La ruota della vita

La Ruota gira inesorabilmente, dall’Oscurità alla Luce e dalla Luce all’Oscurità. Le giornate si accorciano e i venti gentili si trasformano in gelide burrasche. Il sole è debole e pallido, mentre la notte è forte, imperante. Il Dio è morto e quindi, in questo periodo, la Dea piange la perdita del suo consorte. Gli esseri umani si sentono soli, persi nel grande cosmo oscurato da una fitta nebbia, dove il caos è fecondo. Il velo che separa il nostro mondo dall’Altro è sottile e rado in alcuni punti, e consente l’ingresso nelle nostre vite delle cose che temiamo di più, rendendo le notti più lunghe e stregate.

 Mentre scorgiamo la nascita di un nuovo anno, cerchiamo rifugio dalla fredda notte crudele e dalle creature feroci che si nascondono nelle ombre gelide. E’ un tempo di introspezione, di solitudine; il periodo in cui si ricorda coloro che abbiamo perduto e si contempla la nuova direzione che prenderà l’anno a venire. Quando brucia il fuoco del Samhain, ci gettiamo dentro tutti i nostri fallimenti, le nostre paure e le nostre colpe, cancellandole dalla nostra vita, mentre il fuoco dirada le tenebre, relegando le ombre lontano, dove non possono più nuocerci.

 Questo è il terzo raccolto, quello finale, il raccolto che viene dall’anima, quando raccogliamo quello che abbiamo seminato. Sperando che sia stato un buon anno e che abbiamo raccolto a sufficienza, in modo da passare indenni attraverso la lunga, fredda notte. Conserviamo le risate e l’amore per trarne calore, tenendo lontana la paura con la luce dell’amicizia e della famiglia. Se il raccolto è stato magro, siamo soli, in attesa dell’arrivo della luce, sperando che il raccolto seguente sia più abbondante.

 Il periodo di tempo tra Samhain e Yule (parola scozzese per il Natale) è il tempo di Crone, Dagda  e Morrigu: potenti, oscuri e saggi… e allo stesso tempo solenni ed affascinanti. Il ciclo resta fedele alle leggi della natura: tutto quello che vive dovrà morire. Anche se alcuni fili sembrano più lunghi di altri, alla fine noi tutti faremo parte dell’Eternità. E quando l’oscurità sembra all’apice della potenza, la dea si sveglia a nuova vita a Yule, con la rinascita del nuovo Sole, il Dio della luce e del calore. La luce diventa più forte col trascorrere dei giorni e presto ci riscalderà di nuovo con la Sua presenza. La Speranza nasce di nuovo, mentre la vita nasce dalla morte, al nuovo giro della Ruota. La Ruota torna verso la Luce, da Yule a Imbolc (2 febbraio, festa dell’allattamento, punto centrale della metà oscura dell’anno) a Beltane, attraverso il Solstizio d’Estate e di nuovo verso il tempo del raccolto.

Seguendo la Ruota possiamo vedere che dall’Oscurità nasce la Luce, in un’eterna spirale di nascita, morte e rinascita.

(da “halloweenight.it”)

Felice weekend a tutti, che sia stregato o fatato, di rinascita o di conferma, l’importante è che porti tanta serenità nei vostri cuori.

Hallowe’en

Un pentolone che bolle e non smette,
gira e rigira sei volte sette;
sguardo profondo, freddo e deciso,
ombre di luna sul viso.

Formula magica che apre le porte,
muta le facce, cambia la sorte.
Vieni incantesimo tra le mie dita,
gira a rovescio la vita!


