Per poter lavorare


Eravamo una cinquantina di terroni, sul treno. Era scritto nella richiesta di lavoro che a Chiasso bisognava scendere per la visita medica. C’era la neve, nonostante si fosse in marzo.Io non indossavo che la camicia e la giacca. Non dimenticherò mai quella giornata. Sogno una-due volte al mese cose che si riferiscono a quella trionfale entrata in Svizzera. Come siamo riusciti a resistere a tanti disagi e umiliazioni non lo capirò mai.


Ci fecero scendere dal treno con rudezza. Come si farebbe con una mandria di pecore.
- Entra in Svizzera per lavorare?
E alla nostra risposta affermativa:
- E allora scendere, scendere, non dormire. Bisogna passare visita – brontolava un uomo in divisa.
Ci affrettammo a mettere giù dai bagagliai le nostre scatole di cartone legate con cordicelle, i nostri sacchi zeppi di pane e altro, e ci trovammo al freddo crudo, da fare cascare gli uccelli secchi a terra.


- Su, fare coda, fare coda, uno dopo l’altro! – riprese a dire con la sua vociaccia quel demonio in divisa. – Avvicinarsi verso là – e indicava un capannone.
Non riuscivo a connettere per il freddo.
Dentro di me imprecavo come un dannato.
Tremavo, battevo i denti. Ero così scoraggiato, che pensai di tornare indietro. Ma c’erano donne con bambini  e mi feci forza.


I bambini piangevano, e le donne che venivano dalla Sicilia si guardavano smarrite intorno. Eravamo una lunga colonna con sacchi, scatole, valigie e borse.
Arrivai dentro il capannone, ci divisero: come si fa allo stazzo con le pecore e le capre: le donne da una parte e gli uomini dall’altra. In seguito, al cinema, mi capitò di vedere dei film sui campi di concentramento; era la stessa precisa esatta maniera di trattare l’uomo.

C’introdussero in una sala d’aspetto riscaldata e mi sentii rinascere. C’erano due porte e su ogni porta una grande croce rossa.


Qualcuno ci disse che venivamo chiamati uno dopo l’altro, le donne dalla porta a destra e i maschi dalla porta a sinistra. Fui uno dei primi ad essere visitato. Mi guardarono in gola, mi osservarono i denti come si fa con i cavalli, mi ascoltarono il cuore e le spalle…
Quando fummo sul treno che ci portava verso Zurigo, stemmo in silenzio, vergognosi.
Il paese che ci dava lavoro non amava introdurre dei malati.

È lo stesso criterio che si usa quando si va a comprare un asino al mercato: si esamina a lungo la bestia: le si tocca la schiena, la si palpa da tutte le parti.

(Saverio Strati)

CANTO DEGLI EMIGRANTI

Trenta giorni di nave a vapore
fino in America noi siamo arrivati
fino in America noi siamo arrivati
abbiamo trovato né paglia né fieno
abbiamo dormito sul nudo terreno
come le bestie abbiam riposà.

E l’America l’è lunga e l’è larga
l’è circondata dai monti e dai piani
e con l’industria dei nostri italiani
abbiamo formato paesi e città,
e con l’industria dei nostri italiani
abbiamo formato paesi e città.

(Canto popolare italiano)

In questo momento non mi viene da aggiungere altro.
Aspetto i vostri commenti, che so arriveranno portando come sempre mille spunti e argomenti, a favore e non, concordi e non, solidali e non (Splinder e You Tube permettendo….).
Per adesso vi auguro un


Giusy

La macchina per allungare il giorno


Un giorno sua eccellenza il signor conte andò nei campi a sorvegliare il lavoro dei suoi servi. Essi lavoravano pesantemente da mattina a sera, ma al conte non sembrò abbastanza. Per i suoi gusti, il giorno era troppo corto!
Radunò perciò la gente e disse:
- Il giorno è troppo corto e voi non lavorate abbastanza. Bisognerà allungare il giorno. A chi ci riuscirà darò una moneta d’oro.


Si fece avanti un giovane e disse di aver inventato una macchina per allungare il giorno. Prese un’enorme ruota da carro, fissò la ruota a un asse, vi aggiunse una manovella e la macchina fu pronta.
 


Il conte scosse la testa e disse:
- Ma questa è solo una ruota con una manovella!
- Certamente, ma è un’ottima macchina. Soltanto che dovete girarla voi stesso, altrimenti il giorno non si allungherà. E dovete anche girarla senza soste, dall’alba al tramonto!
- Bene, lo farò – disse il conte.
 

