“Passeri cinguettano sui fili telegrafici
mentre il filo trasmette telegrammi
con l’ordine di uccidere tutti i passeri.”
(Arthur Koestler – “Schiuma della terra”)
PASSERI = BLOGGERS?
FILI = INTERNET?

“Passeri cinguettano sui fili telegrafici
mentre il filo trasmette telegrammi
con l’ordine di uccidere tutti i passeri.”
(Arthur Koestler – “Schiuma della terra”)
PASSERI = BLOGGERS?
FILI = INTERNET?

A tutti…. o quasi.
Se rileggete con attenzione il post di ieri noterete che non ho demonizzato la televisione o il cinema (ma neppure pc, internet, video games…), ma nell’introduzione è ben specificato che
“…ogni mezzo di comunicazione ha la sua efficacia, i suoi limiti, la sua utilità. Importante, soprattutto, è saperlo utilizzare nel modo giusto.”
Io amo i libri, e questo è chiaro. Chi mi conosce da un po’ ricorderà il post sull’argomento del 2 maggio scorso (non sono capace a mettere il link qui – per inciso: c’è qualcuno che mi sa spiegare come si fa? grazie! -, ma basta cliccare su “libri” negli argomenti: è il primo post della serie), ma anche chi ha la bontà di leggere queste pagine da meno tempo se n’è sicuramente accorto. Casa mia è invasa dai libri, se devo fare un regalo il più delle volte regalo un libro, i libri mi aiutano nel lavoro e mi fanno compagnia nei momenti di svago. Fin da bambina, ho sempre chiesto libri (ero la disperazione di mammà: “Ma non puoi chiedere una bambola come fanno tutte? Almeno con quella ci giochi per un po’! Il libro lo finisci subito e poi ne vuoi un altro e un altro ancora…!”)
Ma non disdegno un buon film, o un documentario, o anche, perchè no, una partita di calcio (l’Italia… o la Samp…)… Non sono di quelli che appena entrano in casa accendono la TV e non la spengono finchè non vanno a letto, questo no, ma se c’è qualcosa che mi interessa lo guardo, ci mancherebbe! Anche se ultimamente…. c’è poco da vedere!

Mi sono vista (per ben due volte di seguito) il Memorial dedicato a Michael Jackson (un 58ttino come me), ma ho dovuto seguirlo sul pc tramite la CNN: è stato utile anche per rinfrescare la lingua, visto che nessun commentatore si permetteva di parlare sovrapponendosi a chi già parlava o cantava sul palco (immaginereste una cosa simile in Italia?… naaaaaaaaa…… impossibile!)
Comunque, per non dilungarmi troppo, tutto serve! Era solo un confronto tra TV e libro per dire che: mentre con la prima “subiamo” in un certo senso quel che ci viene propsto (immagini, suoni, colori, voci…), col libro i protagonisti, gli sceneggiatori, e anche i musicisti se vogliamo, siamo noi. Ma questa è la mia opinione (peraltro ho visto molto condivisa, e non avevo dubbi: mi era sembrato di capire che anche voi amate una buona lettura), solo un’opinione, non un diktat o un atto di fede da sottoscrivere… ci mancherebbe! La libertà di pensiero e di espressione avanti a tutto!

Pensierino della domenica

“Nessuno può rivelarvi nulla
se non ciò che già si trova
in stato di dormiveglia
nell’albeggiare della nostra conoscenza.
L’insegnante che avanza
nell’ombra del tempio,
fra i suoi discepoli,
non trasmette la sua sapienza,
ma piuttosto la sua fede
e la sua amorevolezza.
Se è veramente saggio,
non vi introdurrà
nella casa della sua sapienza,
ma vi accompagnerà
alla soglia della vostra mente.”
(Kahlil Gibran – “Il Profeta”)

Buona domenica a tutti i naufraghi che approderanno su questi scogli.

(augurandomi che non li consideriate grossi… scogli…!!! ☺)
Giusy
C’è proprio ancora bisogno di leggere i libri?
Ognuna di queste affermazioni merita una riflessione e un confronto di opinioni, in quanto ogni mezzo di comunicazione ha la sua efficacia, i suoi limiti, la sua utilità. Importante, soprattutto, è saperlo utilizzare nel modo giusto.
A) LE IMMAGINI DELLO SCHERMO E DEL VIDEO

B) IL LIBRO


1a) Le immagini dello schermo e del video sono rese più efficaci dall’accompagnamento sonoro.
1b) Il libro è un messaggio silenzioso che non aggiunge il suo contributo al frastuono sempre crescente.