Hallowe’en è una festa molto popolare sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna e si celebra la sera del 31 ottobre, la vigilia di Ognissanti. Il nome stesso deriva dalla contrazione di All Hallows’ Eve (Hallows è un nome antico per indicare i Santi).
Contrariamente a quanto si crede però, non sono stati gli Americani a dar vita a questa festa, che ha origini ben più antiche: le prime tracce di questa celebrazione risalgono al periodo dei Celti stanziati nel centro Europa e, quando nel 600 d.C. arrivarono in Gran Bretagna, vi portarono anche le loro tradizioni.
Solo più tardi, tra il 1800 e il 1860, quando gli Irlandesi emigrarono in America in cerca di lavoro e di fortuna, la festa arrivò nel Nuovo Continente.Gli Americani semmai hanno avuto l’idea di renderla una festa più commerciale, complice lo spiccato senso degli affari che li contraddistingue hanno capito col tempo che si potevan far quattrini, e tanti. Così si è trasformata col passar degli anni in un mezzo Carnevale, un po’ più imbevuto di magia e senso dell’horror.


Ma vediamo come tutto ebbe inizio.
L’antica festa Celtica denominata Samhain designava la fine dell’estate, ed era contrapposta a Beltane (l’inizio dell’estate): durante queste due feste si pensava che le porte del regno degli spiriti e del regno delle fate fossero aperte.
A Samhain si celebrava il Capodanno Celtico e i rituali riguardavano il mondo dei morti attraverso divinazione e narrazione di storie; ogni fuoco veniva spento e riacceso solo il giorno successivo.
In questo giorno spiriti e creature fatate invitavano i mortali a trascorrere insieme un anno sulla collina delle delizie insieme a loro; in senso inverso agivano i druidi, che scrivevano messaggi per i defunti e li affidavano al fuoco. Con il cibo e le bevande dell’aldilà, vino, birra e idromele, si banchettava per tutta la durata della festa fra riunioni, battaglie, profezie, incantesimi e sacrifici rituali.Una leggenda irlandese racconta che tutte le persone morte l’anno precedente tornassero sulla terra in cerca di nuovi corpi da possedere per l’anno prossimo venturo. Così nei villaggi si spegneva ogni focolare per evitare che gli spiriti maligni trovassero la strada per arrivare alle abitazioni: il rito consisteva appunto nello spegnere il Fuoco Sacro sull’altare e nel riaccendere il Nuovo Fuoco la mattina seguente. Questo simbolizzava l’arrivo del Nuovo Anno. Quando il mattino giungeva, i Druidi portavano le ceneri ardenti del fuoco presso ogni famiglia che provvedeva a riaccendere il focolare domestico.

Le bestie venivano radunate e rinchiuse in recinti per svernare. Ciascun gruppo di famiglie (Clan) si recava in un villaggio più piccolo e riparato per trascorrere l’inverno. Il villaggio vero e proprio si separava e si sarebbe riunito solo a Beltane (o Beltain).
Il clima era sfavorevole a qualsiasi festa pubblica e per di più nella notte di Samhain i morti e gli spiriti tornavano sulla terra. Nessuno osava avventurarsi fuori dalla propria abitazione. Non c’erano dunque rituali comunitari o feste gaudenti pubbliche notturne come invece spesso si è portati a credere. Solo i druidi si riunivano nelle Selve Sacre o fra i megaliti sparsi lungo i ley, le linee in cui scorreva l’energia della Terra, e lì celebravano solennemente l’inizio del nuovo Anno.


“Samhain è il tempo in cui il semestre scuro comincia. È la fine del ciclo agricolo ed è il momento della raccolta finale. È proibito raccogliere qualunque cosa lasciata nei campi dopo Samhain poiché ora appartiene agli spiriti della natura. È giunto il tempo di prepararsi per l’oscurità che verrà. È tempo di concludere qualsiasi commercio non finito in estate, è tempo di saldare i debiti e i crediti ed eventualmente di riscuotere gli interessi. È quando il velo fra i mondi si assottiglia e la comunicazione fra noi e le anime erranti dei morti si fa più facile. I fatati e gli spiriti sono particolarmente attivi in questa notte. È egualmente uno dei tanti momenti di onorare e ospitare gli antenati morti. Le preghiere e gli alimenti sono lasciate sui gradini della porta, i portelli degli altari sono lasciati aperti e le sedie supplementari sono messe fuori. I focolari sono puliti ed i focolari domestici sono riaccesi da un falò comune sacro che è acceso per sfregamento.”