Quando i servi andarono al lavoro la mattina dopo, il conte afferrò la manovella e girò la ruota dalla mattina alla sera senza alcuna sosta.
La ruota era larga e pesante e il conte era sfinito. La schiena gli faceva male, non si sentiva più le braccia, e gli sembrava che la sera non venisse mai.
 


Quando il sole tramontò il giovane andò dal conte e gli chiese:
- Ebbene, eccellenza, è stato più lungo il giorno?
- Altroché! Lungo come una settimana. Cominciavo a pensare che non finisse mai! Questa è certamente una buona macchina! Ma non potrebbe girarla qualcun altro?
- Certamente, può girarla chiunque, ma il giorno non si allungherebbe.
Il conte pensò per qualche istante e poi disse:
- Al diavolo! In questo caso, penso che sia meglio lasciare il giorno come prima!

Ma dovette pagare all’inventore la moneta d’oro. 


Ho letto qua e là che vorreste le giornate più lunghe per avere un po’ più di tempo libero (o il tempo di fare tutto): siete davvero certi che basterebbero più ore a disposizione? E che invece non aumenterebbe il carico di lavoro? Non so se sarebbe un affare….
 

Si potrebbe provare a chiedere ai nostri politici di “girare la ruota” come fanno i lavoratori, per vedere se ancora pensano che la nostra “giornata” (vita) lavorativa sia troppo breve o se va bene così. 

O anche: sarebbe bello che chi giudica l’orario di un lavoro troppo “leggero”, provasse a girare la ruota, così, per vedere se alla fine della giornata rimane della sua opinione o si accorge che, in fin dei conti, ci sarà pur un motivo se così è stato stabilito. 

Come siamo bravi a giudicare il lavoro degli altri, dall’orario, all’impegno, alla difficoltà, alla responsabilità…. ma, come recitava un vecchio spot pubblicitario:

PROVARE PER CREDERE!

Meteore e meteoriti

Leggo: “Le meteore o stelle cadenti si mostrano come puntini luminosi che sfrecciano nel cielo. Sono frequentissime, fino a 10 in un’ora; ma in certi giorni dell’anno (verso la metà del mese di agosto) sono ancora più frequenti, fin oltre 100 all’ora. Esse sono frammenti di corpi celesti, probabilmente derivati da disgregazione delle code delle comete che, quando entrano nell’atmosfera terrestre, si accendono e, per lo più, si consumano completamente prima di toccare il suolo terrestre.” 


Ma guarda (penso)…., è proprio come nella vita… uguale uguale: a volte capita di incontrare qualcuno che brilla nel tuo cielo fino ad abbagliarti, a farti credere di aver conosciuto una persona veramente speciale, una persona unica, che è stata una gran fortuna che le vostre orbite si siano  incrociate… e poi, in quattro e quattr’otto, così com’è apparsa…. puf!… la luminosissima stella si rivela per quel che in realtà è e……scompare!
 


Proseguo: “Talvolta, tuttavia, alcuni residui possono raggiungere la Terra: vengono allora chiamati meteoriti.
Le meteoriti possono cadere ovunque e, quando questo succede, provocano delle grosse buche chiamate crateri.
Sulla superficie terrestre esistono dei grossi crateri provocati dalla caduta di meteoriti.
I più grandi si trovano a Canon Diablo nell’Arizona, a Tungstra in Siberia ed a Chihuahua in Messico.”
 


E da ieri ce n’è uno anche nella scuola della mia città.
L’ho provocato io e ho fatto danni, grossi danni.
La mia maledetta incapacità di tenere la bocca chiusa ancora una volta mi ha fatta incappare in un incidente diplomatico, che di diplomatico ha avuto ben poco. Direi nulla, in verità.
Durante le 2 ore di programmazione (oggi si chiama progettazione, ma io non riesco ad abituarmici) ho tentato più volte di interrompere una collega che da 20 minuti parlava di come sia diseducativo lasciare che i bambini acquistino gelati (sia mai!), lecca-lecca (costa come un gelato!) o souvenirs (spendono solo soldi in cianfrusaglie inutili!) durante le gite… pardon: le uscite didattiche.

