Ore 2.16

A quest’ora mi riduco a scrivere!

Una fugace apparizione per un augurio veloce veloce a tutte le ragassuole che domani, o meglio, oggi, inciamperanno su questa pagina.

Periodo difficile, ma sta finendo. Vi racconterò.

Intanto Vi lascio questa meraviglia.

Godetevela, è tutta per Voi!

Bacioni♥

INNO ALLLA DONNA

 (Alda Merini)

Stupenda

immacolata fortuna

per te tutte le creature del

regno

si sono aperte

e tu sei diventata la regina

delle nostre ombre

per te gli uomini

hanno preso

innumerevoli voli

creato l’alveare del

pensiero

per te

donna

è sorto

il mormorio dell’acqua

 unica grazia

 e tremi per i tuoi

 incantesimi

 che sono nelle tue mani

 e tu hai un sogno

per ogni estate

un figlio per ogni pianto

 un sospetto d’amore

 per ogni capello

 ora sei donna tutto un

 perdono

 e così come vi abita

 il pensiero divino

 fiorirà in segreto

attorniato dalla tua grazia.

 

AUGURI!

Oggi… Domani… Sempre!

Giusy

Canzone della donna che voleva essere marinaio

Adesso soltanto adesso
che il mio sguardo sposa il mare
faccio a pezzi quel silenzio
che mi vieta di sognare

file di alberi maestri
e mille e mille nodi marinari
e tracce di serpenti freddi ed indolenti
con il loro innaturale andare

e linee sulla luna che nel palmo ognuna
è un posto da dimenticare
e il cuore questo strano cuore
che su una scogliera già sa navigare.

Adesso soltanto adesso
che il mio sguardo avvolge il mare
io capisco chi ha cercato le sirene
chi ha potuto il loro canto amare

dolce nella testa
come il giorno della festa
i datteri col miele
e forte come il vento che si fa tormento

  e spezza il cuore agli uomini e alle vele
e allora non c’è gloria o voglia
che si possa bere oppure masticare

né pietra di mulino a vento
che quel sasso al cuore possa frantumare.

(Connor Slave – da “Le bugie del buio”)

I tigli

E poi veniva l’allegro Giugno

di verdi foglie abbigliato come se fosse un suonatore,

eppure tanto quanto suonava lavorava nella sua stagione,

perchè dal ferro del suo aratro balzasse l’umida zolla;

un granchio cavalcava, un granchio che procedeva

lento all’indietro, con passi incerti, grotteschi

e sgraziati, come il rematore di una chiatta

che spinge il remo in direzione opposta alla sua faccia.

(Edmund Spenser)

In queste giornate di prima estate, forte, penetrante e prepotente si sente il profumo dei tigli, e con il loro profumo arrivano i ricordi…

Ricordi d’infanzia, quando lungo il viale che portava a scuola questo profumo m’accompagnava, e con esso altri ricordi s’accavallano…

Il baretto all’angolo prima della piazza della scuola, baretto gestito da due anziane sorelle zitelle (il “Bulicciu”, mi sono sempre chiesta che significasse questo strano nome…), baretto al quale si accedeva tramite tre larghi gradoni in pietra, e quando entravi ti assaliva, oltre all’aroma del caffè, quello delle caramelle ancora tenute in vaso: cinque lire un cartoccio, e ti riempivi la tasca di aromi gommosi e zuccherini, oppure le Golia, una lira l’una (erano avvolte ad una ad una nella carta e quindi costavano di più), ma la manetina da 1 lira non circolava già più, il prezzo era simbolico, era ovvio che minimo ne dovevi acquistare cinque…

Ricordi di adolescenza, quando andando verso una scuola che mi stava preparando alla vita, sentivo questo profumo e sapevo che significava che la scuola era quasi finita, e mi faceva riaffiorare alla memoria la passeggiata con gli amici la domenica precedente, le risate, le battute, la voglia che quella giornata non finisse mai…

Profumo di tigli… sembra niente, racchiude i ricordi di una vita.

