
Quell’uno che è ciascuno di noi quando parla degli altri.


Passa un paio d’ore, sopra il rombo ininterrotto dei veicoli mi pare di distinguere un vocio concitato che viene dalla strada. Mi affaccio alla finestra.
Oh lo sapevo: troppo facile era stato! Non mi ero accorto infatti che là dove ho lasciato la mia macchina, c’era una saracinesca, la quale è stata aperta e ora sta uscendo un camioncino. Tre uomini in tuta stanno perciò spostando di peso la mia auto. Con le sole braccia la sradicano dal comodo buco, tanto è leggera, e la spingono più in là. Poi se ne vanno.
La mia macchina resta quindi abbandonata di traverso alla via, così da bloccare il traffico. Già un ingorgo si è formato e due poliziotti sono accorsi.
Mi precipito da basso, tolgo di mezzo l’auto, non so neppure come, riesco a spiegare l’equivoco ai due agenti e ad evitar la multa. Ma restare lì non posso. Eccomi di nuovo risucchiato nel vortice che gira, gira e non si può fermare mai perché non c’è posto per fermarsi.

Stessa scena all’uscita: addirittura ci sono nonni che già alle 15.30/15.45 arrivano e si posizionano in pole position, col loro quotidiano per ingannare l’attesa, e motore rigorosamente acceso: per riscaldarsi quando fa freddo e per rinfrescarsi quando fa caldo. E giù litri di benzina e grammi di polveri sottili (sottili???) nell’aria per quasi un’ora! Altroché mascherina per la suina…!

Al prossimo sfogo.

C’ERA UNA VOLTA

C’era, un po’ in ombra, il focolaio; aveva
arnesi, intorno, di rame. Su quello
si chinava la madre col soffietto,
e uscivano faville.
C’era, nel mezzo, una tavola dove
versava antica donna le provviste.
Il mattarello vi allungava a tondo
la pasta molle.
C’era dipinta, di verde, una stia
e la gallina in libertà raspava.
Due mastelli, là sopra, riflettevano
colmi gli oggetti.
(Umberto Saba)










C’è una scuola grande come il mondo.




Ricapitolando: 2 ins. titolari (+ eventuale ins. specialista) + ins. di religione + tanti spezzatini di due ore gentilmenti offerti dagli ins. del tempo pieno. E che fanno? Musica, immagine, motoria… che diamine, non vorrete mica affidare loro delle discipline più impegnative?
Ditemi voi che ne pensate.
Questa notte ha sostato qui l’autunno
una nebbia leggera, un cielo pallido,
un poco di fumo sopra le vecchie case.
Sembra che l’ultimo soffio della vita
spiri dai tetti.
Una nebbia leggera, un cielo pallido
privo di speranze.
(Ivo Andric)
Si impoverì il fogliame dorato.
Traspare, tra le ombre autunnali
con il suo limpido azzurro il placido cielo.
Il boschetto dagli esili tronchi è una chiesa
intagliata nella pietra.
Tra i bianchi pilastri è sospeso il fumo.
(Vjaceslav Ivanov)

Senza casa la montagna
si addormenta
alle note conosciute della notte,
ascolta l’estate dei grilli, l’inverno
della neve, il precipizio delle ciliegie
in primavera; ha una stagione indiana
quando in penitenza le foglie
lasciano il ramo.
(Livia Candiani)

-i colori caldi che ci circondano e ci avvolgono in una coperta multicolore;
-i frutti gustosi e saporiti e colorati e invitanti;
-le tinte scure e forti dei primi campi arati che contrastano con il verde-dorato del riso che ancora deve essere mietuto…..
-I TRATTORI E LE MIETITREBBIA CHE IMMANCABILMENTE OGNI GIORNO INTRALCIANO IL TRAFFICO DELL’ORA MATTUTINA!!!!!


Alla prossima.


Padova, 28 maggio 1916


La scuola si trovava in una casa molto vecchia: l’aula era spaziosa, riscaldata con stufa a legna.

