio si rivolge infine al dirigente dicendo:
“Ora tocca a te”.

E il dirigente:
“Rivoglio quei due cretini in ufficio subito dopo la pausa pranzo!”.

MORALE: lasciate SEMPRE parlare prima il vostro capo!
(Riflessione seriosa: E parla solo se sei sicuro che quello che dirai è meglio del silenzio.)

E su… che siamo già arrivati al 20 di luglio!

Tormentoni d’estate

Ricordate quella storiella che narrava come alcuni amici, per ovviare al fatto che si raccontavano sempre le solite barzellette, le avevano numerate? Così uno diceva: 9!, gli altri sorridevano; un altro diceva 18!, e il resto della comitiva giù a sghignazzare,… e intanto passavano il tempo.

Bene, la stessa cosa potrebbero farla giornali e TV: numerare le frasi che da anni ci sentiamo ripetere. Puntualmente. Ogni estate.
Pensate a quanto tempo (TV) e quanta carta (giornali) si risparmierebbero!

Io comincio con qualche esempio, poi lascio continuare voi, che siete più bravi di me.

“L’afflusso degli stranieri ha smentito ogni pessimistica previsione” (6)

“Dal consumo di elettricità e di pane, si calcola che in città sia rimasto il 25% della popolazione” (25)

“Approfittando del tradizionale esodo dei romani, i turisti si sono sentiti padroni della città” (13)

“I milanesi rimasti non hanno rinunciato alla tradizionale passeggiata in Galleria alla ricerca di un po’ di fresco” (15)

“Sono in arrivo i temporali” (3)

“Al valico del Brennero le code di autoveicoli hanno raggiunto i 10 km” (12)

“Per trovare refrigerio alla calura, i turisti non hanno resistito al tradizionale pediluvio nella Fontana di Trevi” (33)

“In previsione del grande esodo sono stati intensificati i controlli della Stradale” con foto di agente munito di Autovelox o Telelaser o … (41)

“Vergogna! Centinaia di turisti sono rimasti delusi dalla chiusura per ferie del museo!” con foto (27)

Continuate voi….

Immaginate…

… vediamo un po’… ecco, sì: immaginate l’ufficio del catasto, con tutti i suoi bei faldoni polverosi aperti ovunque, e immaginate che un colpo di vento di quelli tipici dei temporali estivi arrivi all’improvviso e che tutti i fogli volino dappertutto; oppure immaginate un ufficio in cui pratiche su pratiche siano accatastate in ogni angolo, e che un ventilatore acceso alla massima potenza crei l’effetto “dopo lo tsunami”… ecco, immaginate qualcosa di simile e comincerete ad avvicinarvi all’idea di quello che è stata la mia casa negli ultimi giorni.

Alcuni di voi hanno malignato pensando che fossi già al mare (magari….!) o chissà dove, ma la realtà è questa: ho dovuto sistemare anni e anni di schedari ai quali non mettevo mano probabilmente…. dall’ultima volta che l’uomo è stato sulla luna, o forse anche prima.

Ma cominciamo dall’inizio.

Chi mi legge da un po’ si ricorderà che vi ho raccontato di non essere più insegnante specialista di L2 dallo scorso anno, e questo avveniva dopo 16 anni di onorata carriera.
Ora, provate a pensare a quanto materiale io possa aver accumulato, trovato, prodotto, inventato in tutti questi anni.
Adesso era arrivato il momento di fare spazio: me ne sono resa conto quando ho cominciato a sistemare i testi che mi serviranno l’anno prossimo. E da lì in poi, ogni anno, essendo insegnante unica, testi e testi di tutte le materie, e schede e quaderni operativi e fascicoli e quant’altro mi servirà.
Ora di fare un “repulisti”, di quelli seri, ma anche tristi.

Così ho riaperto contenitori che non toccavo da anni: ma perché ho questa brutta abitudine di conservare sempre tutto? Tanto lo so già come sono fatta: quello che ho già utilizzato difficilmente lo riutilizzerò una seconda volta… e allora perché conservare?

Ma ecco, mentre aprivo, sfogliavo catalogavo, scartavo, impilavo, suddividevo…., ecco che ho capito il perché: lì dentro c’erano tutti i bambini che mi sono passati davanti. C’erano le schede di quand’ero qua oppure là; c’erano le schede per chi aveva difficoltà e anche quelle per chi invece aveva interessi e capacità superiori alla sua età; c’era quella filastrocca che mi era servita per far memorizzare i numeri, o i colori, o i giorni della settimana a Tizio o a Caio…. Ogni foglio che mi passava per le mani era un ricordo: di un alunno, di una collega, di un corso d’aggiornamento, di una classe, di un luogo…

Se foste entrati in casa mia in questi giorni, avreste visto mucchietti e mucchietti di fogli sparsi ovunque: scrivanie, tavoli, mobili…. perfino sul pavimento!