Come accadde con gli elementi “pagani” del Cristianesimo, anche alcune feste celtiche passarono nella cultura cristiana, dopo che i Romani sottomisero i Celti e quando, più tardi, la Roma cattolica cercò di convertire i Celti pagani. Divenne però chiaro alla Chiesa che i Celti, nonostante la loro apparente sottomissione alla cultura cristiana, continuavano ad aderire testardamente ad alcuni elementi del loro vecchio credo.
Così, all’incirca nel VII sec. d. C., la Chiesa spostò il giorno di Ognissanti, una festa che onorava il martirio dei primi cristiani, da maggio (intorno al 13-14) al 1° novembre, in modo da unirla agli antichi rituali druidici del 31 ottobre. Non solo: la Chiesa assegnò anche dei nuovi significati cristiani a molti dei simboli residui associati a Samhain. Con il passare del tempo gli spiriti, che una volta venivano ritenuti selvaggi e potenti, assunsero un connotato nettamente diabolico e malvagio.
Così, durante le celebrazioni  per All Hallows’ Eve - Hallowe’en, apparvero rappresentazioni di fantasmi, scheletri, simboli della morte, del diavolo e di altre creature maligne, come le streghe.Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma……


Dormite bene………….
Giusy

I fantasmi di Glamis Castle



Il castello di Glamis si trova in Tayside ed è sicuramente uno dei luoghi più conosciuti del Regno Unito, e della Scozia in particolare, per essere protagonista di quel che non si sa se sia leggenda o pura fantasia; storie di maledizioni, fantasmi e segregati si sono susseguite nel corso dei secoli e radicate tanto da giungere fino a noi e da appassionarci alla loro lettura.
Ora andremo a vedere in particolare, partendo da quello che si crede sia stato l’inizio di tutto.
 


Non ci sono prove certe di quanto sto per scrivere, ma secondo una leggenda tutto iniziò quando il castello doveva ancora essere costruito.
Nel X secolo Macbeth uccise suo cugino, allora re di Scozia, Duncan I (omicidio tra l’altro raccontato da Shakespeare) esattamente sul luogo in cui sorgerà più tardi il castello, anche se questa teoria è contrastata da quella degli storici che affermano che tutto ciò in realtà avvenne un po’ più a nord. Poco più tardi, un altro re di Scozia, Malcom II, fu ucciso all’interno del castello, tanto che il suo sangue formò un enorme macchia sul pavimento che non si cancello più, infatti ancora oggi è perfettamente visibile, nonostante ogni nuovo proprietario abbia tentato con qualunque tipo di detergente: alla sera la macchia non c’è più, al mattino è di nuovo al suo posto, uguale identica a com’era prima!

Molti ritengono però che l’origine della sfortunata e travagliata storia del castello sia legata a Sir John Lyon, che nel 1372 acquistò il castello di Glamis. Si narra infatti che nella sua precedente dimora possedesse un calice che, secondo la leggenda, non doveva assolutamente essere spostato da dove si trovava, pena terribili disgrazie che si sarebbero abbattute sulla stirpe di colui che avrebbe osato  tentare un gesto simile. Sir Lyon, naturalmente incurante di queste dicerie, portò il calice nella sua nuova dimora e da allora, per generazioni e generazioni, tra gli abitanti di Glamis si verificano misteriose ed orribili morti; anche Sir John, 11 anni dopo essersi trasferito a Glamis, morì in un duello.


Nel XVII secolo Glamis fu ereditato dal conte Patrick Strathmore(che la leggenda voglia essere un individuo violento, divorato dal gioco e spesso ubriaco); su di lui circolavano due sinistre leggende, forse anche legate al famoso segreto della sua famiglia, terribile segreto questo che, si dice, sia stato tramandato ad ogni discendente maschile della famiglia nel giorno del ventunesimo compleanno, e mistero che negli anni poi non è stato mai svelato, tanto che non si sa neanche quanto antico sia. 


