L’alfabeto del Natale

A come angelo, da mettere sull’alberello

B come Babbo Natale, che arriva a mezzanotte

C come candele, che creano l’atmosfera

D come dicembre, il mese dell’evento

E come elfi, aiutanti assai preziosi

F come fiocchi, di neve oppur d’avena (per le renne)

G come ghirlanda, da appendere alla porta

H come Hallelujah, immancabile esclamazione

I come infanzia, l’età più bella per la festa

J come Jesus, il protagonista della scena

K come kg, quanti saranno in più?

L come luminarie, che rallegrano le vie

M come messaggi, auguri, auguri, auguri!

N come nastri, per avvolgere i regali

O come ornamenti, per abbellire la casa

P come presepe, la rappresentazione

Q come … Quanta roba da mangiare!

R come renne, per trainare la slitta

S come stella, sia cometa oppure no

T come tacchino, ripieno, arrosto o al forno

U come ultimo, il regalo che chiude la lista

V come vigilia, il giorno dell’attesa

W come wow!, che esclamano i bambini

X come xilofono, per intonare i cori

Y come yo-yo, regalo d’altri tempi

Z come zampognari, che suonano la Piva.

 

L’angioletto

Perché gli Inglesi mettono l’angioletto in cima all’albero di Natale?

Tanto tempo fa, nei giorni frenetici che precedono il Natale, Santa Claus si stava preparando per il suo viaggio annuale, quando incappò in una serie infinita di problemi:

  • quattro dei suoi elfi si erano ammalati e gli elfi sostituti non erano in grado di produrre i giocattoli abbastanza velocemente come gli altri, così Santa Claus cominciò a sentirsi sotto pressione temendo di non riuscire a rispettare il programma;
  • quando andò a rigovernare le renne, si accorse che tre di loro stavano per partorire e altre due avevano saltato lo steccato e adesso erano in giro, sa il cielo dove; altro stress;
  • cominciò a caricare la slitta, ma una sponda si sfasciò, il sacco dei giocattoli cadde a terra e tutti i doni finirono sparpagliati nella neve; questo lo fece innervosire ancora di più;
  • in quel momento arrivò sua moglie annunciando che Mamma sarebbe venuta a trascorrere le feste di Natale con loro; Santa Claus cominciò a sentire lo stress aumentare in maniera pericolosa;
  • decise allora di entrare in casa per una tazza di caffè bollente e un goccio di whisky, ma quando lo cercò si accorse che gli elfi avevano nascosto il liquore e che il caffè era finito;
  • agitato com’era fece cadere la caffettiera sul pavimento: questa si frantumò in migliaia di pezzettini che si sparpagliarono ovunque;
  • con la testa che cominciava a scoppiargli dalla tensione, andò nel ripostiglio a prendere la scopa, ma si accorse che i topi avevano rosicchiato tutta la paglia di cui era fatta.

Proprio in quel momento qualcuno bussò alla porta, imprecando Santa Claus andò ad aprire.

Aprì la porta ed ecco, proprio lì, sulla soglia, stava un piccolo angioletto con un enorme albero di Natale.

L’angioletto disse allegramente: “Buon Natale Santa Claus! Non è una bellissima giornata? Ho un meraviglioso albero di Natale per te. Non è un albero adorabile? Dove vuoi che lo metta?”

E così ebbe inizio la tradizione dell’angelo in cima all’albero di Natale.

(Anonimo)

Due parole sul post precedente:

chiedo scusa a tutti se non ho risposto ai vostri commenti, ma per me queste ultime sono state giornate frenetiche, stile Santa Claus.

Ho letto però, e ho visto che per la maggior parte condividete le mie perplessità: d’altra parte, se ci pensiamo, quante opere d’arte, siano esse sculture, quadri, affreschi, rappresentano la Natività e sono sotto i nostri occhi tutto l’anno? O quanti presepi permanenti si trovano in chiese o musei? Ebbene, non sono essi sempre completi? Nessuno si stupisce di vedere rappresentata la scena nella sua totalità, anzi… sembrerebbe strano il contrario!