Alla fine è stato un lavoro doloroso, ma necessario, che mi ha permesso di ricavare un po’ di spazio, anche se so già che dovrò passare al setaccio altro materiale. Adesso, però, devo riposare la mente. Non sono ancora pronta per altri tagli.

Chiaro che la sera, dopo aver trascritto sul pc quello che ancora mi sembrava utile prima di eliminare definitivamente fogli e fogli di carta ingiallita, avevo la testa che ronzava come un alveare, solo che invece delle api a girare in tondo erano parole e visi, visi e parole…. così non avevo la forza di collegarmi e passare a leggervi, non avrei potuto farlo con lucidità. Aggiungete anche il fatto che sto dormendo poco e male, che le mie notti sono piuttosto inquiete e spesso vago per la casa buia, e il quadro è completo.

Ecco quindi spiegato l’arcano: dove sarà mai finita la Peppina? Avrà venduto il bar ai cinesi? Sarà scappata con la cassa lasciando debiti da pagare? Avrà incontrato qualche cliente che le ha fatto girar la testa e se n’è andata ai Caraibi con lui? O semplicemente si è ritirata in qualche eremo pensando se prendere o no il velo?

Niente di tutto ciò. La Pepina l’è sempar qi. Non crediate di liberarvi di me tanto facilmente.

E adesso… vengo a trovarvi. Tutti. Preparate qualcosa di fresco e qualcosa di buono… sto arrivando!

Prima le vacanze, poi lo studio

Dopo i vari post sulle vacanze in Inghilterra, ho ricevuto alcuni pvt che mi chiedevano informazioni su questo genere di viaggi: come sono organizzati? vale davvero la pena? imparano qualcosa o….?

Dunque, chiariamo subito un aspetto fondamentale: i giovani hanno le idee chiare. Infatti le chiamano “vacanze-studio” e non study-tours. Prima le vacanze, poi lo studio: le precedenze sono chiare. E non parlo solo dei bambini di 11 anni, ma anche, anzi, soprattutto, di quelli più grandicelli. Un ragazzo che ha appena finito un massacrante anno scolastico, fatto di lezioni mattutine e di compiti pomeridiani, se va all’estero non ci va certo con l’idea di memorizzare lunghe liste di verbi irregolari, nessuno è così masochista, ma ci va con in mente l’idea di correre come un levriero su quei grandi campi verdi infiniti che circondano il college o, se più grandicello, con l’intenzione di affinare la lingua con la studentessa francese, che avrà sì un pessimo accento, ma in compenso sfoggia un sorriso bellissimo.

Come veterana di queste partenze (sei anni filati, con gruppi che andavano dagli 11 ai 18 anni) conosco le ansie delle famiglie: milioni di teen-agers italiani vengono prima inviati all’estero, e poi tempestati di telefonate (ricordate? “Stai bene? Mangi?….”). Il cervello dei papà e delle mamme italiani, in queste occasioni, si agita come un Minipimer, talmente tanti dubbi frullano loro nella testa.

Dubbio numero uno:
“Mio figlio ha 12 anni: è presto per mandarlo in Inghilterra?”
Risposta: è sempre presto per MANDARLO; in Inghilterra, se ha voglia, deve chiedere d’andarci lui/lei. Deve essere un premio, un regalo, non un obbligo. Una vacanza, non una tortura. Ho visto ragazzi inviati contro la loro volontà trascorrere due settimane di agonia…. neanche chi sa di dover affrontare il patibolo mostra al mondo una faccia così tetra! E poi non va bene niente: dal cibo, alle camere, alle escursioni, alla scuola coi madrelingua…. Insomma, una sofferenza per loro e per chi li deve sopportare.