Ora, io sono una che accetta le idee altrui, serie o bislacche che siano, ma sono anche una che vorrebbe dire la sua, visto che faccio parte del gruppo, visto che sono lì con loro (e non a fare la bella statuina) e visto che queste ore sarebbero da dedicare al lavoro settimanale da svolgere in classe.
Inutile dire che il treno merci a pieno carico non ne voleva sapere di fare una fermata non prevista e, quando per la IV volta ha iniziato a ripetere tutto dall’inizio (sempre con quegli occhietti bassi, con quella vocetta flebile e cantilenante, monocorde, che ti porta a far chiudere le ali del cuore) io ho detto BASTA!

E l’ho detto a modo mio.

All’inizio, pur aumentando di un semitono il volume della mia voce, ho cercato di interromperla con ironia (ma insomma!!! non ti spegni mai??? hai messo le duracell??? nessuno ha un telecomando???)
Ma siccome si è offesa perché l’ho interrotta e lei non aveva ancora finito (!!!) allora sono esplosa. E frammenti sono volati ovunque.


Così ho detto quello che da quasi 2 mesi mi opprimeva il cuore, e cioè che a me, di star lì a sentirle parlare di tutto fuorché di quel che c’è da fare non importa un accidente. È tempo buttato via, visto che poi mi devo fare tutto il lavoro a casa da sola.
Risposta di un’anziana all’ultimo anno prima della pensione (invidia invidia): “E allora non venire, stattene a casa e usa queste ore in classe!”

E qui non caddero frammenti di code celesti, qui cadde una galassia intera!


Ho aperto il libro: di come io sia puntuale alle 10.30 ma fino alle 11.00 non si veda l’ombra di nessuna di loro; di come si inizi alle 11.15/20, ma parlando di problemi che toccano solo il loro plesso (io lavoro in una scuoletta di paese annessa al polpo gigante), problemi tipo: ragazze (!!!) (la più giovane ha 54 anni!) devo ordinare le cialde per la macchina del caffè, ditemi….;  sono andata a prendere il regalo per la bimba di L. (auguri alla neonata e anche alla mamma), fan 4 euro a testa (e allora avanti a tirar fuori soldi); guardate che bel libro sugli Etruschi che ho trovato (bello, ma si stan studiando i Greci… è un po’ prematuro); per la gita di fine ottobre a Rimini, come ci organizziamo? (i miei non partecipano, due giorni fuori costan troppo e i genitori han detto no) e via così, fino alle 12………..
Ancor non s’è scritto un rigo e tu mi parli per 20 minuti di gelati e lecca-lecca e ricordini???? E a che serve stare qui?

“Possiamo anche farne a meno!” tuona la quasi pensionata “Dopo 37 anni io non ho bisogno di sedermi qui per sapere cosa fare in classe!”
“Ma io sì!” ribatto “Sono sempre stata abituata a lavorare in team… figuriamoci quest’anno che ho cambiato ambito, colleghe, tipo di lavoro…”
“Ah no, guarda… qui non s’è mai fatto così… qui ognuna va per i fatti suoi!”

E questa infelicissima uscita provocò l’ennesimo disastro: si aprì il Vaso di Pandora e tutti i mali del loro piccolo mondo meschino fatto di sorrisi e falsità se ne uscirono senza più freni (ma neanche frizioni o freni a mano).

Le “Signore” han cominciato ad addossarsi colpe reciproche: chi fa cose che non deve fare e chi non fa quel che invece è da fare, chi nasconde il proprio lavoro per gelosia e chi è invidiosa dell’altra, chi si crede la più brava di tutte ma ha alunni somari e chi pensa solo a far giocare i bambini e non lavora.


Io, seduta, ammutolita, osservavo stralunata il disastro che avevo provocato: un equilibrio che durava da 15 anni… e sono entrata nel gruppo solo da 45 giorni….
E pensare che è partito tutto da un gelato a Rimini…………..
Adesso capite perché voglio morire. O, in alternativa, andare sulla Luna.

Scuola oggi

C’è una scuola grande come il mondo.
Ci insegnano maestri, professori,
avvocati, muratori,
televisori, giornali,
cartelli stradali,
il sole, i temporali, le stelle.

Ci sono lezioni facili
e lezioni difficili,
brutte, belle e così così.
Ci si impara a parlare, a giocare,
a dormire, a svegliarsi,
a volersi bene e perfino
ad arrabbiarsi.

Ci sono esami tutti i momenti,
ma non ci sono ripetenti:
nessuno può fermarsi a dieci anni,
a quindici, a venti
e riposare un pochino.