Appesi alla parete c’erano la cartina d’Italia, alcuni cartelloni e il ritratto del re Vittorio Emanuele, a volte insieme alla regina.

I banchi erano di legno, con il sedile attaccato; sul piano d’appoggio c’era un foro per inserire il calamaio. In un banco trovavano posto anche 4 bambini.

Le classi erano molto numerose; erano formate anche da 40 alunni. Di solito c’erano solo tre classi, più classi erano riunite in una sola aula con un’unica maestra.

Per scrivere si usava la matita, oppure una cannuccia di legno con il pennino bagnato nell’inchiostro. Solo pochi avevano le matite colorate. La cartella era di tela o di cartone, solo alcuni l’avevano di cuoio. L’astuccio era una scatoletta di legno con il coperchio scorrevole.

La maestra castigava i bambini con una bacchetta che gli stessi alunni portavano a scuola. La maestra picchiava la bacchetta sulle mani, o mandava i negligenti dietro la lavagna e li faceva mettere in ginocchio, oppure finivano nel banco degli asini in fondo all’aula. A volte lo scolaro girava per le altre classi con un foglio appeso sulla schiena, dove era scritto: <<asino>>, o con in testa un cappello a punta con attaccate due lunghe orecchie.

I nonni andavano a scuola 5 giorni alla settimana, mattino e pomeriggio, sabato compreso, perchè il giorno di riposo era il giovedì.

(Dall’intervista ai nonni)
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Oggi le cose sono cambiate…. o no?

Speriamo di non tornare piano piano al tempo dei nonni. Miei.
Buon inizio a tutti: agli alunni, dalla scuola dell’infanzia fino alla secondaria di secondo grado; ai docenti, di ogni ordine e grado; ai genitori, che ricordino che da domani saliranno su una bicicletta insieme agli insegnanti dei loro figli, e che quando si va in bicicletta in due occorre tenere lo stesso ritmo, perchè altrimenti, se uno pedala e l’altro frena, dalla bicicletta si cade. E a farsi male saranno soprattutto i loro figli.

Che sia quindi un anno sereno per tutti, non l’un contro l’altro armati, ma armati solo di buona volontà e tanto impegno, da parte di ognuno.
Giusy

Basta trascorrere una settimana su una qualunque spiaggia italiana ed ecco che il quadro è bello chiaro:

- il padre con la figlioletta e la nuova compagna (la bimba la chiamava “Marta”), esempio di nuove famiglie sempre più presenti, di bambini con due papà e due mamme, bambini che vengono viziati, accontentati in tutto, mai sgridati…. poverini, bisogna capirli! E così, come bagagli, sballottati tra il papà e “lei” e la mamma e “lui”, cercando di dare tutto quello che si può per averli dalla propria parte, illudendosi di averli dalla propria parte, quando in realtà crescono imparando a stare da soli, sfruttando al massimo la situazione e i sensi di colpa dei genitori;

-la coppia di amici, amici da una vita, solo che a un certo punto della vacanza uno dei due “cucca”: e allora ecco che “lei”, la terza incomoda, si piazza tra i due, sotto l’ombrellone con loro, sul lettino vicino a lui, a strusciarsci e baciarsi tutto il pomeriggio fino ad arrivare a mettersi un asciugamano che copra il lavorio delle mani, a fare il bagno con lui, persino la sera a tavola con loro, fino a costringere l’amico a chiamare in soccorso qualcuno da casa che non gli faccia più provare la brutta sensazione di sentirsi “di troppo”;

-l’amica invadente e logorroica in visita giornaliera: la coppia, così tranquilla di solito, è oggi frastornata e quasi in imbarazzo per colpa di questa presenza ingombrante che parla parla parla ininterrottamente per tutto il giorno, seduta sul suo bell’asciugamano bianco steso sulla sabbia, o distesa a prendere il sole, o mentre si succhia un ghiacciolo (secondo me senza nemmeno accorgersi che le si scioglieva in mano)… e sa tutto di tutti, critica tutti, spettegola su tutti, parenti amici e conoscenti… un vero fiume in piena che i due poveri tapini non riescono ad arginare, al di là di qualche “ah sì?”, “ma…”, “sai…”, non riescono a dire: lei li interrompe subito e continua a vomitare parole, tra lo sconforto e gli occhi alzati al cielo di tutti i villeggianti (mai visti tanti lettori mp3 in funzione come quel giorno!);