2a) L’immagine ci appare davanti agli occhi come lo specchio, la rappresentazione veritiera della realtà, tanto che non sempre ci rendiamo conto di aver davanti un vetro o un telone illuminato.
2b) Il libro non inganna, presenta soltanto dei segni scuri sulla carta bianca, ma ci dà, attraverso il significato delle parole, la possibilità di immaginare e la libertà di interpretare ciò che leggiamo.

3a) Le immagini del video e dello schermo sono rapide, continue e si trasformano velocemente, dandoci sempre nuove sensazioni, non si possono rivedere ogni volta che noi lo vogliamo.
3b) Il libro resta con noi, e noi possiamo riprenderlo quando lo desideriamo, per gustarlo ripetutamente.

4a) L’immagine suggestiona ed emoziona e noi non facciamo nessuno sforzo nell’assimilarla; restiamo comodi e passivi a subire il suo incantesimo senza dover impegnare il cervello.
4b) Il libro richiede uno sforzo ma ci compensa con più ampie libertà: quali quella di poter interrompere la lettura per riflettere, per rispondere senza fretta alle domande che ci pone, e discuterne con altri, intervenendo criticamente e sentendoci padroni del nostro pensiero.

5a) L’immagine ha un suo linguaggio suggestivo fatto di luci e di ombre, di linee, colori, ed è piacevole, anche se non sempre siamo in grado di decifrarla in modo coerente.
5b) Il libro ci parla con la lingua che abbiamo appreso fin dai primi anni di vita e che, proprio attraverso le sue pagine, accresce la nostra capacità di conoscerne tutte le sfumature di significato.

6a) La televisione ha programmi di vario genere, tra i quali si può sempre trovare quello interessante.
6b) Il libro lo si sceglie secondo un programma non stabilito da altri, ma in funzione dei nostri interessi.

7a) La televisione e il cinema divertono, distraggono, riposano dalle fatiche di una giornata di lavoro/studio.
7b) E un libro ben scelto non diverte, non distrae, non riposa?

Mi fermo qui.

Sereno fine settimana a tutti.
Giusy
Che cos’è la vita?

Che cos’è la vita?
E’ la luce di una lucciola nella notte.
E’ il respiro di un bisonte,
in un’alba invernale.
E’ la piccola ombra che corre sull’erba
e si perde nel tramonto.
(poesia indiana)

Nel 1854 il <<Grande Capo Bianco>> di Washington si offrì di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una <<Riserva>> per lo stesso popolo. La risposta del <<Capo>> Seattle è stata descritta come la più bella e la più profonda dichiarazione mai fatta sull’ambiente.

Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? Se noi non possediamo la freschezza dell’aria, lo scintillio dell’acqua sotto il sole, come è che voi potete acquistarli?

Ogni parco di questa terra è sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ed ogni ronzio di insetti è sacro nel ricordo e nell’esperienza del mio popolo.

Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli; il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli; la cresta rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia.

Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solamente acqua, per noi è qualcosa di immensamente più significativo: è il sangue dei nostri padri. Ogni riflesso nell’acqua chiara dei laghi parla di avvenimenti e di ricordi della vita del mio popolo. IL mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre.

I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, ed insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri, e dovrete dimostrare per i fiumi lo stesso affetto che dimostrereste ad un fratello.
Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorerà tutta la terra e a lui non resterà che il deserto.

E’ talmente bello che non mi sento di aggiungere altro, per oggi.

Un popolo
mettetelo in catene
spogliatelo
tappategli la bocca,
è ancora libero.
Levategli il lavoro
il passaporto
la tavola dove mangia
il letto dove dorme,
è ancora ricco.
Un popolo
diventa povero e servo
quando gli rubano la lingua
ereditata dai padri:
è perso per sempre.
Diventa povero e servo
quando le parole non generano parole
e si mangiano tra di loro.
(Ignazio Buttitta)

Parole forti, queste, che ci fanno riflettere sull’importanza della lingua: la lingua di un popolo è la sua identità, la sua storia, le sue tradizioni, la sua vita.
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Un popolo ha bisogno di comunicare, di “mettere in comune”, di “condividere” con altri pensieri, opinioni, informazioni, desideri, progetti, esperienze, sentimenti, immaginazioni, fantasie,…..
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La possibilità di comunicare favorisce le relazioni, serve per stabilire rapporti di affetto, di amicizia, di lavoro, di collaborazione,….
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E’ indispensabile per vivere nella società, anzi…… è indispensabile per vivere.
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Parafrasando una celebra pubblicità si potrebbe sintetizzare in:
“Toglietemi tutto, ma non la mia lingua.”
In effetti, se mi togli la possibilità di comunicare, mi togli la possibilità di vivere.
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Maròòòò…!!! So’ diventata tutta rossa…!!! Ecchi se li aspettava tutti ‘sti comprimenti…??? Va bene, va bene… torno seria, non si sa mai che passi per di qua qualche purista, e dopo avermi sgridato per bene, se ne fugga per di là!