Di imparare non si finisce mai,
e quel che non si sa
è sempre più importante
di quel che già si sa.

Questa scuola è il mondo intero
quanto è grosso:
apri gli occhi
e anche tu sarai promosso.
(Gianni Rodari)


FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA

Dopo aver letto diversi commenti qua e là, scrivo qualche riga per cercare di spiegare cosa sta succedendo nella scuola oggi.La bella illusione (bella per chi ci crede e pensa che si possa tornare indietro di 30 anni) è, appunto, solo un’illusione, a meno che un genitore non abbia chiesto le 24 ore settimanali: 22 l’insegnante di classe e 2 l’insegnante di religione. Sempre che l’ins. di classe abbia la specializzazione per l’insegnamento della lingua inglese, altrimenti bisogna togliere 1 o 2 o 3 ore dall’ins. prevalente ed affidarle ad uno specialista. E così andiamo a 3 persone che ruotano sulla classe. Questo però è ancora comprensibile.

Occorre però tener conto che solo una minoranza di genitori ha scelto le 24 ore, cioè quelle famiglie in cui lavora solo papà e mamma può occuparsi dei figlioli il pomeriggio (quasi sempre libero da impegni scolastici) e di portarli a casa nella pausa pranzo (vai e torna, vai e torna) quando hanno il rientro, in quanto il servizio mensa non è contemplato. E se uno non può proprio andarlo a prendere, nutrirlo e riportarlo? Semplice. I bambini che rimangono a scuola vengono “spalmati” nelle sezioni di tempo pieno ed affidati ad insegnanti che già hanno classi di 26-27 alunni di cui occuparsi…. ma fa niente!!!! Che vuoi che siano 2 o 3 fanciullini di prima in più! Per tagliar bistecche e sbucciare mele e versare acqua nei bicchieri (ed asciugare acqua sulla tavola) e togliere coltello e forchetta a quello che li sta scambiando per armi del nintendo… Suvvia! 27 o 30… che differenza potrà mai fare? Giusto. Abbiamo fatto richiesta in Alto Loco per avere sei braccia (stile dea Khalì), ma per ora nessuna risposta.
Per quanto riguarda le 30 ore (ex modulo) o le 40 (tempo pieno), io non so come funzioni in altre parti (e prego le colleghe che leggono e hanno altre esperienze, nonché informazioni, di dirmelo), ma qui da noi è un caos.Il modulo che prima viaggiava con 3 insegnanti su due classi ora si ritrova con solo due unità (proprio così, siamo diventate unità). Ora, è evidente che se si devono coprire 30 ore per classe, quindi 60 ore, e 2 unità arrivano a 44… le altre 16 chi le copre? 4 l’ins. di religione (48), 6 lo specialista di inglese (54). Se la matematica non è un’opinione ne mancano 6. Nel migliore dei casi. Sì, perchè se una delle due unità è in possesso dell’abilitazione all’insegnamento della lingua inglese, la deve insegnare. Tassativo. Quindi le 6 ore dello specialista non ci sono più, così le ore scoperte diventano 12. E chi le copre? Gli insegnanti del tempo pieno che non possono più usufruire delle 2 ore di compresenza nella loro classe. Ore che erano così utili per tentare di recuperare quegli alunni che avevano delle difficoltà (ma non il sostegno) e che sono state tolte, eliminate, cancellate: via, sono uno spreco.

Ricapitolando: 2 ins. titolari (+ eventuale ins. specialista) + ins. di religione + tanti spezzatini di due ore gentilmenti offerti dagli ins. del tempo pieno. E che fanno? Musica, immagine, motoria… che diamine, non vorrete mica affidare loro delle discipline più impegnative?

Ma non si era parlato di maestro unico? Non si era detto che per il bene del bambino era opportuno evitare che troppe figure ruotassero sulla stessa classe? Infatti.E non ho affrontato il problema delle classi super-affollate (le nostre prime son partite con 26-27 bimbi: immaginate quanti saranno in 5°!), degli insegnanti di sostegno (aumentano i casi problematici ma diminuiscono gli insegnanti: cosa sarà… ottimismo?), degli alunni stranieri che arrivano e si trovano inseriti in classi numerose senza capire e parlare una parola d’italiano (oramai il rapporto è di 1 a 3)…. Basta, mi sta venendo il mal di testa!