Così scrivevo l’anno scorso e oggi, sentendo forte, intenso, il profumo dei tigli, me ne sono ricordata e ve lo riscrivo, perché ogni anno è così, ogni volta i ricordi che tornano sono questi.
E voi?
Avete ricordi particolari dell’inizio estate?

Soccorso stradale

- Rottadecollo! – disse un Somarello
ner vedé un’Automobbile a benzina.

- Indove passi tu, nasce un macello!
Hai sbudellato un cane, una gallina,
un porco, un’oca, un pollo…
Povere bestie! Che carneficina!
Che sfraggello che fai! Rottadecollo!

- Non fiottà tanto, faccia d’impunito!
- rispose inviperita l’Automobbile. -
Se vede che la porvere e lo sbuffo
de lo stantuffo t’hanno intontonito.

Nun sai che quanno io corro ciò la forza
de cento e più cavalli? E che te credi
che chi vò fa carriera se fa scrupolo
de quelli che se trova fra li piedi?

Io corro e me ne infischio e nun permetto
che ‘na bestiaccia ignobbile
s’azzardi de mancamme de rispetto!

E ner di’ ste parole l’Automobbile
ce mise drento tanto mai calore
che er motore, infuocato, je scoppiò.

Allora cambiò tono. Dice: – E mò?
Chi me rimorchierà fino ar deposito?
Amico mio, tu capiti a proposito,
tu solo poi sarvà la situazzione!…

- Vengo – je disse er Ciuccio – e me consolo
che cento e più cavalli a l’occasione
hanno bisogno d’un somaro solo.
(Trilussa)

E adesso che all’Italia “j’è scoppiato er motore”, il Popolo-Somarello rimedierà al danno.

Una poesia per riflettere

IL GIORNALE

Nel medesimo giornale
usuale,
nel giornale di tutti i giorni,
ho letto:
Ci sono trentotto milioni di profughi nel mondo.
E sulla medesima facciata:
Eredita ventimila dollari un pappagallo.
Nel medesimo giornale,
così avido
di scandali,
e così vuoto,
ho letto:
Sono quindici milioni i mutilati di guerra nel mondo.
E poi nella stessa pagina:
Duemila persone seguono il feretro d’un cane.
E ancora proprio accanto:
Nel mondo quattrocento milioni di bimbi hanno fame.
E ancora:
Un americano lascia tre milioni di dollari per la manutenzione
della tomba del suo cavallo da corsa.
Ecco il volto
ignobile e orrendo
della barbarie.

(Raoul Follereau)

 

Anche questa poesia ha circa 50 anni, eppure la settimana scorsa seguendo un telegiornale ho fatto lo stesso accostamento e mi è sfuggita un’imprecazione: ma come puoi trasmettere prima un servizio sulla disoccupazione in aumento, sulla tragedia che molte famiglie stanno vivendo, intervistare padri di famiglia disperati che non sanno come fare per mettere in tavola il pane per i loro figli e al termine, con un sorriso a 64 denti dire: “Bene, cambiamo decisamente argomento…..” e parlare di massaggi con pietre e serpenti, o pediluvi con pesciolini che mangiano le cellule morte ed altre amenità del genere, concludendo il servizio con la frase “… trattamenti che possono costare anche 350/500 €”? Ma sei un telegiornale o cosa? Un minimo di etica e, soprattutto, di buon senso non sono dovuti? Dov’è finito il caro, vecchio telegiornale?

E questo è solo un esempio: basta seguire quotidianamente qualsiasi tg per ritrovare il giornale di Follereau. Nessun pudore nel proporre servizi, né vero, né falso, né presunto.
Sono nauseata da questo sistema.

Il paese dei bugiardi

C’era una volta, là
dalle parti di Chissà,
il paese dei bugiardi.
In quel paese nessuno
diceva la verità,
non chiamavano col suo nome
nemmeno la cicoria:
la bugia era obbligatoria.

Quando spuntava il sole
c’era subito uno pronto
a dire: “Che bel tramonto!”
Di sera, se la luna
faceva più chiaro
di un faro,
si lagnava la gente:
“Ohibò, che notte bruna,
non ci si vede niente”.