-la giovane coppia di genitori che per non perdere nemmeno un minuto di sole e di mare si tiene il povero neonato (non avrà avuto più di due mesi, più probabile meno) in spiaggia tutto il santo giorno, col sole cocente delle ore del mezzodì che ti bruciava anche sotto l’ombrellone, e ‘sto povero pupo che piangeva e strillava a più non posso, l’unico modo che aveva per far capire che non stava bene, che era troppo caldo per lui, ma loro niente… la mammina bella si piazzava là con le sue tette al vento che aveva precedentemente spalmato di olio solare e lo allattava sul lettino: mangia, così poi dormi e taci e io posso continuare ad abbronzarmi in santa pace;

-e poi la famigliola che va a fregare i lettini sotto gli altri ombrelloni per far sedere i figli; e i giovani ancora strafatti di alcol e chissàcosaltro dalla sera prima che in branco urlano tutto il pomeriggio incuranti del diritto alla salvaguardia dei timpani altrui; i malati di cellulare che trascorrono ore ogni giorno a raccontare al mondo cos’hanno mangiato, come hanno dormito, com’è il mare, com’è il tempo e quanti ombrelloni sono vuoti o pieni; quelli che non vanno a fare il bagno perchè “mancano ancora 10 minuti alle tre ore” da quando hanno mangiato una fetta di cocomero……

Come dicevo, cosa più di una spiaggia può fornire un completo campionario d’umanità?
Buon inizio settimana,

Giusy

Il fuoco balza e rimbalza, sorpassa le cime, investe i pini interi, li arrossa dalla radice alla vetta, con un fragore di tempesta.

Scaglie di scorza infiammate e pigne ardenti schizzano a gran distanza come i lapilli dei vulcani.
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I nidi innumerevoli filati dalle larve dei bruchi infiammandosi volano a distanza ancora più grande e propagano l’incendio laggiù nella selva sicura.

La resina frigge, sgrigiola, stroscia.
Le fiamme s’involano col fumo sino al cielo.

Un turbine di fumo fosco occupa l’aria, assalta il sole.
Vedo il sole attraverso, simile a un disco rossastro che stia per freddarsi.
Non lo vedo più. E’ ingoiato.

Il vento fa tregua. Il fumo si dirada.
(Gabriele D’Annunzio)

E si ricomincia.
Ogni anno, ogni estate, tornano, puntuali, gli incendi.
Ettari ed ettari di macchia mediterranea distrutti in men che non si dica, chilometri quadrati di pineta bruciati in un batter d’occhi, animali di ogni specie e dimensione morti soffocati dal fumo o, peggio, arsi vivi e, infine, case, strade, campeggi messi a rischio dal fuoco che avanza.

A volte il tributo è ancora più pesante. A volte la vittima è l’uomo.

Ma non colui che il fuoco l’ha appiccato, - poichè sappiamo bene che nel 99% dei casi (e forse più) il fuoco non si è sprigionato da solo – no, lui riesce sempre a mettersi in salvo.

Le vittime in genere sono vigili del fuoco, guardie forestali, volontari o, semplicemente, residenti, villeggianti, turisti, malcapitati che hanno avuto la sfortuna di trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato.

Ora, a parte qualche caso malsano di piromane che, non riuscendo a spegnere il fuoco che lo divora dall’interno gode nel veder bruciare qualunque cosa attorno a sè, sappiamo bene che tutto avviene per oscuri interessi gestiti da persone ancora più oscure.

E non si riesce ad identificarli (?) e quindi a fermarli.

Chissà se riuscire è il verbo giusto da utilizzare? Non so, ero indecisa con volere, ma temevo di andare troppo in là…
Sapete…. adesso siamo spiati…. occorre cautela….

Buon venerdì a tutti voi.
Giusy