E allora perchè non chiamare le cose col loro nome? Non di riforma si parla, signori miei, ma solo ed esclusivamente di TAGLI. Dei bambini non importa nulla a nessuno. Tranne alle maestre che, come sempre, faranno i salti mortali per cercare di rendere questa girandola il meno caotica e il più funzionale possibile.

Mi sorge spontaneo un dubbio: sarà mica colpa nostra? Siccome sanno che tanto poi le maestre (e i maestri, beninteso: mi vien spontaneo parlare al femminile perchè da noi siam tutte femminucce) faranno quadrare il cerchio comunque, ne approfittano e tagliano, tagliano a più non posso, tagliano più dei sarti.
Non so se sono stata chiara e son riuscita a chiarire i dubbi che avevate, ma è difficile spiegare il caos, quasi difficile come trasformare il caos in ordine: alla fine ne risulterà un caos ordinato… o un ordine caotico?

Ditemi voi che ne pensate.

Liriche autunnali

  

Questa notte ha sostato qui l’autunno
una nebbia leggera, un cielo pallido,
un poco di fumo sopra le vecchie case.
Sembra che l’ultimo soffio della vita
spiri dai tetti.
Una nebbia leggera, un cielo pallido
privo di speranze.
(Ivo Andric)

Si impoverì il fogliame dorato.
Traspare, tra le ombre autunnali
con il suo limpido azzurro il placido cielo.
Il boschetto dagli esili tronchi è una chiesa
intagliata nella pietra.
Tra i bianchi pilastri è sospeso il fumo.
(Vjaceslav Ivanov)

Senza casa la montagna
si addormenta
alle note conosciute della notte,
ascolta l’estate dei grilli, l’inverno
della neve, il precipizio delle ciliegie
in primavera; ha una stagione indiana
quando in penitenza le foglie
lasciano il ramo.

(Livia Candiani)


Che atmosfera però, che crea l’autunno…
Anche se io rinasco in primavera e rivivo in estate, non posso negare che anche l’autunno abbia un suo fascino particolare:
-le nebbie mattutine che a poco poco si alzano dalla terra insonnolita;

-i colori caldi che ci circondano e ci avvolgono in una coperta multicolore;

-i frutti gustosi e saporiti e colorati e invitanti;

-le tinte scure e forti dei primi campi arati che contrastano con il verde-dorato del riso che ancora deve essere mietuto…..

-I TRATTORI E LE MIETITREBBIA CHE IMMANCABILMENTE OGNI GIORNO INTRALCIANO IL TRAFFICO DELL’ORA MATTUTINA!!!!!


Ma dico io…! Capisco che stiano lavorando, capisco che debbano usufruire delle stesse strade delle auto e dei camion (ci sono solo quelle!), capisco anche che il periodo del raccolto non si possa posticipare o anticipare…
Ma santa pace! Partite una mezz’oretta prima o dopo…. che vi cambia?
No! Proprio nel momento più ingolfato di auto che portano e trasportano impiegati ed insegnanti; mamme schumacherizzate nonchè alonsizzate (le più aggiornate) che devono lasciare i pargoli davanti alla scuola prima del suono della campanella; rappresentanti di commercio ansiosi di piazzare un ordine come dio comanda (cosa che non succede da tempo immemore) e convinti che oggi sarà il giorno buono, quello giusto, e allora via, pigia sull’acceleratore prima che il cliente cambi idea; negozianti che si devono sbrigare ad aprire la bottega… dai dai, l’ora è ideale, son tutti in giro, non si sa mai che vedendo aperto si ricordino di quell’acquisto che hanno in mente da giorni;…… proprio in QUEL momento, dicevo, questi TURBO-LENTI dei nastri d’asfalto decidono di mettersi in cammino!

Eeeehhhhh, la strada l’è lunga, eh? E se poi il campo scappa? O se arrivo troppo presto e ancora il campo l’è bagnato dall’umidità che oramai scende copiosa la sera? Suvvia… qualche km a 30 all’ora… che ha mai da essere? Che l’è tutta ‘sta prescia? E se proprio proprio avete premura… partite prima da casa, no?
Giusto. Partiamo prima noi, che loro c’hanno da fare.

Alla prossima.

Giusy

Parole sante!