Ora, archiviati lavoretti e mercatini, renne e addobbi vari, appesa anche l’ultima stella

(non so più quante ne ho fatte…. ho perso il conto!)

posso cominciare a pensare alla mia casa, ai regali, al pranzo… e domani è già la vigilia!

Corro, o rischio di stressarmi ulteriormente come Santa Claus!

A più tardi!

 

AUGURI!!!

Natività

Mi lascia sempre di stucco vedere un presepe senza il protagonista della scena.

“Ah no, io il bambino lo metto la notte di Natale!”, mi dicono. E sono in tanti a vederla così, proprio in tanti.

Io no.

Perché?

Semplice: la trovo una cosa assurda.

Mi spiego.

Il presepe rappresenta la natività. Lasciamo stare il fatto di credere o meno, qui la fede non c’entra. È il principio.

Dunque, dicevo: questa scena dovrebbe rappresentare la natività, e spiegatemi voi che razza di natività è senza il neonato.

Non solo: Maria e Giuseppe in adorazione davanti ad una culla vuota, l’angelo sulla capanna con lo striscione che recita “Gloria in excelsis deo”, i pastori tutti rivolti verso la scena madre con atteggiamento umile e riverente, immancabile quello che dà la voce a tutti gli altri ancora lontani “Ehi, venite! Venite a vedere!”… a vedere cosa, se il protagonista non c’è!

La scena rappresenta il momento della nascita, è il concetto che conta, il simbolismo, la ricorrenza. Raffigura la notte, “quella notte”, e non un’attesa di due o tre settimane davanti ad una culla vuota!

Tanto vale, allora, allestire il tutto la notte di Natale, visto che i due tapini sono arrivati alla grotta/capanna proprio quella notte, dopo essere stati rifiutati da tutti gli albergatori della zona! (Periodo di censimento, adesso che ci penso, proprio come oggi…)

Oppure, in alternativa, costruire un presepe in itinere, una sorta di work in progress, come faceva la mia nonna paterna. O meglio, come facevano i miei zii ancora smaritati in casa della nonna, casa nella quale ho vissuto i primi anni della mia vita.

Erano bravissimi: un anno vinsero anche il primo premio messo in palio dalla parrocchia del paesello (poca roba, eh? un libro sui presepi, mentre loro avevano sperato in un premio mangereccio… ma la soddisfazione è rimasta).

Innanzi tutto era molto grande, occupava tutta una parete; poi, la capanna la costruivano loro, con i ciocchi di legno, così come le montagne. A noi bambini toccava il compito di andare a cercare il muschio (la teppa): ricordo che ci arrampicavamo sui muri e fin sui tetti dei pollai, facendo a gara a chi trovava la pezza più grande, più verde e più soffice!

E la parte migliore era proprio vederlo cambiare di giorno in giorno: la grotta era là, vuota, o anche occupata da qualche pastore col suo gregge; i personaggi della scena si facevano i fatti loro; lontano, sulle montagne, c’era un asinello con in groppa la futura mamma, con tanto di pancione mascherato dalle pieghe del vestito, e il futuro semi-padre che teneva le briglie. A poco a poco la famigliola si avvicinava, la scena mutava, i personaggi si spostavano. Ricordo che al mattino si correva a vedere com’era cambiato il presepe durante la notte.

La sera prima i due arrivavano alla grotta e faceva la sua apparizione anche la culla.

Poi, magicamente, la mattina dopo (allora non se ne parlava neppure della messa di mezzanotte o di stare alzati fino a tardi) scoprivamo il bambinello tra i due neo-genitori, i pastori tutti rivolti verso la scena principale, le greggi raggruppate vicino alla grotta, l’angelo che svolazzava appeso a un filo col suo striscione d’esultanza e, lassù sulle montagne, al posto dell’asinello e della coppia, c’erano tre strani animali con tre personaggi nuovi, riccamente vestiti e incoronati, che poco alla volta si sarebbero avvicinati fino a giungere davanti al bambino il 6 gennaio. Così ho conosciuto i Re Magi. Così il non mettere il bambino aveva un senso.