Se ridevi ti compativano:
“Poveraccio, peccato,
che gli sarà mai capitato
di male?”
Se piangevi: “Che tipo originale,
sempre allegro, sempre in festa.
Deve avere i milioni nella testa”.

Chiamavano acqua il vino,
seggiola il tavolino
e tutte le parole
le rovesciavano per benino.
Fare diverso non era permesso,
ma c’erano tanto abituati
che si capivano lo stesso.

Un giorno in quel paese
capitò un povero ometto
che il codice dei bugiardi
non l’aveva mai letto,
e senza tanti riguardi
se ne andava intorno
chiamando giorno il giorno
e pera la pera,
e non diceva una parola
che non fosse vera.
Dall’oggi al domani
lo fecero pigliare
dall’acchiappacani
e chiudere al manicomio.
“È matto da legare:
dice sempre la verità”.
“Ma no, ma via, ma va’…”
“Parola d’onore:
è un caso interessante,
verranno da distante
cinquecento e un professore
per studiargli il cervello…”

La strana malattia
fu descritta in trentatre puntate
sulla “Gazzetta della bugia”.
Infine per contentare
la curiosità
popolare
l’Uomo-che-diceva-la-verità
fu esposto a pagamento
nel “giardino zoo-illogico”
(anche quel nome avevano rovesciato…)
in una gabbia di cemento armato.

Figurarsi la ressa.
Ma questo non interessa.
Cosa più sbalorditiva,
la malattia si rivelò infettiva,
e un po’ alla volta in tutta la città
si diffuse il bacillo
della verità.
Dottori, poliziotti, autorità
tentarono il possibile
per frenare l’epidemia.
Macché, niente da fare.
Dal più vecchio al più piccolino
la gente ormai diceva
pane al pane, vino al vino,
bianco al bianco, nero al nero:
liberò il prigioniero,
lo elesse presidente,
e chi non mi crede
non ha capito niente.

(Gianni Rodari – “Filastrocche in cielo e in terra” - 1960)

No, dico, notare l’anno: 1960!!!
E io che pensavo fosse del 2010…. invece ha già 50 anni!
Ma allora…. dobbiamo pensare che le cose non cambieranno mai?

La vita

(dedicato a Mimì, che non ha avuto la fortuna di aver accanto qualcuno che le facesse capire quanto è bella la vita)

 

La vita è un’immensa scoperta,
dove tutti impariamo.

La vita è un insieme di persone,
dove tutti sono chiamati
a fare la loro parte.

La vita siamo noi,
che, nel profondo,
siamo capaci di amare.

(F. B.)

Quella che avete appena letto, è una poesia scritta da un’alunna che frequenta la classe IV  nella scuola primaria del piccolo paese in cui lavoro.

Forse ci sono ancora buone speranze.
Forse non tutto è da buttare.

Sarà che tutta la vita è una strada con molti tornanti…
…sarà che un giorno si presenta l’inverno e ti piega i ginocchi…
…sarà che io col mio ago ci attacco la sera alla notte…
…sarà che dentro al mio cuore c’è scritto: vietato passare…

Buona vita a tutti.
Giusy

Brividi e risate

“Maestra, mio figlio vuole leggere solo racconti del terrore o libri che narrano storie di paura…. che devo fare? Glieli lascio leggere?”

Da sempre la paura occupa un posto rilevante nell’immaginario umano, in tutte le culture. La paura è un sentimento ancestrale e le sue radici affondano probabilmente nel ricordo di quei nostri lontanissimi antenati che, milioni di anni fa, cercavano riparo all’ingresso di grandi caverne, per poi rimanere in attesa angosciosa di quanto avrebbero potuto vedere materializzarsi all’improvviso dal fondo delle stesse.

Ancora oggi la paura esercita un fascino ambiguo dentro di noi, come se, in fondo, non potessimo rassegnarci alla quiete apparente delle nostre vite e aspettassimo continuamente di veder apparire qualche mostro, o qualche ombra, in fondo alla nostra caverna.