Torniamo alle due leggendedel conte Patrick.
La prima narra che avesse rinchiuso con una massiccia serratura in una stanza segreta un suo figlio nato deforme (un essere mostruoso) nel 1800, per tenerlo lontano da sguardi indiscreti,  fino al giorno della sua morte. Fino ad oggi la stanza segreta non è mai stata ritrovata anche se uno dei più famosi esperti cacciatori di fantasmi (Peter Underwood)  giurò della sua esistenza e disse che  fu costruita attorno al 1684. Questa storia è però legata ad altre due macabre vicende ambientate in camere segrete (non è sicuro infatti se si parli di una sola  stanza o di più di una).

La seconda racconta che Patrick, accanito giocatore, abbia perso la sua anima giocando a carte con il diavolo e sia poi stato costretto a giocare a carte per l’eternità chiuso in questa stanza;  da qui anche la voce che ancora oggi si possa sentire il rumore dei dadi che scivolano sul tavolo. Si dice anche che prima di questa vicenda il conte, costretto ad ospitare (l’ospitalità all’epoca era quasi un obbligo) un Clan che si rifugiava dall’attacco di un altro Clan, rinchiuse i poveretti in una camera  e se ne dimenticò, e che questi portati alla morte dalla fame siano arrivati a mangiarsi a vicenda e a strapparsi a morsi la propria carne.

La conferma dell’esistenza di queste camere segrete la diedero gli ospiti del XIV Conte di Strathmore, che organizzò al castello una festa. Gli ospiti, venuti a conoscenza delle leggende, appesero ad ognuna delle finestre del castello un lenzuolo e con loro grande stupore, una volta scesi in giardino, si accorsero che da alcune finestre non pendeva il lembo di stoffa (da alcune versioni di questa storia le finestre senza lenzuolo sarebbero state dalle 7 alle 12) ma, ritornati dentro per provare a cercare le stanze cosiddette segrete, non le trovarono mai.


Altri spiriti abiterebbero tuttora il castello, i più famosi sono tre:
- Lo spirito di Lady Campbell, la moglie del sesto conte di Glamis che, sospettata di aver tentato di avvelenare il re Giacomo V, marchiata di accusa di stregoneria, fu bruciata sul rogo davanti al castello di Edimburgo, e si dice che la sua anima sia tornata a Glamis in veste di spettro e che disturbi la calma del maniero dondolandosi in una vampa di fuoco proprio sopra l’orologio della torre.

- Lo spettro della donna senza lingua che si aggira nel parco indicando a chiunque incontri la sua menomazione.

- The Mad Earl’s Walk, il fantasma di un conte pazzo che nelle notti di tempesta si aggira per il castello percorrendo sempre lo stesso tragitto.

Altro spirito di cui si sono sentite testimonianze è quello di un bambino, in teoria un servo, che è stato più volte avvistato seduto davanti alla camera della regina madre.


Qualunque sia la verità, Glamis e altri luoghi simili seguiteranno a rimanere famosi nella tradizione delle leggende scozzesi e importanti anche per l’afflusso turistico.
 


Personalmente credo che  continueranno a  stuzzicare la nostra fantasia, anche se con un pizzico di incredulità.
 


Giusy

Jack o’Lantern


Una delle leggende più suggestive di questo periodo è sicuramente quella che riguarda il personaggio di Jack o’Lantern, la famosa zucca svuotata, intagliata e illuminata, che spopola su scaffali e vetrine di tutti i negozi e centri commerciali.
Ne esistono diverse versioni, questa è una delle più famose e raccontate ai bambini nella notte di Ognissanti, o Hallowe’en che dir si voglia.