Ma la scena tutta al gran completo, con la sola assenza del principale protagonista, scusate, ma non la digerisco proprio.

Ovvio che poi, a casa sua, ognuno fa quel che vuole.

L’albero di Natale

A mezzanotte di Natale, in un quartiere povero di New York, si faceva la prova dell’albero: il venditore regalava gli alberi che non aveva venduto ai ragazzi che erano capaci di afferrarli, restando in piedi, quando egli li lanciava contro di loro con tutte le sue forze.
Quando Francie aveva compiuto dieci anni e Neeley nove, la mamma permise loro di partecipare alla gara.
Francie aveva scelto l’albero dalla mattina e per tutta la giornata aveva pregato perché nessuno lo comprasse. Per fortuna a mezzanotte c’era ancora: era il più grande che vi fosse.

Fu proprio quell’albero che il venditore prese per primo:
- Chi vuole provare? – domandò.
Francie si fece avanti.
- Sei troppo piccola!
- Mio fratello ed io insieme non siamo troppo piccoli – rispose Francie, spingendo avanti Neeley.
- In due non va bene! – protestò un ragazzo presente.
- Sta’ zitto tu! Quei due piccoli hanno del coraggio ed hanno diritto di tentare la prova. Indietro gli altri!
L’uomo piegò il braccio per lanciare l’albero e si accorse di quanto erano piccoli i due bambini. Per un attimo pensò:
- Perché non do l’albero e auguro a loro Buon Natale?
Ma poi pensò che anche gli altri avrebbero voluto un albero in regalo e l’anno successivo nessuno avrebbe più comprato nulla da lui.
- Che si arrangino – concluse – bisogna che quei bambini imparino a cavarsela! – e lanciò l’albero.

Francie vide l’albero volare, ma non si mosse. Barcollò quando la colpì e Neeley fu sul punto di cadere, ma la sorella lo aiutò a restar diritto. Quando i ragazzi più grandi tirarono via l’albero, videro i due fratellini, in piedi, che si tenevano per mano. Erano graffiati, tremavano, ma sorridevano anche, perché avevano vinto l’albero più grosso.
Il venditore si congratulò con i vincitori e consegnò loro il premio.

(Betty Smith)

Ho finito di addobbare l’albero. Finalmente!

Ancora un po’ e avrei potuto fare l’albero di Pasqua.

Comunque: è biancargentazzurro, e mi piace.

Questo non mi fa ancora sentire alcuna atmosfera, ma intanto c’è.

Lontani sono i tempi in cui, mia figlia bambina, si accatastavano pacchi e scatoloni sotto i rami addobbati… ora è lì, solo soletto, e sembra quasi domandarsi: “Che ci faccio qui?”. Magari prima del 6 gennaio troverò una risposta soddisfacente da dargli. Nel frattempo le sue bianche lucine mi evitano di accendere luci più grandi quando devo spostarmi in casa di sera. È già qualcosa.

Colleghi

Un giorno, un ricco e un disoccupato cominciarono a discutere.

- Non è giusto, – diceva il disoccupato: – tu mangi e io digiuno, tu vai in auto e io a piedi, tu hai una bella casa e io vivo in una baracca.

- Ragioni proprio in un modo strano, – disse il ricco. – Perché te la prendi con me? Noi due siamo colleghi.

- Come sarebbe a dire?

- Non facciamo forse lo stesso mestiere, quello di non far niente? Ma mi lamento io, forse? Sii ragionevole anche tu, smettila di lamentarti… Ciao, collega.

Gli strinse la mano, salì in auto e se ne andò.

