A reti unificate (meglio tardi che mai)

“La calunnia è come la vespa che ti importuna e contro la quale non bisogna fare alcun movimento, a meno di essere sicuri d’ammazzarla.”

(Chamfort)

“Con la concordia le piccole fortune crescono,

con la discordia vanno in rovina le più grandi.”

(Sallustio)

Mi sono assiduamente preso cura di imparare a non ridere delle azioni degli uomini, a non piangerne, a non detestarle, ma a comprenderle.”

(Spinoza)

“Le buone parole valgono molto e costano poco.”

(George Herbert)

Anche il mare più tempestoso prima o poi si placa, e la navigazione torna ad essere tranquilla per tutte le imbarcazioni, dal “guscio di noce” al “titan-tlantico”.

A presto (spero)

Giusy

Perle d’Aprile

Sì sì, avete letto bene e non ho sbagliato a scrivere:

PERLE e non PESCE, anche se forse un pesciolino sarebbe stato più in tema con la giornata…

La natura non fa nulla di inutile.

(Aristotele)

Nulla è più facile che illudersi.

Perché l’uomo crede vero ciò che desidera.

(Demostene)

Volete avere molti in aiuto?

Cercate di non averne bisogno.

(A. Manzoni)

Le alternative, in particolare quelle desiderabili,

crescono solo su alberi immaginari.

(Saul Bellow)

L’ambizione ha gli occhi di bronzo,

che mai il sentimento ha inumiditi.

(Shiller)

Una lingua maligna è l’unico strumento da taglio

che si affila con l’uso costante.

(W. Irving)

Sono stata assente per un po’, ma vi ho portato materiale su cui meditare… così mi faccio perdonare la latitanza!

Buon Aprile a tutti!

Quanta filosofia!

Diamo un occhio al significato della parola filosofia partendo dalla sua etimologia: philo-sophia = amore per la sapienza.

Quanto era frivola un tempo questa scienza! Aristotele, Spinoza, Kant…. tutti fissati con l’hobby di  una “visione generale della realtà”: chi siamo? perché siamo? dove andiamo? ecc… ecc… Tutte domande futili ed inutili.

Ma in tempi recenti, fortunatamente, la filosofia è diventata qualcosa di più serio e professionale: lo si intuisce leggendo le interviste rilasciate da persone presentate come “filosofi” di mestiere. Forse c’è pure un albo dei filosofi, un sindacato, dei biglietti da visita con Fil. sbarrato da un tratto di penna. Tutti intervengono su tutto: terrorismo, sport, inquinamento, moda, crisi della coppia e chi più ne ha più ne metta.

Che il livello medio di istruzione si è alzato lo si nota anche dal dilagare della filosofia in ogni strato sociale e negli ambienti più disparati.

Cominciamo dai politici. Le parole come “ideologia”, “programma”, “strategia” apparivano riduttive e allora… via, verso la “filosofia di partito”, che suona meglio.

A questo punto gli industriali si sono trovati spiazzati: potevano continuare a presentare solo dei “piani di produzione” e dei “progetti di sviluppo”? Naaaaaaaaaaa………….. Troppo banale, troppo terraterra. Meglio spiccare un bel balzo verso il futuro con un salto di qualità e parlare di “filosofia aziendale”.

Ma questo è stato solo l’inizio. Se ascoltate il presidente di una qualunque squadra di calcio, per esempio, lo sentirete dire: “La nostra filosofia è l’attacco” (piuttosto che il pressing o la difesa o il prendere a calci gli avversari invece del pallone).

In un negozio di frutta si può leggere questo avviso: “Frutta maturata sul ramo e non in frigorifero: questa è la nostra filosofia“.

E poi abbiamo la filosofia di una emittente televisiva, di un programma d’intrattenimento o di un telegiornale (ops… non sarà per caso una ripetizione?), di uno stilista di moda e della sua maison, di un cantautore di nuova generazione (che i vecchi non hanno bisogno di parlare di filosofia per vendere i dischi),……….. insomma: strada che prendi, filosofia che trovi.

