
Oggi è il compleanno della mia bambina Vera Eunice. Volevo comprarle un paio di scarpe, ma il mangiare costa un’enormità e non possiamo realizzare due desideri alla volta. In questi tempi si è schiavi del costo della vita. Ho trovato un paio di scarpe nell’immondizia, le ho lavate e rammendate e gliele farò mettere.

Non avevo soldi per comperare il pane. Allora ho lavato tre bottiglie e ho fatto un cambio con Arnaldo: lui si è tenuto le bottiglie e a me ha dato il pane.
Sono andata a vendere la carta. con i soldi ho comprato un po’ di carne, un chilo di lardo, un chilo di zucchero, un po’ di formaggio. I soldi sono finiti. E domani?

Oggi si è fatto giorno piovendo. È un giorno simpatico per me: il giorno dell’abolizione della schiavitù, nel quale commemoriamo la liberazione degli schiavi.
Continua a piovere e io ho soltanto fagioli e sale. Piove forte, ma ho mandato i bambini a scuola lo stesso. Scrivo aspettando che cessi di piovere per andare a vendere i ferri vecchi che ho raccolto. Con i soldi dei ferri compero riso e salsiccia.

Mi fanno tanta pena i miei bambini. Quando vedono qualcosa da mangiare gridano: “Viva la mamma!”. La loro gioia mi dà piacere, ma ho perso ormai l’abitudine di sorridere! Dieci minuti dopo chiedono dell’altro da mangiare.
Così io lotto sempre contro la schiavitù presente: la fame!
Mi sono alzata dal letto alle tre del mattino perché quando la gente si sveglia comincia a pensare alla miseria che la circonda e perde del tutto il sonno. Mi sono alzata per scrivere.
Mentre scrivo immagino di abitare in un castello dorato che splende al sole. Immagino le finestre d’argento, gli specchi brillanti. Il mio sguardo si posa sul giardino. Contemplo i fiori di tutte le specie. Mi è necessario creare questo ambiente fantastico, per dimenticarmi che abito nella “favela”.

Sono andata a prendere l’acqua. Ho guardato in alto: nel cielo brillavano le stelle. Come è orribile pestare nel fango! Come è orribile pensare tutti, tutti i giorni alla fame dei miei figli!
Le mie ore felici sono quelle che passo nei miei castelli di sogno.

Quanta differenza coi bambini del post di ieri…..!
Lontani anni-luce.
Eppure i bambini sono uguali in tutto il mondo….. o no?
O forse sarebbe più corretto dire: i bambini dovrebbero essere uguali in tutto il mondo? Dovrebbero avere gli stessi diritti?
Avere anche, perché no, il diritto di piangere senza motivo, solo per sentirsi coccolati, rassicurati, amati, al centro dell’attenzione.

Quanta differenza con le mamme del post di ieri….!
Distanza stratosferica.
Eppure le mamme sono uguali in ogni parte del mondo… o no?
O forse sarebbe più giusto dire: le mamme dovrebbero essere uguali in ogni parte del mondo? Dovrebbero avere le stesse preoccupazioni?
Avere anche, perché no, la preoccupazione di scoprire il perché del pianto disperato dei propri figli, invece di saperne già il motivo.

Quello che non ti aspetti.
Come si fa in fretta a passare da un post semiserio, ironico, leggero, anche divertente se vogliamo…. ad uno che ispira emozioni e sentimenti di tutt’altro genere!

Ma provate a pensare a questo: se avessi postato ieri questo racconto e stasera i due di ieri, avreste avuto la stessa reazione di simpatia e sorriso leggendoli? O piuttosto di fastidio? Cosa vogliono questi mocciosi? Cosa pretendono? Non sanno che ci sono bambini che non hanno nulla da mangiare? Che piangono per fame vera?

Quello che mi piacerebbe.
Mi piacerebbe che nella realtà fosse così facile anche il percorso inverso.
Che i bambini di stasera potessero vivere le stesse vicende di quelli di ieri.
E non per una sera sola.

“Anch’io sono nel fango
però guardo su le stelle
e le vedo così belle
perché l’anima è un concetto senza età
così libera e straniera
e la mia anima è leggera come me
che volo via…”
(E. Ruggeri – “Fango e stelle”)
Giusy
