In fondo, era solo questione di punti di vista…

Piccole cose

Avete presente quella pubblicità che gira spesso su tutte le reti, a qualunque ora del giorno e della notte, quella dove lei entra in casa e la trova iper-illuminata di luci natalizie, con decorazioni, ornamenti e orpelli di stagione a volontà, un’esagerazione tale che neanche da Harrods trovi una varietà di paccottiglia così ampia…

Quella dove lui, convinto di farle una gradita sorpresa, si fa trovare a manovrare un impianto luci degno di un concerto dei Pooh dei tempi d’oro, mentre lei deve fare uno slalom tra babbinatale e pupazzi, di neve e non, per attraversare il soggiorno… sissì, vedo dai vostri occhietti lucidi e commossi che avete capito di cosa sto parlando, ecco, bravi, proprio quella lì (volevo postare il video per permettere a chi non avesse avuto ancora il piacere di condividere con noi queste emozioni di capire meglio di cosa stessimo parlando, ma stavolta non ci sono riuscita… é proprio vero che non tutte le ciambelle….).

Ma torniamo nel nostro appartamentino bardato a festa.

Dunque, lei, saggia e consapevole dell’aria di crisi che tira da ogni dove (più che di aria si dovrebbe parlare di bora, di quella dei giorni peggiori), stacca la spina (che qui si tratta di risprmiare e mangiare o…. cinghia!) e toglie il trastullo al citrullo; poi, tutta dolce e raccolta, gli si avvicina con una candela accesa in mano (e qui l’idea del risparmio si fa ancora più incisiva) e parte la voce in sottofondo che recita:

“Sono le piccole cose che ti fanno godere il Natale”

e tu pensi: “Ooooooh, ecco che finalmente i pubblicitari la piantano con spot inneggianti al lusso e ad oggetti costosi ed inutili… finalmente sono entrati nell’ottica che il pubblico va invitato a riflettere sulla situazione che stiamo vivendo… bene, bravi… era ora… piccole cose, piccoli pensieri… tanto si dice sempre che è il pensiero che conta, no?” ma neanche il tempo di finire di formulare il pensiero (e sì che il pensiero è veloce, nè? più veloce della luce!) che la suadente voce di sottofondo aggiunge:

“ecco perchè puoi goderti il tuo Natale con Smartphone di Vodafone,

a partire da 5 € al mese”

ovviamente omettendo di dire per quanti mesi, che c’è un contributo iniziale,  e che è un oggetto totalmente inutile (a meno che tu non sia un super-manager iper-impegnato tra appuntamenti, consigli d’amministrazione in minimo 3 aziende, una moglie, 2 amanti e 3 ex-mogli, più un numero imprecisato di figli naturali, acquisiti, ristretti, allargati….) e che sarà piccolo, sì, ma sicuramente non è piccolo il costo di questo oggettino cult (si dice così?) che non ti dà da mangiare, non ti veste e non paga la retta della scuola di tuo figlio, quel figlio a cui magari l’hai regalato. Anzi…. a volte riesce a far in modo che la scuola se ne vada a gambe all’aria, per colpa di quell’equazione inversamente proporzionale per cui più tempo passi a pigiare sui tasti, meno ne passi sui libri.

Ma quello su cui volevo soffermarmi in particolare è il concetto che si cerca di far passare, quello di “oggetto piccolo” uguale “regalo sobrio”, come se fosse vero il fatto che, trattandosi di un oggetto piccolo, sia per questo più accessibile, più “intimo”, un pensierino sentito e fatto col cuore, giusto così… proprio per non fare gli auguri e basta…

Quindi, ragionando con questa logica, perché non regalare un anello con un bel brillante? È piiiiiiccolo… che vuoi che sia? Giusto un pensiero… Oppure suggerirei una scatoletta piccina picciò con dentro una chiave. La chiave di una BMW nuova fiammante. Quanto spazio vuoi che occupi una chiave? O, in alternativa, una busta con dentro un biglietto per una crociera della durata di 3 settimane su una nave di lusso “all inclusive”  verso qualche paradiso terrestre, meglio se fiscale. Pensa a com’è sottile una busta… quasi impalpabile, incorporea, invisibile…più piccola di così!

La lista potrebbe essere ancora lunga, ma mi fermo qui. Credo d’aver reso l’idea.