LEGGETE E MEDITATE!!!!!!!
Marito e moglie stanno guardando la tv quando lei dice: ‘Sono stanca, è tardi, penso che andrò a letto’.
Va in cucina a preparare i panini per l’indomani.
Sistema le tazza per la colazione, estrae la carne dal freezer per la cena del giorno dopo, controlla la scatola dei cereali, riempie la zuccheriera, mette cucchiai e piattini sulla tavola per la mattina successiva.
Poi mette i vestiti bagnati nell’asciugatore, i panni nella lavatrice, stira una maglia e sistema un bottone, prende i giochi lasciati sul tavolo, mette in carica il telefono, ripone l’elenco telefonico e dà l’acqua alle piantine.
Sbadiglia, si stira e mentre va verso la camera da letto, si ferma allo scrittoio per una nota alla maestra, conta i soldi per la gita, tira fuori un libro da sotto la sedia e aggiunge tre cose alle lista delle cose urgenti da fare.
Firma un biglietto d’auguri per un’amica e ci scrive l’indirizzo,  scrive una nota per il salumiere e mette tutto vicino alla propria roba.
Va in bagno, lava la faccia, i denti, mette la crema antirughe, lava le mani, controlla le unghie e mette a posto l’asciugamano.
‘Pensavo stessi andando a letto’…. commenta il marito!!!
‘Ci sto andando’, dice lei.
Mette un po’d'acqua nella ciotola del cane, mette fuori il gatto, chiude a chiave le porte e accende la luce fuori.
Dà un’occhiata ai bimbi, raccoglie una maglia, butta i calzini nella cesta e parla con uno di loro che sta ancora facendo i compiti.
Infine entra nella sua stanza.
Tira fuori i vestiti e le scarpe per l’indomani, mette la vestaglia, programma la sveglia e finalmente si siede sul letto.
In quel momento, il marito spegne la tv e annuncia: ‘Vado a letto’.
Va in bagno, fa la pipì’, si gratta il sedere mentre dà un’occhiata allo specchio e pensa: ‘Che PALLE! Domani devo fare la barba….’ e senza altri pensieri va a dormire.
Niente di strano non vi pare????
Ora chiedetevi perché le donne vivono più a lungo!!!
Perché sono fatte per i percorsi lunghi (e non possono morire perché prima hanno molte cose da fare).
Leggi, commenta, divulga.
E poi???????????????????????
PUOI ANDARE A LETTO!

Giusy

Il diploma della signora maestra

  Oggi ho scritto questa lettera:
Signora maestra,
ho una grande notizia da darti: dieci minuti fa è arrivato quello che tu aspettavi. È arrivato il Diploma.
Come è bello il Diploma. È stampato su un gran foglio di carta bianchissima, tutto scritto in corsivo e ci sono tante maiuscole col ricciolino.
In alto c’è lo stemma della Repubblica Italiana con la ruota dentata e la stella bianca, e le fronde d’alloro e di quercia.
Dice che <<Il Presidente della Repubblica – Veduto il Regolamento Generale per la Istruzione elementare, approvato con R. Decreto 26 aprile 1928 n. 1297 – Sulla proposta del Ministro per la Pubblica Istruzione – Decreta >>  che ti <<è conferito il Diploma di Benemerenza di prima classe, con facoltà di fregiarti della Medaglia d’Oro – per aver compiuto quarant’anni di buon servizio nelle pubbliche scuole elementari >>.
C’è scritto pure che <<Il Ministro predetto è incaricato dell’esecuzione del presente Decreto >>.
In fondo a sinistra c’è un meraviglioso timbro a secco. Decisamente verso destra c’è scritto:
<<Firmato: Luigi Einaudi – Controfirmato: Gonella >>.
Il <<Firmato >> e il <<Controfirmato >> sono a stampa. Le firme, naturalmente, sono manoscritte, se no non sarebbero firme. E, a differenza del <<Direttore Capo Divisione >> che chiude la cerimonia con una firma completamente illeggibile, le firme del Presidente Einaudi e del Ministro Gonella sono chiarissime, vergate con la stessa identica calligrafia della data e degli altri ragguagli manoscritti contenuti nel documento.
Ora, non è che il Presidente della Repubblica e il Ministro per la Pubblica Istruzione abbiano la stessa identica calligrafia e uno dei due abbia compilato il Diploma: è lo scrivano addetto alla compilazione che ha vergato le due firme perché tu sai bene che sono centinaia di migliaia le maestre collocate in pensione ogni anno e non è umanamente possibile pretendere che un Presidente della Repubblica e un Ministro dedichino venti ore al giorno alla firma dei Diplomi di benemerenza. E poi quello che conta è l’originale del decreto, non l’<<estratto conforme all’originale >> che viene inviato agli insegnanti messi a riposo.
E il Decreto originale è firmato regolarmente perché, se ciò non fosse, tu non potresti fregiarti della Medaglia d’Oro.
So cosa mi vuoi dire: i tuoi anni di servizio sono 49, non 40 come sta scritto ancora sul foglio: ma tu capisci bene che un Ministro della Pubblica Istruzione che ha tanto da fare per il suo Partito e un Presidente della Repubblica che ha tante preoccupazioni per i suoi vigneti non possono star lì a controllare se una vecchia maestra elementare ha il diritto di fregiarsi della Medaglia d’Oro per aver compiuto 49 o 50 anni di buon servizio, piuttosto che 40.
E poi, cosa sono nove anni?
Ti delude un po’ quel <<buon servizio >> così asciutto? Avresti preferito che ci fosse scritto <<lodevole servizio >>?
Un Presidente di Repubblica e un Ministro non possono avventurarsi in affermazioni troppo impegnative: d’altronde non possono star lì a controllare se il servizio di una maestra è risultato buono piuttosto che lodevole o mediocre o eccellente.
Non perderti a cavillare sui particolari, signora maestra: tieni conto del significato generale della cosa: è lo Stato che ti riconosce i meriti che ti sei guadagnata in 49 anni di duro lavoro e ti invia, completamente gratis, un documento che, data la ricchezza della carta e l’eccellente qualità dell’inchiostro, verrà a costare non meno di dodici lire.
Vedessi come è bello, il Diploma!
C’è scritto che è stato <<dato a Roma addì 22 dicembre 1949 >> ed è arrivato oggi, 17 ottobre 1950, a soli dieci mesi di distanza.
Ma tu, signora maestra, sei morta.
Il giorno 13 di luglio te ne sei andata e così non hai visto il Diploma. Cosa sono queste impazienze dei vecchi maestri in pensione?