Tutto questo per dirvi che anche il Caffè della Peppina, con buona pace di Aristotele e soci, ha deciso di adeguarsi ai tempi e di fregiarsi di una sua filosofia: quella dell’intrattenimento, del buonumore e del buon gusto (spero). E Vi chiede gentilmente ed umilmente, qualora dovesse disattendere questa sua “filosofia”, di farglielo notare. Grazie.

Ah, avviso già i Signori Clienti che in cantiere c’è un post piuttosto “hot”: magari non rientrerà nella categoria “buon gusto”, ma sicuramente ci sta tutto nella serie “intrattenimento”.
(Avete capito la furbata della proprietaria? S’è inventata delle categorie in cui praticamente può rientrare di tutto! Lascia fare….!)

Dimenticavo: che ne è stato delle vecchie domande: chi siamo? perché siamo? dove andiamo? ecc.. ecc… ?
Semplice: a rispondere a queste domande…. ci pensa l’astrologia!

(p.s. OT: in TV sta passando Mimì… ed io mi commuovo, come sempre.)

Tempo di weekend

Eccoci qua a programmare il weekend: andiamo al mare o in piscina? In montagna o in campagna?

Non c’era una volta il weekend. Qualcuno andava via il sabato e tornava la domenica, ma senza sapere che stava facendo “uichènd”, termine entrato in uso negli ultimi anni. Oggi non si parla d’altro.

Il weekend in origine era un lusso: le vacanze più o meno lunghe, più o meno impegnative, più o meno costose, le facevano tutti; il weekend era un extra: roba da ricchi. Oggi è diventato un’abitudine da poveri: lo si fa al posto delle vacanze. Un giretto di qua, una scappata di là, e l’estate passa così, tra una città d’arte (un po’ di cultura non fa mai male) e uno scivolo in piscina (ah, che fresco rinfresco!), tra un’escursione alpina (andiamo a comprare il formaggio in quell’alpeggio) e un giro tra le cascine (eh…. il miele del signor Baldi…!). Si chiama “diversificare le vacanze”, vuol dire “ghe n’è minga, ghe n’è pù!”

Scherzi a parte, ma neanche poi tanto, la crisi ha un po’ modificato le abitudini degli italiani, e non solo.
Per esempio, ricordo che l’anno scorso al mare gli albergatori rispondevano al telefono o a chi entrava chiedendo una stanza dicendo: “Mi spiace, siamo pieni fino al 28″, e poi vedevi per tutta la località cartelli con scritto “Affittasi”. Parlando con la nostra signora Emilia, la proprietaria dell’albergo in cui alloggiavamo, abbiamo risolto il rompicapo: “Eh, signori miei, non è più come una volta! Le due settimane piene, se non addirittura tre, oggi son roba rara! 8-10 giorni… a volte ci si accontenta anche di 4 o 5… e che vogliamo fare? Dire di no e tenerci le camere vuote?” E infatti era un continuo andirivieni, ogni giorno c’era gente che andava e veniva, mentre la maggior parte degli appartamenti restava inesorabilmente vuota. Molti proprietari si sono adeguati accontentandosi di affittare il loro appartamento anche per una sola settimana… la praticità lomellina afferma che “pitòst che gnént, l’è mej pitòst”, filosofia sposata da molti, ultimamente.

Stiamo assistendo ad estati di grandi vuoti fra gli ombrelloni (mai visti così tanti chiusi come l’anno scorso) che si riempiono solo nel fine-settimana: vacanza mordi e fuggi.

Ai tempi d’oro il weekend tendeva ad allungarsi: per evitare il fine settimana di massa, si anticipava la partenza al venerdì sera, poi al venerdì mattina, poi al giovedì notte; si rientrava il lunedì mattina, poi il lunedì notte. Era diventato un week senza end.