Allora…

…così non va.
Non si può tenere un blog in questo modo sconclusionato, non ha senso, quindi:

1) comincio col fare gli auguri per uno splendido Natale a tutti

2) continuo con l’inviare ad ognuno di voi gli auguri per un sereno 2011

3) termino col lasciare un sincero abbraccio carico d’affetto a tutti voi, uno per uno, ringraziandovi per tutti i bei momenti che mi avete regalato, per la compagnia che mi avete fatto in questi (quasi) 2 anni, per le bella parole che avete speso nei miei confronti e verso i miei poveri scritti.

Altre situazioni mi tengono lontana, troppo lontana da qui, per questo ho deciso di chiudere il bar.
Non so dirvi se sarà una chiusura definitiva o se un giorno ritroverò le energie per curare come si deve e come merita (e come meritate) questo spazio, dovesse succedere, sarete i primi a saperlo.
In caso contrario, vi auguro fin da ora ogni bene, che la vita sia giusta con voi.

Vi voglio bene

Giusy

Ed io mi chiedo…

…. come mai accendo la Tv e vedo le elegantissime giornaliste degli studi televisivi abbigliate ed agghindate con abiti estivi, ora, adesso, nel momento in cui fuori ci saranno sì e no 5 gradi, e le vedo invece intabarrate in pesanti tailleur o maglie accollate con lunghe maniche a coprire le diafane braccia quando, manco a dirlo, la temperatura esterna va dai 25 ai 30 gradi?

E chiedo anche: perché se si entra in un centro commerciale oggi, ci saranno almeno 35 gradi, tanto che chiunque entri si vede costretto ad imitare le ballerine del tabarìn togliendo precipitosamente cappotti giacconi sciarpe e quant’altro è lecito togliere in luoghi sì tanto affollati, mentre se si entra nello stesso edificio nel mese di aprile, quando fuori i primi tiepidi, timidi raggi del sole cominciano a sbucare dalle nubi e il termomentro fa le prove generali per superare i 20 gradi, si viene investiti da una ventata d’aria gelida che farebbe felici i pinguini e gli orsi polari?

E perché continuano a menare il torrone che dobbiamo risparmiare energia, spegnere luci, ridurre la potenza delle lampadine, spegnere la lucina rossa dei televisori (!), quando in ogni centro commerciale ci sono decine di televisori accesi di giorno e migliaia di luci accese nei parcheggi di notte?

Eh? Eh? Qualcuno mi sa spiegare il perché?
Quale logica perversa anima queste menti?

La cipolla e l’albero di Natale

ATTENZIONE!
Questa storiella mi è stata inviata da un’amica, mi è sembrata carina e la giro a voi. Se però siete troppo pudichi, passate oltre: potrebbe offendervi!

La famiglia è seduta a cena. Il figlio chiede improvvisamente al padre:

“Papà, quanti tipi di tette ci sono?”

Il padre, sorpreso dalla domanda, risponde:

“Beh, figliolo, ci sono tre tipi di tette:

a vent’anni, le tette di una donna sono come meloni, tonde e sode.

A trenta o quaranta, sono come pere, ancora belle, ma un po’ cadenti.

Dopo i cinquanta, sono come cipolle.”

“Come cipolle?”, chiede il figlio.

“Sì, se le vedi ti metti a piangere.””

Questa battuta fa incavolare la mamma e la figlia, la quale chiede:

“Mamma, quanti tipi di piselli ci sono?””

La madre sorride, a sua volta sorpresa, e risponde:

“Beh, cara, un uomo attraversa tre fasi:

a vent’anni il suo pisello è come una quercia, possente e duro.

A trenta o quaranta è come legno di faggio, flessibile ma affidabile.…”

Dopo i cinquanta, è come un albero di Natale.”…”

“Come un albero di Natale?” Chiede stupita la figlia.

“Sì cara: morto dalla radice in su; le palle sono solo ornamentali e si accende una sola volta all’anno.”

Eh eh! Spero non si sia offeso nessuno…. si fa per sorridere un po’!
Buona serata