(G. Guareschi – “Corrierino delle famiglie”)
Adoro quest’uomo (ma forse s’era già capito….)!
Una su tutte: “le centinaia di migliaia di maestre collocate in pensione ogni anno“. Faceva ridere già allora.
Nella seconda parte della lettera il figlio torna serio e inveisce contro ”le mezze maniche ministeriali che impiegano dieci mesi per far giungere un diploma da Roma a Milano………………………… Vi pagano poco? Anche mia madre era pagata poco e non si stancava mai di lavorare“, manifesta loro il proprio odio, pur sapendo che la mamma maestra ne sarebbe stata addolorata, ligia com’era al proprio dovere e rispettosa delle autorità.
Se non fosse per i nomi di presidenti e ministri, se non fosse per le lire, se non fosse per le date…. parrebbe storia d’oggi.

Che fatica!

Nell’impossibilità di passare da ognuno di voi, lascio qui un saluto veloce e cumulativo.

Settimana da quasi incubo, con gli imbianchini per casa: praticamente un trasloco in 3 giorni!!!

Abbiamo spostato e svuotato ogni mobile (tranne bagno e cucina), lavato fino all’ultimo bicchiere (ma quanti ne ho???), spolverato migliaia di libri (e ancora ne ho qui da risistemare…): quando si dice ricominciare a lavorare belli freschi e riposati!

Vado a letto la sera talmente stanca da non riuscire ad acchiappare il sonno per la coda, le gambe gridano vendetta, la schiena è un puzzle da ricomporre.

Oggi devo risistemare gli ultimi libri, lavare le porte e svuotare il mobile del bagno e TUTTA la cucina!!! Credo che mi terrò qualcosa per domani, tanto ormai gli imbianchini hanno finito: son qui da sola e mi posso prendere un po’ più di tempo e far le cose con calma (sèèèè… proprio IO!!!)

Peccato che sia saltata la settimana al mare con mia figlia, sarebbe stata un toccasana! :( ((    Aufffff! Mai che ne vada una dritta!

Grazie a tutti per i saluti e i pensieri che mi lasciate, benvenuto a MaxHunter (è un vero piacere!): Vi prometto di ritornare al più presto a pubblicare racconti, poesie, riflessioni e, perchè no, magari anche qualche polemica… insomma…. la solita, VECCHIA Giusy.

Nel frattempo auguro a tutti uno strepitoso week end!

Giusy

Fragole

 Un povero disoccupato presentò domanda di assunzione presso la Microsoft… come pulitore di bagni.