Adesso il weekend si è ridotto all’osso, e il motivo non è solo la crisi, ma anche per evitare code e intasamenti: si posticipa la partenza e si anticipa il rientro. I giornali si ostinano a consigliare le partenze intelligenti, ma questo è un popolo di di geni e, per sopravvivere, bisogna essere più geni degli altri. Basta che qualcuno la domenica a mezzogiorno sotto l’ombrellone tenti di svignarsela alla chetichella, con l’aria di volersi fare solo una doccia, ed è un fuggi fuggi generale verso le auto arroventate, per anticipare le code ai caselli.
E così al ristorante: appena uno si alza, tutti chiedono il conto per non farsi fregare due minuti di vantaggio.

Qualche weekendista navigato, dopo aver sperimentato che ci si imbottiglia a tutte le ore, si mette in marcia la mezzanotte del sabato, piomba al mare come un missile, fa una nuotata all’alba e la domenica è già a casa per l’ora di pranzo, al sicuro (più che mordi e fuggi, direi “fuggi per mordere”). Due partenze intelligentissime, anche se il weekend è un po’ cretino.

Allora mi viene da pensare che probabilmente il weekend perfetto è quando ci si sveglia la mattina, si spalanca la finestra sulla pioggia, si pensa “che bello c’è brutto”, e si torna a letto.

Falsi pudori

Da anni, da qualsiasi discorso, articolo, simposio, tavola rotonda, intervista… il pudore è sempre definito falso. Io ho alcuni pudori: preferisco farmi visitare dall’oculista, che dal ginecologo; preferisco un bagno con la chiave, che non uno alla speraindio; preferisco parlare di temi neutri, che non di funzioni corporali; preferisco un linguaggio pulito, che non usare la classiche “parolacce” (oramai ritenute tali solo da me, credo…) e penso che questo si evinca anche dal mio blog, ed è anche uno dei motivi per cui qualcuno non passa più di qui.

Saranno pudori ridicoli, sorpassati, a volte controproducenti, ma mi rifiuto di ritenerli falsi. Anche l’altro giorno in un’intervista TV una dottoressa ha detto che è difficile scoprire tumori all’ano perché la gente ha dei falsi pudori (ma pensa un po’!) a farsi visitare lì.

È vero, il pudore non è più di moda. È considerato simbolo di arretratezza. Per emanciparsi bisogna superare il pudore e il modo migliore per esorcizzarlo è considerarlo un sentimento ipocrita, falso. Forse anche il legislatore finirà per adeguarsi e lo definirà “il comune senso del falso pudore”.

Esempi di come si possa vincere e ridicolizzare il pudore ci provengono da ogni parte:
- dai programmi televisivi, per esempio, dove a signori e signore vengono posti quesiti fondamentali del tipo: lei che posizione preferisce assumere? dopo quante volte si accorge che il sonno è meglio di un orgasmo? (Ricordo che a Lory Del Santo una volta venne chiesto: è vero che Kashoggi ti ha pagato 120 milioni? Sì, ha risposto senza falsi pudori, ma non per una notte sola, ha aggiunto. Il che è probabilmente una dimostrazione di umiltà, anzi, di falsa umiltà)
- dai giornali, altro esempio, che ci forniscono siparietti quotidiani di vittorie su falsi pudori: l’assessore ammanettato non si copre il viso con i polsi, ma sfida sereno l’obiettivo. Non ha nulla da nascondere, in definitiva ha soltanto fregato la cassa.

È strano: il pudore non è di moda, ma lo è invece la timidezza, che è una sua parente strettissima. Non c’è personaggio (arrivato magari passando sul cadavere di sua madre) che nell’intervista non si confessi fondamentalmente timido. Cassius Clay ha scritto di sé: sono un insicuro dalla nascita. Stefania Sandrelli, del cui inguine non ci è sfuggito un mm2 nel film La chiave, ha confidato ad un cronista: quando entro in una stanza dove ci sono già delle persone, provo un profondo imbarazzo.

Difficile trovare qualcuno disposto ad ammettere che da bambino era un tipo deciso, che ha trascorso un’infanzia spaccatutto, e che anche adesso non ha paura di niente e di nessuno. E se qualcuno, oltre a dichiararsi timido, aggiunge anche di essere distratto, diventa irresistibile come Charlie Brown. Timidezza e distrazione mettono tenerezza. Il pudore no. Col pudore tutti girano alla larga, magari ce l’hanno, ma non lo confessano, perché il pudore è una brutta cosa, il pudore è falso.