In Irlanda viveva un uomo di nome Jack, evitato da tutti per la pessima abitudine che aveva di fare brutti scherzi a chi gli capitava a tiro. Era anche un attaccabrighe e un fannullone, motivo in più perché la gente gli stesse alla larga.
Jack si vantava di non aver paura nemmeno del diavolo: “Gli venderei la mia anima se lo incontrassi – diceva – così potrei ricavarne qualche soldo per una bella bevuta!”
Il diavolo, che si sa è sempre pronto a reclutar clienti, decise di metterlo alla prova.
Un giorno gli apparve davanti e gli fece quest’offerta: “Ho sentito che vorresti vendermi la tua anima. Se è vero, io sono pronto a comprarla: ecco qua un sacchetto pieno di monete, tra un anno ripasserò e ti porterò via con me.”
“Affare fatto!” rispose quel demonio di Jack, e preso il sacchetto di monete, se ne andò subito al pub a bersi una birra.

Passò un anno e naturalmente il diavolo si presentò a riscuotere il debito.
Trovò Jack lungo una strada di campagna e gli disse: “Andiamo, il tuo tempo è scaduto!”
“Come faccio ad essere sicuro che sei davvero il diavolo? Potresti essere un impostore!”
“Chiedimi qualunque cosa ed io la farò, così ti convincerai.”
Stavano passando accanto ad un grosso melo ricco di frutti e Jack propose:
“Se davvero sei il diavolo, non avrai difficoltà a trasformarti in una mela di questo albero. Tu fallo, ed io ti crederò e verrò via con te.”
“Tutto qua? Niente di più facile!” rispose l’ingenuo diavolo…
Non appena si fu trasformato in mela attaccata al ramo, Jack con un coltellino tracciò una croce sul tronco del grosso albero, così da bloccare il povero diavolo: la croce, si sa, è da sempre l’unico strumento per renderlo inoffensivo!
Egli dovette rimanere sull’albero finché non fu stagione di raccolta: solo allora, una volta staccato dal ramo, potè riprendere le sue sembianze e andare a cercare Jack. Era furibondo, più infuriato che mai per essersi fatto mettere nel sacco da un povero zotico!
Ma era arrivato il momento di fargliela pagare…
Andò a cercarlo e lo trovò al pub: “Andiamo! – disse – I tuoi trucchetti non funzioneranno più, una volta laggiù te ne farò pentire!”

Ma Jack aveva altri piani: “Senti – rispose – visto che stiamo per andare in un luogo infuocato, vorrei bermi prima l’ultima birra…”
“Va bene, ma poi basta, si parte!”
“Ma come faccio? – piagnucolò Jack – Non ho più un soldo bucato! Facciamo così: tu ti trasformi in una monetina, io la utilizzo per pagare la mia ultima birra, dopodiché tu ti ritrasformi e io prometto che ti seguirò.”
“E sia… Non vedo l’ora di andarmene da questo posto!” tuonò il diavolo.
Non appena si fu trasformato in monetina, Jack lesto lesto la infilò nel portafogli, nel quale custodiva una croce d’argento.
Ancora una volta aveva giocato il diavolo! Quando si dice: saperne una più del diavolo…….

Questi rimase imprigionato nel portafogli fino al giorno in cui Jack, più ubriaco del solito, inciampò e cadde: nella caduta il portafogli uscì dalla tasca in cui era custodito, e la monetina rotolò fuori liberando così il diavolo dalla sua prigione.
“Basta! Non ne voglio più sapere di te! Rimani pure qui finché verrà la tua ora, rinuncio alla tua anima!” gridò disperato il poveretto, e svanì in un turbine di fiamme e fumo. Di lui rimase soltanto un vago odore di zolfo.