Torniamo a scrivere seriamente. Perchè in verde? Perchè stasera si parla di alberi e di foreste. Foreste che forniscono il legno necessario per la fabbricazione della carta; con la carta si fanno i giornali e sui giornali si stampano le notizie che richiamano l’attenzione dei lettori sui problemi del disboscamento (me ne è capitato tra le mani uno proprio oggi, e da lì è nata l’idea) e della distruzione della natura. Un circolo chiuso paradossale che nessuno riesce a spezzare.

TANTE FORESTE
Tante foreste strappate alla terra
e massacrate
distrutte
rotativizzate.
Tante foreste sacrificate per la pasta da carta
di miliardi di giornali che attirano annualmente
l’attenzione dei lettori
sui pericoli del disboscamento delle selve e delle foreste.
(Jacques Prévert)

Ogni tanto, però, qualcuno ci prova. E ci riesce.
UNA FARFALLA SULLA LUNA

Julia Hill, detta “Butterfly”, è una ragazza americana diventata famosa in tutto il mondo per aver salvato un albero, una sequoia secolare di una foresta nel nord della California. Non solo: col suo gesto ha salvato tutta l’area circostante. L’albero stava per essere abbattuto dalle motoseghe e Julia, che aveva 23 anni, è salita sull’albero per protestare contro l’abbattimento di quella foresta di alberi millenari. Era il dicembre 1997. Lassù, a 60 metri di altezza, ha costruito un rifugio: una piattaforma di 3 mq coperta da un tendone blu. Il suo obiettivo era quello di attirare l’attenzione della gente su quell’albero, da Julia ribattezzato Luna, e impedire che fossero abbattute altre sequoie.
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Giorno dopo giorno, mentre il popolo dei suoi sostenitori cresceva (15000 persone hanno mandato lettere per chiedere la salvezza della foresta), ha continuato a vivere lassù senza altra compagnia che un telefono a batteria solare. E nonostante il freddo, la pioggia, i pasti frugali cucinati su un piccolo fornellino, non si è mai ammalata. Ha letto libri e giornali, ha fatto la corrispondente per una TV ecologista, ha scritto poesie e ha inviato messaggi. Poi, finalmente, il 17 dicembre 1999 è stato raggiunto un accordo con la società che avrebbe dovuto tagliare gli alberi. Julia Hill “Butterfly” ha così vinto la sua battaglia: la sequoia secolare della California su cui è vissuta per 2 anni non è stata tagliata e Julia, festeggiata come un’eroina da migliaia di ecologisti, è scesa dalla sua casa sull’albero.
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Ha poi scritto un libro (!) sulla sua avventura.

Gli eco-guerrieri sono giovani ecologisti che ricorrono a forme di protesta estrema come salire sugli alberi, scavare buchi nel terreno, costruire case di legno. “Nati” in Inghilterra nel 1992, spesso sono professionisti e laureati che lasciano le comodità della vita moderna per vivere a contatto con la natura. Quando un bosco è minacciato da una nuova autostrada o dalla costruzione di un parcheggio, gli eco-guerrieri si traferiscono su rifugi improvvisati sugli alberi. La gente li considera un po’ come moderni Robin Hood, che combattono per difendere la natura.

Ma noi, popolo splinderiano, che ben conosciamo il valore di ogni singolo albero, non scriviamo le nostre pagine quotidiane sulla carta, bensì qui, dove con un semplice click rendiamo possibile, a chiunque lo voglia, leggere poesie, racconti, aforismi e proverbi, brani di vita vissuta e immaginata, e tutto ciò che più ci piace scrivere e condividere.
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Siamo o no gente intelligente?
Più ecologici di così….

P.S.: Io, però, come ho scritto un po’ di tempo fa…. adoro i libri! Che ci posso fare? E’ un amore nato circa 45 anni fa, e nel tempo è solo aumentato… Sarebbe impensabile per me vivere senza libri!
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Buona notte e sogni ……. verdi!
Giusy
Mi leverò e andrò, ora, andrò a Innisfree,
e costruirò laggiù una capanna di argilla e canne,

nove filari di fave avrò, e un’arnia per le api da miele,
e solo starò nella radura ronzante di api.
E avrò pace laggiù, dove la pace discende goccia a goccia,
discende dai velami del mattino fin dove canta il grillo;

la mezzanotte è tutto un luccichio,
purpurea incandescenza il meriggio,
la sera è piena di ali di fanello.
Mi leverò e andrò, ora, perchè sempre, notte e giorno
odo l’acqua del lago lambire con lievi suoni la sponda;
stando nella strada, sui marciapiedi grigi,
la sento nell’intimo profondo del cuore.
(William B. Yeats)
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Ognuno di noi cerca la sua Innisfree, luogo di pace e serenità.
Confido di poterla trovare, prima che sia troppo tardi.
Mi sorge un dubbio, però:
siamo sicuri che Innisfree si possa trovare su questa terra?
Siamo sicuri che il poeta non la identifichi con “l’altra vita?”
Perchè, se così fosse, che speranze ci sarebbero per chi non crede nell’”altra vita”?
Devo dunque rassegnarmi a sognare, desiderare, sperare…. una Innisfree anche per me?