Il direttore del personale lo convocò e, dopo un rapido test attitudinale, gli disse: “Lei è assunto. Mi fornisca l’indirizzo e-mail perchè io possa inviarle il contratto di lavoro e il mansionario.”

Il poveretto, perplesso, rispose che non aveva il PC e che quindi era privo di e-mail… al che il direttore del personale sentenziò: “Mi dispiace, se lei non ha un’e-mail virtualmente non esiste e quindi non posso assumerla.”

Il poveraccio disperato uscì dalla Microsoft senza sapere cosa fare e con solo 10 dollari in tasca. Si diresse verso un supermercato e lì acquistò una cassa da 10kg di fragole.

In poche ore vendette tutte le fragole al dettaglio passando di porta in porta e duplicò il capitale iniziale entro mezzogiorno. Sorpreso ed entusiasta, ripetè l’operazione 3 volte e rientrò a casa con 60 dollari.

A quel punto si rese conto che quel sistema gli avrebbe permesso di sopravvivere, vi si applicò quindi in via continuativa, uscendo sempre più presto la mattina e rientrando sempre più tardi la sera. Così facendo triplicò e quadruplicò il capitale ogni giorno.

In poco tempo si comprò un carretto per aumentare il volume di lavoro e, succesivamente, lo cambiò con un camioncino cosicchè, in capo ad un anno, divenne divenne il titolare di una piccola flotta di automezzi propri.

Dopo 5 anni era diventato il proprietario di una delle maggiori reti di distribuzione di derrate alimentari negli USA. A quel punto, pensando al futuro della famiglia, decise di assicurarsi sulla vita. Chiamò un broker per stipulare una polizza.

Questi, al termine della conversazione, gli chiese l’indirizzo e-mail per inviargli il prospetto assicurativo. Il nostro uomo gli rispose che non lo aveva.

“Che strano” commentò l’assicuratore, “lei non ha un’e-mail ed è riuscito a costruirsi un impero. Si figuri dove sarebbe ora, se l’avesse avuto!”

L’uomo ci pensò su e poi rispose: “….. a pulire cessi alla Microsoft!”

 ”Quando si chiude una porta si apre un portone….”

 ”Non tutto il male vien per nuocere”

“Spesso le grandi imprese nascono da piccole opportunità”

“La necessità è madre dell’invenzione”

“Non è detto che ciò che è bene per uno lo sia per tutti”

I colori dei mestieri

Io so i colori dei mestieri:
sono bianchi i panettieri,
s’alzano prima degli uccelli
e han la farina nei capelli;
sono neri gli spazzacamini,
di sette colori son gli imbianchini;
gli operai dell’officina
hanno una bella tuta azzurrina,
hanno le mani sporche di grasso.
I fannulloni vanno a spasso,
non si sporcano nemmeno un dito,
ma il loro mestiere non è pulito.

( Gianni Rodari )

 

“Non arrossiamo dei mestieri e non crediamo che vi sia della vergogna nelle occupazioni manuali; vi è vergogna nell’ozio.”

(Giovanni Crisostomo)

“Se un uomo è chiamato ad essere spazzino di strada, egli dovrebbe spazzare le strade proprio come Michelangelo dipingeva o Beethoven componeva musica, o Shakespeare scriveva poesia; dovrebbe spazzare le strade così bene che tutte le legioni del cielo e della terra dovrebbero fermarsi per dire: <<Qui è vissuto un grande spazzino di strade, che faceva bene il suo lavoro>>.

Questo è ciò che Douglas Mallok intendeva quando scrisse:

Se non potete essere pino sulla vetta del monte,

siate saggina nella valle, ma siate

la miglior piccola saggina sulla sponda del ruscello.

Siate un cespuglio se non potete essere un albero.

Se non potete essere una via maestra, siate un sentiero.

Se non potete essere il sole, siate una stella;

non con la mole vincete o fallite.

Siate il meglio di qualunque cosa siate.

Cercate ardentemente di scoprire a che cosa siete chiamati, e poi mettetevi a farlo appassionatamente.”

(Martin Luther King)

Questo post è dedicato a tutti i giovani che in questo periodo stanno affrontando gli esami di maturità e guardano al futuro con speranza, ma anche con apprensione, timore, insicurezza e, purtroppo, pessimismo. Quanti ne ho sentiti…., delusi ancor prima di cominciare! Così non va bene! Animo ragazzi, animo! Siete voi il futuro: siamo tutti nelle vostre mani!

Buona giornata