
“Maestra, mio figlio vuole leggere solo racconti del terrore o libri che narrano storie di paura…. che devo fare? Glieli lascio leggere?”
Da sempre la paura occupa un posto rilevante nell’immaginario umano, in tutte le culture. La paura è un sentimento ancestrale e le sue radici affondano probabilmente nel ricordo di quei nostri lontanissimi antenati che, milioni di anni fa, cercavano riparo all’ingresso di grandi caverne, per poi rimanere in attesa angosciosa di quanto avrebbero potuto vedere materializzarsi all’improvviso dal fondo delle stesse.
Ancora oggi la paura esercita un fascino ambiguo dentro di noi, come se, in fondo, non potessimo rassegnarci alla quiete apparente delle nostre vite e aspettassimo continuamente di veder apparire qualche mostro, o qualche ombra, in fondo alla nostra caverna.

È stato più volte sostenuto che incontrare le tante paure presenti nelle storie (e nei film) è uno dei mezzi più efficaci per difenderci da quella che è la paura più grande: quella dell’abbandono, della solitudine, della morte. I racconti di paura consentono il lusso straordinario di conoscere la paura senza doverla vivere. Le generazioni che ci hanno preceduto ci hanno lasciato in eredità “classici” della paura che ne esplorano le mille facce: il misterioso, il mortale, il soprannaturale, l’avventura spinta al limite estremo, il terrore forse più forte di tutto, quello che non ha manifestazioni esterne, ma ha a che fare con quella zona d’ombra sconosciuta che è dentro ogni essere umano.
Dai racconti di Edgar Allan Poe – una vera e forse insuperata rassegna di tutti gli aspetti del terrore – al “Dracula” di Bram Stoker, il cui protagonista condensa in sé i molteplici attributi del Male, al “Frankenstein” di Mary Shelley, il cui solo nome richiama alla mente - peraltro erroneamente, essendo il nome del creatore del mostro e non del mostro stesso – lotte di dimensioni epiche e un esito ineluttabile con le forze del male.

Quindi sì ai racconti del brivido per bambini, di cui la letteratura moderna oggi è ricca: intere collane dedicate alla paura scritte da autori non necessariamente per bambini. Molti scrittori infatti oggi si cimentano nella letteratura per l’infanzia, e i risultati sono ottimi, infatti riescono a coniugare il tema primario della paura con stimoli che portano in altre direzioni e lasciano messaggi sulla crescita, sulla trasformazione dei personaggi, sui rapporti con la realtà.
Esistono anche interessanti raccolte di racconti, ad esempio il volume “Paura! Racconti col brivido”, include racconti di Hawthorne, Poe, Wells, Maupassant e altri. Oppure, per lettori più giovani, al di sotto dei dieci anni, si trovano libri in cui l’autore, anche se dichiara apertamente , spesso fin dal titolo, l’intenzione di far paura, include poi nella narrazione elementi umoristici o ironici, che si rivelano a volte anche più intensi degli elementi paurosi.

Gran maestro in questo campo è sicuramente Roald Dahl, nei cui libri spesso l’incontro e lo scontro con i personaggi simbolo della paura diventano luoghi per la crescita e per una dura contrapposizione al mondo degli adulti.
Dunque, leggere la paura per vincere la paura. Se ci pensiamo, si è sempre fatto così.
Le “Scarabattole” di Giovanni Giudici, per esempio, originariamente pubblicate sul Corriere dei Piccoli e riproposte poi dalla Mondadori, rappresentano un vitalissimo esempio di “poesia” per bambini che, con tono scanzonato e umoristico, parla però di argomenti che riguardano il bambino molto da vicino. Ecco come si conclude infatti lo “scherzo” sulle streghe e sulle relative paure dell’ora della nanna:

Fagli in faccia una gran risata
E la strega sarà spacciata.
Questo è il sugo dell’avventura:
La paura è di chi ha paura.
Tu fagli solo: coccodè
E ogni strega ha paura di te.
Pazza di rabbia e di spavento
Se ne scappa via come il vento,
Via lontano per mai più tornare:
E tu puoi andartene a russare.

Io me la imparo a memoria, così, ogni volta che avrò paura di qualcosa, proverò a recitarla: chissà che non funzioni aiutandomi a vedere il lato ridicolo della situazione. Se non altro, mette allegria, ed è già qualcosa.