Se dai del pesce a un uomo,

egli si ciberà una volta.
Ma se tu gli insegni a pescare

egli si nutrirà per tutta la vita.
Se fai dei progetti per un anno,

semina del grano.
Se i tuoi progetti si estendono a dieci anni,

pianta un albero.
Se essi abbracciano cento anni,

istruisci un popolo.
Seminando del grano una volta,
ti assicuri un raccolto.
Se pianti un albero,
tu farai dieci raccolti.
Istruendo un popolo

tu raccoglierai cento volte.
(Kuang-Tsen)

L’unico commento appropriato che mi viene in mente è questo:
“Dove meno si sa,
più si sospetta.”
(N. Machiavelli)
Idrisa aveva nove anni e viveva con la sua famiglia in un villaggio a pochi chilometri da Freetown, la capitale della Sierra Leone.
Giocava, andava a scuola, aiutava i genitori.
Una vita normale interrotta un brutto giorno dall’arrivo dei ribelli. Urlavano, sparavano in aria, picchiavano la gente. Presero Idrisa e, con altri bambini, lo portarono nella giungla per farne un guerriero.

Furono mesi tremendi: gli insegnarono a usare il mitra e la pistola e lo costrinsero a uccidere bambini come lui. Avrebbe voluto opporsi, ma i ribelli minacciavano di morte lui e i suoi familiari. Per sconfiggere la paura, prima delle azioni di guerra lo costringevano a drogarsi. Il cibo era scarso: bisognava rubarlo, oppure accontentarsi della carne di scimmia e di cane.

Poi, un giorno, Idrisa si accorse che tra i ribelli c’era fermento. Si parlava di un accordo per rilasciare una parte dei bambini rapiti. Gli tolsero il fucile, lo fecero salire su un camion e lo portarono nel campo di accoglienza di Lakka.

C’era un banchetto con alcuni uomini molto gentili: disse il suo nome e l’indirizzo della sua famiglia. E poi, con un braccialetto di riconoscimento al polso, ricevette uno stuoino per riposarsi e del buon cibo.
Idrisa è rimasto a Lakka per alcune settimane, ancora scosso dai brutti ricordi e disegnando azioni di guerra, armi, persone uccise.

Finalmente ha ritrovato i suoi familiari. Ora vive con loro, disegna alberi, animali, bambini che giocano e va a scuola, anche se non gli piace tanto studiare.

Preferisce il pallone e come tanti suoi coetanei, ha un sogno: diventare un calciatore.


I DIRITTI DEI BAMBINI
Secondo la Convenzione per i diritti dell’infanzia, nata nel 1989 per volontà dlle Nazioni unite, i bambini hanno diritto:
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- all’uguaglianza: non ci devono essere differenze di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine nazionale, etnica, sociale, handicap, nascita;
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-alla vita e, dopo la nascita, a un nome;
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-alla libertà di espressione, alla libertà di cercare, ricevere, diffondere informazioni e idee di ogni genere, sia per iscritto, sia a stampa o in forma artistica;
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-a conoscere, sin dalla nascita, i propri genitori e a essere accuditi da una famiglia;
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-alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione;
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-a essere protetti da qualsiasi forma di violenza, abbandono e sfruttamento;
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-a godere della salute fisica e mentale e a ricevere le cure adeguate;
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-a essere educati e a ricevere l’istruzione primaria gratuita;
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-a essere protetti in caso di guerra;
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-a riposarsi e a giocare.

Sembra tutto così scontato…
Sembrano cose così normali…
Sembra assurdo che una Commissione debba riunirsi per sancire tutto ciò…
Sembra.

“In realtà sono convinto
che la gente desideri a tal punto la pace,

che ai governi converrà,
un giorno o l’altro,
voltare pagina e lasciargliela godere.”

(D. D. Eisenhower)

“Chi vuole governare il mondo con la forza
finisce per non fare quello che spera.

Il mondo è un vaso di spiriti
che non si fa forgiare.”

(Lao-Tze – “Il libro della saggezza”)

“Bisogna pensare da eroe
per comportarsi semplicemente
da persona perbene.”

(May Sarton)
Queste massime arrivano dal passato remoto.
Oggi, 25 aprile 2009, mi sembrano provenire dal futuro.