Dubbio numero due:
“Dove lo mando? Inghilterra, Irlanda, America, Malta…”
Risposta: mah… io sono sempre andata in Inghilterra: Hastings, Southampton (in un’Accademia Navale coi marinaretti: ah il fascino della divisa! Quante fanciulle in lacrime -15, 16, 17 anni- ho riportato a casa! In compenso, i maschietti si sono fatti grandi partite a calcio -era l’anno dei mondiali- e a freccette con ragazzi provenienti da tutta la Gran Bretagna), Herstmonceux (in un castello bellissimo, con ancora il fossato attorno -che paura che qualcuno finisse in acqua!- un giardino elisabettiano che sembrava un labirinto e una vecchia meridiana, vanto dell’edificio), Brighton (che lungomare… e il molo… e la discoteca per gli studenti che chiudeva alle 10.30!). L’America è lontana, Malta è un parco dei divertimenti a cielo aperto (e chiuso) e l’Irlanda costa di più e la lingua è più difficile da capire. Ma queste sono opinioni personali.

Dubbio numero 3:
“Meglio il college o la famiglia?”
Risposta: dipende dall’età. I piccoli sicuramente in college: sono sotto controllo 24 ore su 24 e si sentono più tranquilli sia i genitori che i figli. Certo, poiché son quasi tutti studenti italiani, non hanno grandi occasioni per sforzarsi di parlare inglese, se non con gli insegnanti o il personale del college, ma per loro è un approccio a quella che sarà la vacanza vera e propria da affrontare negli anni a venire. Se invece sono più grandicelli, l’esperienza della famiglia è sicuramente più utile: sono obbligati ad usare la lingua, sviluppano sia la comprensione che la conversazione, toccano e sperimentano con mano (e corpo) un modo di vivere che finora hanno solo letto sui libri o visto nei video. Certo, devono essere preparati, sapere che non sarà come essere a casa loro: ci sono regole da rispettare, occorre essere educati, poco schizzinosi (la pulizia… la pulizia…!), di bocca buona (la pasta della mamma qui non c’è, si sappia!), amanti degli animali (quasi ovunque cani o gatti fanno parte della famiglia, quindi peli e peli e peli ovunque…), essere pronti a tutto, insomma! Per esempio a vedere il marito che lava i piatti mentre la moglie intrattiene gli ospiti; o ad accettare che se i piatti vengono lavati a mano non saranno risciacquati: uno lava, l’altro asciuga. E perché? Perché sono molto attenti all’inquinamento, e usano un detersivo che non fa schiuma. Qualcuno è rimasto sconvolto da questa visione! E i due rubinetti in bagno: uno per l’acqua calda e l’altro per quella fredda. E perché? Sempre per l’ambiente: non si può aprire il rubinetto e lasciare scorrere litri e litri di acqua a perdere, ma si deve tappare il lavello, far scendere un po’ d’acqua calda (ustionante) e un po’ d’acqua fredda (gelida), miscelarla e lavarsi così. Sembrano sciocchezze… ma vi assicuro che son scogli grossi da superare per ragazzi abituati ben diversamente!

Bon… volevo scrivere due righe, e guarda qua cosa ho messo giù…
Basta così per stasera, o forse dovrei dire…. stanotte.

Vacanze in Inghilterra (3)

Riprendo oggi il racconto di quella vacanza studio del lontano 1996, la prima di una lunga serie terminata nel 2001, dopo la tragedia delle Torri Gemelle.

Vi avevo lasciati alle porte del college, allora si chiamava Bromham, oggi Buckswood School.

Buckswood Front Bulding

Bene, l’arrivo è trionfale: bambini stupiti ed intimoriti oltre ogni dire, la prima cosa che notano è che davanti al college c’è un prato grande come 10 campi da calcio messi insieme, forse di più. E già lì è un’ovazione.

Accanto all’edificio, sul lato sinistro guardando la foto, potete notare delle fronde che s’intrufolano nell’obiettivo: quella è una quercia plurisecolare, se non millenaria, e-nor-me! Occorrevano 10/12 bambini per abbracciare il tronco… uno spettacolo!

Poi, all’entrata, uno scalone in legno originale del 6/700 (non ricordo bene) che è una meraviglia: già pregustano tante belle corse su e giù per quei gradini in legno ricoperti da una moquette rossa… scopriranno in seguito che è vietatissimo!

Già… la moquette. Sua maestà la moquette merita un discorso a parte.
La trovi ovunque, persino in bagno!
E qui l’idillio comincia ad incrinarsi. Già si sentono i primi scricchiolii di cedimento: ma come? la moquette in bagno?
Signorsì. E anche in cucina, in qualche casa l’abbiamo trovata anche in cucina!
E non è che passino troppo spesso l’aspirapolvere, eh? Intrappolata tra i riccioli rossi o beige c’è qualunque cosa! E medaglie di ogni genere e tipo.
Sorvoliamo.

