
Un tempo, la sera, tutta la famiglia si ritrovava a cena e si rinsaldavano così i legami familiari. Si parlava, si discuteva: i genitori potevano conoscere i figli e i figli i genitori.
Ora, durante la cena, genitori e figli mangiano con gli occhi incollati al televisore e guai a chi osa parlare… quando addirittura non mangiano in stanze separate, così ognuno può vedersi in pace il suo programma peferito (succede, credetemi).
La TV, col suo incessante martellare, condito con piacevoli musichette e (più o meno) divertenti spettacoli di varietà, crea nelle famiglie problemi, bisogni o, addirittura, necessità praticamente inesistenti. Così come crea dal nulla dei valori (falsi) e degli idoli (più falsi ancora).
Prendiamo per esempio la pubblicità (tanto per cambiare): guardando gli spot che quotidianamente vengono trasmessi, sembrerebbe che le giovani spose passino la maggior parte della giornata a compiacersi del candore della biancheria, dello splendore dei pavimenti, dei mobili, del pentolame e vasellame vario.
La cosiddetta “massaia” oggi non esiste più: è stata sostituita dalla dinamica e simpatica (come una legnata sui denti) “Mrs Spot”, che è felice quando il figlioletto s’insudicia la maglietta bianca, o versa il budino sul pavimento, o viene colpito da bronchite, perché così può ricorrere all’aiuto di detersivi superarcisbiancanti, di supercere, di superespettoranti capaci di rimediare ogni guaio in pochi minuti.
Questa stupenda “Mrs Spot” tiene sempre in frigo, già bell’e pronti, inscatolati o surgelati, tutte le minestre, i minestroni, i sughi, le salse, le pietanze, i legumi che fanno urlare d’entusiasmo il marito e, invece di perdere ore a rimestare la polenta o a impastare la torta, occupa assai più utilmente il suo tempo accarezzando coperte morbidissime, biancheria smagliante, i suoi luccicanti e setosi capelli, o il mento rasatissimo e aftershavato del maritino.
La pubblicità martellante impedisce la libera scelta dell’individuo. Unica scappatoia erano i cosiddetti hobbies ma, con la civiltà dei consumi, sono diventati anche questi un investimento, una speculazione, tanto che ci si ritrova a non aver più tempo libero, presi come siamo a fare quasi “per forza” quello che fanno tutti gli altri. Siamo diventati conformisti anche nell’organizzarci il tempo libero e i passatempi.
Fra le scempiaggini che leggiamo sui giornali e sentiamo alla TV, questa è la più grossa (sì, va ben… una delle più grosse… son talmente tante…!): “Non sai come occupare il tuo tempo libero? Ecco alcuni suggerimenti…”
Quale problema può rappresentare il tempo libero, se il tempo libero non esiste?
La società dei consumi, grazie ad un’organizzazione politico-pubblicitaria di terrificante potenza, ha creato bisogni e necessità fasullissimi, che cercano di rubarci ogni minuto libero…. come ne avessimo tanto!
Così, dovendo vivere una turbinosa vita che ci costringe a dedicare ogni istante libero alle macchine, ai doveri sociali, alle esigenze del credo sportivo o televisivo ecc…., quando ad un tratto sentiamo il bisogno di ritrarci in noi stessi, può capitare di trovare solo un grande vuoto o, peggio, un mucchietto di non identificati rottami.
Voglio dire che, quando cerchiamo in noi stessi qualcosa di veramente nostro, di personale, rischiamo di non trovare più niente. E alla fine c’è anche chi ricorre allo psicanalista.
Non fraintendetemi, la psicanalisi è una cosa molto seria. Il guaio è che quando uno psicanalista si trova davanti un individuo profondamente turbato perché incomincia a sospettare di non valere niente, non può dirgli: “Te la sei cercata!”, ma deve convincerlo che che i suoi problemi sono causati da complicatissimi conflitti interiori. E la società dei consumi, che ha sostituito il mondo dei valori e degli ideali con il mondo della materia, tende a mettere al bando chi non si comporta come si comporta la massa, bollandolo come “anormale”.
Purtroppo i Paesi del benessere (presunto) sono nelle mani di un ristretto gruppo di astuti furbastri i quali, osannando oggi i giovani e vituperando i vecchi, e facendo l’inverso l’indomani, riescono a fregare vecchi e giovani. E a spremere come limoni le donne. Perché la donna ha conquistato il diritto di sgobbare come un uomo (e anche di più) e di spendere fino all’ultimo soldo per comprare ciò che impone la pubblicità della TV.
In questi giorni, trascorrendo più tempo con mia suocera, la sento raccontare spesso dei tempi andati (un modo per sentire ancora vicino suo marito) e racconta…. Racconta di come si metteva al mondo un figlio senza aver bisogno di cliniche, ecografie e anestesie (sì, però adesso c’è più sicurezza, meno dolore…); nutrire i figli era uno scherzo: latte lì, già bell’e pronto e già alla temperatura giusta (eh, ma pensa anche a chi ha problemi e non può allattare…); poi, la solita palla di farina bollita nell’acqua, quindi grattugiata e messa a cuocere nel pentolino con un po’ di latte e zucchero (ma sai… oggi le donne lavorano, hanno meno tempo…); per aiutare la dentizione bastava una crosta di pane o di formaggio, o l’osso della coscia di un cappone (sì sì…. ma si fa ancora anche oggi…); per vestire i figli bastavano i fondi di guardaroba (eh… ma oggi non li puoi più mandare in giro come dei trovatelli…).
Un po’ ha ragione. Non voglio dire che si stava meglio quando si stava peggio, assolutamente no. Però adesso, una povera madre, per nutrire il figlio deve comprare centinaia di barattoli, vasetti e flaconi di alimenti studiati scientificamente, fruttini, formaggini, biscottini, spuntini, merendini…. E per vestirlo deve comprare indumenti che costano un occhio della testa…
Poveri bambini rimpinzati come polli d’allevamento, vestiti come ometti a due anni, con l’orologio al polso, il cellulare nel taschino e il videogioco come compagnia….

Mah… come al solito mi son persa nelle mie sbrodolature…. son partita da Roma per andare a Milano e per fare poi ritorno a Roma… abbiate pazienza: è l’età che avanza.

P.S.: Ringrazio TUTTI per i commenti al post di ieri, ai quali non riesco a rispondere per mancanza di tempo.
Purtroppo ieri è stata una giornataccia, e per completare l’opera ieri sera sono anche stata male. Niente di serio, un leggero malessere probabilmente dovuto alla stanchezza che oggi in giornata si è dileguato del tutto.
Ho letto tutte le Vostre parole, e ho visto che, più o meno, siamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda… sì, quella della disillusione, dello sconforto, e della, ahimè, rassegnazione.
Qualche tentativo di ribellione c’è, ma è quasi come se sapessimo che, girala come vuoi, difficilmente le cose potranno cambiare.
Poveri noi……
