Sconto comitiva


È appena trascorso San Valentino, e chissà quanti innamorati (e non) hanno iniziato la serata con una cenetta romantica in qualche ristorantino caratteristico: c’è la coppia attempata che tenta di ritrovare l’intesa di un tempo, e la coppia nuova di zecca che sta cominciando a tessere quell’intesa che li porterà un giorno a doverla ritrovare.Entrambe le coppie cercano, pur con finalità diverse, l’atmosfera giusta.
Una serata al ristorante offre, da tempo immemorabile, la succitata atmosfera: in certi locali ci sono persino le candele, un lievissimo sottofondo musicale (sì, lo so, in alcuni locali non è tanto lievissimo: il volume è così alto che fa male perfino agli occhi, non solo alle orecchie….) e il sommelier che gira tra i tavoli con appesa alla catenella la conchiglia d’argento, per annusare se il nettare prescelto (perché di nettare degli dei giunto appositamente dall’Olimpo per la serata deve trattarsi, per forza, visto il numerino che sta scritto vicino alla € di euro sulla carta dei vini) sa di tappo.


Il dialogo tra le coppie è tenero, le mani si sfiorano audacemente…. quando all’improvviso arriva il cameriere che chiede sommesso: “Darebbe fastidio se al loro tavolo facessi sedere….?”
Il gentiluomo e la dama si guardano imbarazzati, ma non hanno il coraggio di dir di no: si sentirebbero degli asociali, forse dei razzisti, in ogni caso degli esseri spregevoli che, in un momento così difficile del Paese, rifiutano a dei bisognosi un pezzo di pane e una faraona al cartoccio.
I nuovi ospiti si scusano, ringraziano, siedono al tavolo. Può trattarsi di un’altra coppia che cercava un po’ d’intimità, e si sente in dovere di spiegare come mai è arrivata all’ultimo momento, così l’atmosfera per tutti e quattro va a farsi friggere, e ognuno si mette a raccontare episodi insulsi della propria vita, tanto per non lasciare che un imbarazzato silenzio la faccia da padrone. Ma possono essere anche rappresentanti in viaggio di lavoro che parlano di prepensionamento a bassissima voce; impiegati che si sfogano contro un direttore generale esprimendosi per allusioni (“Allora il baffo mi ha detto…”); può essere una famiglia con due figli mefitici che mandano giù il brodo con rumore di gargarismo.


La coppia rinuncia a sussurrare, parla ad alta voce di cose futili, salta dolce e caffè per andarsene prima. Quando il cameriere porta il conto, ci dovrebbe essere, a rigor di logica, una sottrazione finale specificata: sconto comitiva. Invece si paga tutto regolare, compresa l’atmosfera che non c’è.
Appartarsi in un ristorante per parlare d’amore o di lavoro diventa sempre più difficile, il cameriere attende in agguato e impone con ferma cortesia i nuovi arrivi, c’è solo da sperare che siano giapponesi in delegazione fieristica che, se gli dici buonasera, esclamano: “What?”

Ora, io ho un po’ calcato la mano, anche se a noi è successo davvero (sulla nave, anniversario di matrimonio, qualche anno fa, coppia imbarazzatissima con bimba che piangeva disperata perché voleva stare con l’amichetta, figlia di un’altra coppia, così hanno sistemato i genitori al nostro tavolo e la figlia a quello degli amici, con conseguente andirivieni di bimbe da una tavolo all’altro…), ed anche ad alcuni nostri amici, in ristoranti chic o presunti tali, che ci hanno raccontato la vicenda increduli; ma in ogni caso la privacy è comunque compromessa, perchè se anche non ti piazzano qualcuno al tuo tavolo, questo è talmente vicino a quello accanto che tra l’uno e l’altro non ci passa una forchetta. E allora abbozzi, sorriso di circostanza, accantoni tutti i discorsi che avevi in mente di fare, e vai con un “Siete già stati qui?”… e via di seguito. A volte nascono amicizie che durano nel tempo, un po’ come trovarsi in autostrada incolonnati per ore: qualcuno si è anche fidanzato con questo sistema.


I gestori dei ristoranti si giustificano dicendo che è una questione di solidarietà nazionale, specie la sera: prima si spranga la porta e meglio è. Così si cerca di smaltire tutti in un’infornata sola. La tesi sarebbe accettabile soltanto se fosse completata dalla logica seguente: voglio fare il pieno in due ore anziché in quattro, tuttavia, siccome a parità d’incasso pago due ore in meno personale, energia elettrica, ecc…., compenso il tuo disagio con una riduzione di prezzo. Ma non mi risulta che lo sconto-refettorio sia applicato.
Nasce, insomma, il ristorante-charter senza una sedia vuota.
Anche nei voli charter si parte sempre al completo, però, proprio per questo, si paga meno della metà. Nei ristoranti-charter, invece, si paga uguale. Forse i voli charter sono più economici anche perché si vola nelle ore scomode, spesso di notte. Non è escluso che i ristoranti-charter ci facciano pagare di meno, a patto che andiamo a mangiare alle 10 di mattina o al pomeriggio verso le 16.

Eppure sulle brochure patinate le immagini sono sempre così allettanti…………P.S.: aggiungo questa postilla per precisare che quello che ho scritto non vale solo per le feste importanti, ma è diventata prassi comune, settimana dopo settimana…. e se non arriviamo a questo punto, è comunque normale trovare il tavolo accanto talmente vicino, da sembrare lo stesso tavolo vostro. Forse non sono stata abbastanza chiara e questo ha portato qualche fraintendimento… scusate!!!