Vengono assegnate le camere: piccola lotta per accaparrarsi i posti (io con te e tu con me) in quanto dovranno dormire in 4 per camera (2 letti a castello) e la prima cosa che colpisce…. è il piumone! A luglio! Scopriremo solo in seguito il perché, e che non è affatto una cattiva idea.

E le camere…. dopo qualche giorno diventa impossibile entrare: roba sporca e pulita mischiata e stropicciata, scarpe e calze ovunque, residui di cibo ed involucri vari regnano indisturbati sopra e sotto i letti… e l’odore… un odore nauseabondo che non si riesce a capire da dove provenga!
Se mi immaginavo i bambini che dimoravano tutto l’anno in quel college, che tenevano tutto in ordine perfetto, mi rimordeva la coscienza. Allora entravo, li obbligavo a sistemare, anche perché le donne delle pulizie si erano rifiutate di entrare a rifare le camere in quel caos, e per un giorno o due la situazione tornava vivibile. Poi, si ricominciava daccapo.
Devo dire ad onor del vero che erano più ordinati i piccoli delle elementari che non i grandi della scuola media.

Un capitolo a sé meritano le telefonate.
Allora non avevamo cellulari, c’era un unico telefono a scatti, ed avevamo insegnato ai bambini a chiamare casa a carico del destinatario (come da accordi presi prima della partenza con le famiglie, ovviamente): bene, ogni sera davanti a quella cabina in legno all’interno del college (c’era perfino il sedile in legno con tanto di cuscinetto morbido per parlare più comodamente) c’era la coda.
Mamma: “Come stai? Hai mangiato? Hai dormito? Hai giocato?” (e la scuola? e il corso tenuto dai madrelingua? frega niente?) “Ti passo papà!”
Papà:  ”Come stai? Hai mangiato? Hai dormito? Hai giocato?….. Ti passo la nonna!”
Nonna:   ”Come stai? Hai mangiato? Hai dormito? Hai giocato?….. Ti passo il nonno!”………… e così via finché non si era esaurita tutta la famiglia fino al quarto grado di parentela.

Questo ogni sera. Naturalmente c’erano bambini che venivano assaliti dalla nostalgia e poi piangevano (Signora, guardi, lui/lei sta benone, gioca e si diverte… non continui a chiamare tutte le sere, perché poi piange… Niente da fare! Della serie “Il figlio è mio e me lo gestisco io”, se non chiamava il bambino chiamavano loro, preoccupatissimi: “Ma cosa è successo? Stai bene? Mangi?…..”), altri invece che si scocciavano e non volevano più rispondere (“Digli che non ci sono”… come non ci sei? Vuoi vedere arrivare la Guardia Nazionale a cavallo? oppure rispondevano – perché loro si erano stufati di sentirsi porre sempre le stesse domande e non chiamavano più – dicendo: “Sì, sto bene, ciao, adesso vado perché devo studiare” e di fronte allo studio – seeeeeeeeee! – nessuno osava protestare…).

E poi c’era il cibo. In genere tornavano tutti più magri, ma c’era anche qualcuno che portava a casa qualche kg in più: “Teacher, come si mangia bene qui! A casa mia non è così buona la roba…!” Non ho mai voluto indagare su quale fosse il menù tipico preparato dalle mamme.
C’era chi si nutriva per 2 settimane di pane e marmellata o pane e maionese, chi mangiava solo patate e hamburger e pizza (e pensare che mi piacevano così tanto, dovevo sempre litigare con la mamma per farmele preparare… adesso per almeno un mese non le voglio più vedere!), chi viveva a mele e yogurt…. Comunque, di fame non è mai morto nessuno.

Certo, la mensa non è che si presentasse benissimo…
Ehm…. Avete presente le sedie di plastica rossa e rigida? Quelle. Solo che dell’antico rosso poco restava, perché erano nere di sudiciume, erano sticky (appiccicose): la prendevi per spostarle e le mani ti restavano appiccicate allo schienale. Idem per tavoli e vassoi (soprannominati “sticky sticky”, che abbiamo scoperto lavavano solo una volta che il gruppo era partito, in attesa del prossimo). Sui vassoi negli ultimi giorni c’erano tracce di succo di frutta, cerchi di bicchieri, unto delle patatine fritte, qualche macchia di marmellata e di yogurt che facevano salotto con ketchup e maionese…. Non il massimo dell’igiene, insomma.

Ok, mi sono lasciata prendere dai ricordi, meglio che mi fermi qui.
Prossimamente, magari, un altro capitoletto. Vedremo…