Molti anni dopo, anche per Jack venne il giorno della fine. Si presentò in Paradiso, ma ovviamente le porte per lui rimasero chiuse: “Vai all’Inferno, è là il tuo posto!” gli dissero.
Allora scese all’Inferno e bussò al portone, ma quando il diavolo venne ad aprire e lo riconobbe, lo cacciò via in malo modo: “Vattene da dove sei venuto! Non voglio qua dentro qualcuno che possa prendersi gioco di me!” gli gridò.
“Ma come faccio? È buio, ed io non conosco la strada!”
Il diavolo allora gli lanciò un tizzone ardente: “Questa è l’ultima cosa che faccio per te. Sparisci, non ti voglio vedere mai più!”
Il tizzone ovviamente scottava, così Jack prese una rapa (in origine non era la zucca), la svuotò, praticò dei buchi nella scorza e vi mise dentro il tizzone infuocato, in modo da ottenere una specie di lampada.

Se ne tornò così sulla terra, a vagare ogni notte in cerca di rifugio, e chi lo scorgeva girare con quella rapa-lanterna fuggiva spaventato.
Divenne quindi famoso come Jack o’Latern, e condannato a vagare per l’eternità, lui morto, in un mondo di vivi, evitato da tutti.
E voi…., se di notte vi sembra di vedere un tipo che va in giro con la testa sotto il braccio, con gli occhi infuocati e un ghigno al posto della bocca… niente paura, è solo Jack, che cerca un posto per dormire!


È lunghetta, lo so, ma sapeste come piace ai bambini…!
L’atmosfera si fa sempre più misteriosa……
 


Giusy

Danza delle streghe

Le streghe non si vedono, ma le streghe ci sono,
nel buio si radunano, in riva a fiumi e laghi;
corrono senza un frullo, volano senza un suono;
non le sentono gli uomini, non le vedono i maghi.

Le streghe sono magiche, le streghe sono donne,
incendiano le tenebre con le risa e la danza,
fanno ruotar mantelli, le favolose gonne,
finché dura la notte, finché ne hanno abbastanza.

E gli umani le cercano, le vogliono vedere,
curiosi  per le favole, stupiti dalle grida;
e furtivi si accostano, chini tra ombre nere,
tremanti di paura, ubriachi di sfida.

Ma le streghe li sentono, corrono sulle sponde,
sopra le acque fuggono, gioiose equilibriste;
e per gli umani restano i cerchi delle onde
come gonne che ridono: “Le hai viste o non le hai viste?”

(da: Melevisione, Il libro nero di Strega Salamandra)


Secondo una superstizione popolare iniziata nel Medioevo, le streghe sarebbero dotate di poteri soprannaturali malefici derivanti dai loro rapporti con il demonio.
Sempre secondo antiche credenze, le streghe in certe notti fanno convegni notturni (sabba) per celebrare riti magici.


Le streghe hanno una valenza diversa nella mitologia dell’Europa meridionale e in quella nordica.
Nella prima sono mangia-bambini (ricordiamoci di Hansel e Gretel), autrici di malefici incantesimi (la matrigna di Biancaneve) e fatture (la settima fata, quella cattiva, quindi strega, ne La Bella Addormentata), o vecchie a bordo di scope volanti (il bellissimo Hocus Pocus).
 


Nella mitologia nordica invece sono preveggenti, curatrici, sacerdotesse (uno su tutti il mito di Avalon).
In Irlanda si diceva che se le streghe ballavano il sabbasu un campo, questo avrebbe avuto buon raccolto; in Italia, invece, che le messi sarebbero bruciate o marcite!

Diversi luoghi in Italia sono noti per la presenza di streghe. Per citarne uno che ho visitato: Triora, detta la Salem d’Italia, in Liguria (Imperia). Bellissimo, ve lo consiglio: se capitate nei paraggi andate a farci un giro. È, tra l’altro, uno splendido borgo medioevale e merita veramente una visita, anche per l’atmosfera che ancora si respira.

L’etimologia della parola strega conferma inoltre il diverso “carattere” fra le streghe del Nord e quelle del Sud.
Il termine italiano deriva dal latino strix, uccello notturno simile al barbagianni; in inglese witch deriva invece da wicce, poi wicca, che significa “saggia”.


In attesa della notte di Hallowe’en………….
Meglio non farci cogliere impreparati.