È stato più volte sostenuto che incontrare le tante paure presenti nelle storie (e nei film) è uno dei mezzi più efficaci per difenderci da quella che è la paura più grande: quella dell’abbandono, della solitudine, della morte. I racconti di paura consentono il lusso straordinario di conoscere la paura senza doverla vivere. Le generazioni che ci hanno preceduto ci hanno lasciato in eredità “classici” della paura che ne esplorano le mille facce: il misterioso, il mortale, il soprannaturale, l’avventura spinta al limite estremo, il terrore forse più forte di tutto, quello che non ha manifestazioni esterne, ma ha a che fare con quella zona d’ombra sconosciuta che è dentro ogni essere umano.

Dai racconti di Edgar Allan Poe – una vera e forse insuperata rassegna di tutti gli aspetti del terrore – al “Dracula” di Bram Stoker, il cui protagonista condensa in sé i molteplici attributi del Male, al “Frankenstein” di Mary Shelley, il cui solo nome richiama alla mente - peraltro erroneamente, essendo il nome del creatore del mostro e non del mostro stesso – lotte di dimensioni epiche e un esito ineluttabile con le forze del male.

Quindi sì ai racconti del brivido per bambini, di cui la letteratura moderna oggi è ricca: intere collane dedicate alla paura scritte da autori non necessariamente per bambini. Molti scrittori infatti oggi si cimentano nella letteratura per l’infanzia, e i risultati sono ottimi, infatti riescono a coniugare il tema primario della paura con stimoli che portano in altre direzioni e lasciano messaggi sulla crescita, sulla trasformazione dei personaggi, sui rapporti con la realtà.

Esistono anche interessanti raccolte di racconti, ad esempio il volume “Paura! Racconti col brivido”, include racconti di Hawthorne, Poe, Wells, Maupassant e altri. Oppure, per lettori più giovani, al di sotto dei dieci anni, si trovano libri in cui l’autore, anche se dichiara apertamente , spesso fin dal titolo, l’intenzione di far paura, include poi nella narrazione elementi umoristici o ironici, che si rivelano a volte anche più intensi degli elementi paurosi.

Gran maestro in questo campo è sicuramente Roald Dahl, nei cui libri spesso l’incontro e lo scontro con i personaggi simbolo della paura diventano luoghi per la crescita e per una dura contrapposizione al mondo degli adulti.

Dunque, leggere la paura per vincere la paura. Se ci pensiamo, si è sempre fatto così.
Le “Scarabattole” di Giovanni Giudici, per esempio, originariamente pubblicate sul Corriere dei Piccoli e riproposte poi dalla Mondadori, rappresentano un vitalissimo esempio di “poesia” per bambini che, con tono scanzonato e umoristico, parla però di argomenti che riguardano il bambino molto da vicino. Ecco come si conclude infatti lo “scherzo” sulle streghe e sulle relative paure dell’ora della nanna:

Fagli in faccia una gran risata
E la strega sarà spacciata.
Questo è il sugo dell’avventura:
La paura è di chi ha paura.
Tu fagli solo: coccodè
E ogni strega ha paura di te.
Pazza di rabbia e di spavento
Se ne scappa via come il vento,
Via lontano per mai più tornare:
E tu puoi andartene a russare.

Io me la imparo a memoria, così, ogni volta che avrò paura di qualcosa, proverò a recitarla: chissà che non funzioni aiutandomi a vedere il lato ridicolo della situazione. Se non altro, mette allegria, ed è già qualcosa.

Vivere con gli animali

Credo che potrei andarmene a vivere con gli animali,
così placidi sono, e dignitosi.
Io mi soffermo e li guardo a lungo e ancora li guardo.
Non sudano né lamentano la loro condizione,
non giacciono svegli nell’ombra a piangere i loro peccati,
non mi fanno venire la nausea discutendo dei loro doveri,
nessuno è insoddisfatto, nessuno impazzisce per la mania
di possedere cose,
nessuno s’inginocchia dinanzi al suo simile,
né a coloro che vissero mille anni or sono,
nessuno di essi è rispettabile o infelice su tutta la terra.
(Walt Whitman)

Lezione di dignità.

Io vorrei essere un leprotto selvatico.
E voi?