Forse si potrebbero trovare altri aggettivi, per esempio:
-il pudore assurdo, suicida, di chi rischia un tumore per non farsi visitare in certi parti del corpo;
- oppure il pudore ridicolo di chi, distrutto da un lungo viaggio in treno, si sforza di non appisolarsi per il timore di russare o di mostrare la mascella cascante;
-o il pudore candido di chi va in bagno con la radio accesa a tutto volume, come Marlon Brando nella Contessa di Hong Kong.

Si potrebbe insomma convenire che il pudore c’è chi ce l’ha e chi non ce l’ha, ma per chi ce l’ha è autentico e non falso.

E se in certi casi riuscirà a vincerlo, supererà una sua verità e non un’ipocrisia.

Leggenda giapponese

 

C’era un medico, nel Giappone antico, che aveva passato molti anni a studiare i metodi di combattimento. Voleva scoprire il segreto della vittoria ma era insoddisfatto, perché alla fine in ogni sistema a prevalere era la forza, o la qualità delle armi, o espedienti ignobili. Questo significava che per quanto uno si allenasse e studiasse le arti marziali, per quanto fosse forte e preparato, avrebbe potuto trovare uno più forte, o meglio armato, o più scaltro, che l’avrebbe sconfitto. (…)

Insomma, questo medico era avvilito perché non faceva progressi nella sua ricerca. Un giorno d’inverno era seduto vicino ad una finestra, mentre fuori nevicava da ore. Guardava fuori, seguendo i suoi pensieri. Tutto il paesaggio era imbiancato, con tanta, tantissima neve. I prati, le rocce, le case erano coperti di neve. Ed anche gli alberi.

I rami degli alberi erano carichi di neve, e ad un certo punto il medico vide il ramo di un ciliegio che cedeva per il peso della neve, e si spezzava. Poi successe la stessa cosa con una grossa quercia. Era una nevicata mai vista.
(…)

Nel parco, un po’ più lontano dalla finestra, c’era uno stagno che aveva intorno dei salici piangenti. La neve cadeva anche sui rami dei salici, ma non appena cominciava ad accumularsi, quei rami si piegavano e la  neve cadeva a terra. I rami dei salici non si spezzavano.

Vedendo quella scena il medico provò un improvviso senso di esultanza e si rese conto di essere giunto alla fine della sua ricerca. Il segreto del combattimento era nella non-resistenza.

Chi è cedevole supera le prove; chi è duro, rigido, prima o poi viene spezzato.

 

Si dice che…

 Il passato è passato.
Viviamo molte vite e il passato è una morte,
è qualcosa che è finito e non può tornare.
Andiamo avanti, ci reinventiamo.
(P. Cornwell - ”Calliphora”)

Come puoi vedere il fondo dell’acqua
se non smetti di turbare la sua superficie?
(M. Mazzantini - ”Non ti muovere”)

Chi invece di cercare di capire
cerca solo conferma a quello che crede di sapere
corre i rischi più grandi.
(A. De Carlo - ”Yucatan”)

Se vuoi guarire
devi curare gli altri
e poi sorridi
o piangi la fortuna
che la tua sorte muta
(Muriel Barbery – “L’eleganza del riccio”)

Nel mio caso il motto “Mens sana in corpore sano”
va sostituito col motto “Mens sana in corpore infirmo”.
Perché ragiono, scrivo, combatto come prima e più di prima.
È come se la mia mente fosse del tutto estranea al mio corpo.
O come se col male del corpo la mente si rinforzasse.
Un fenomeno interessante.
I medici dovrebbero studiarlo,
scoprire se tra il sistema neurologico e la malattia
v’è una sorta di rivalità, infine chiedersi:
può il cervello controllare, tenere a bada,
un mucchio di cellule impazzite?
Può la mente opporsi alla morte, ostacolarla, ritardarla?
Io penso di sì.
Non a caso sostengo che l’anima è una formula chimica.
(O. Fallaci intervista O. Fallaci)

Sai quali sono i caratteri cinesi con cui si scrive la parola crisi?
Pericolo + Occasione.
Forse il pericolo ti sta offrendo un’occasione straordinaria.
(I. Allende - ”La città delle bestie”)

Ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l’inutile è difficile.

È meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti,
e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto
piuttosto che abbia successo un progetto dissennato.
(Epicuro - ”Lettera sulla felicità)

Quella che il bruco chiama fine del mondo,
il resto del mondo chiama farfalla.
(Lao-Tze - “Il Libro della Via e della Verità”)

Siamo tutti prigionieri,
ma alcuni si trovano in celle con finestre,
altri senza.

Disse un filosofo a uno spazzino:
“Ti compiango. Che lavoro duro e sporco è il tuo!”
E lo spazzino a lui:
“Grazie, signore. Ma voi, ditemi, che lavoro fate?”
E il filosofo rispose dicendo:
“Studio la mente dell’uomo, le sue azioni e i suoi desideri.”
Allora lo spazzino riprese a ramazzare e disse con un sorriso:
“Anch’io vi compiango!”
(Kahlil Gibran – “Sabbia e schiuma”)

Inferno e Paradiso

Un sant’uomo ebbe un giorno da conversare con Dio
e gli chiese:

“Signore, mi piacerebbe sapere
come sono il Paradiso e l’Inferno”.

Dio condusse il sant’uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all’interno.
C’era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente
contenente cibo dal profumo delizioso.
Il sant’ uomo sentì l’acquolina in bocca.

Le persone sedute attorno al tavolo erano magre,
dall’aspetto livido e malato.
Avevano tutti l’aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi,
attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo
e raccoglierne un po’,
ma poiché il manico del cucchiaio
era più lungo del loro braccio
non potevano accostare il cibo alla bocca.

Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria
e delle loro sofferenze.
Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.

 

Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta.
Dio l’aprì:
la scena che l’uomo vide era identica alla precedente.
C’erano la grande tavola rotonda
e il recipiente che gli fece venire l’acquolina.
Le persone intorno alla tavola
avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici.

Questa volta, però, erano ben nutrite, felici
e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant’uomo disse a Dio: “Non capisco!”

“E’ semplice - rispose Dio -
essi hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri!
I primi, invece, non pensano che a loro stessi.
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura,
la differenza la portiamo dentro di noi!!!

Mi permetto di aggiungere:
sulla terra c’è abbastanza
per soddisfare i bisogni di tutti,
ma non per soddisfare l’ingordigia di pochi.
Sono le azioni che contano.
I nostri pensieri,
per quanto buoni possano essere,
sono perle false
fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”.

(Mahatma Gandhi)

So che la conoscerete già tutti, in più, per una come me, è insolito un post come questo…. ma mi piace l’idea di fondo, e me la sono trascritta qui, in mezzo a tutti i miei appunti e le citazioni raccolte qua e là, per evitare che vada perduta in qualche agenda destinata al macero.

E poi…. in  un bazar ci sta anche questo, no?


Giusy

Lo spazzolino da denti

Filippo era uno di quelli che si vantava di saper fare le valigie. Ed era vero.
Egli, per esempio, metteva nella valigia due spazzolini per i denti.
- Non si sa mai – diceva – ci potrebbe essere uno scontro ferroviario: si rompe uno spazzolino, resta l’altro.

Che sciocchezza! In uno scontro ferroviario, se si rompe uno spazzolino è molto probabile che si rompa anche l’altro. Capiremmo se nella valigia si mettesse addirittura una dozzina di spazzolini da denti. Allora, per quanto grave possa essere lo scontro ferroviario, c’è sempre la speranza di salvarne uno.  Ma anche questa è una sciocchezza: se lo scontro ferroviario non avviene? Che se ne fa uno di dodici spazzolini per i denti?

- Conobbi per l’appunto un tale – disse Filippo mentre riempiva la valigia – che non viaggiava mai con meno di trenta spazzolini per i denti, in previsione di scontri ferroviari. Ebbene, una volta lo scontro avvenne e la precauzione apparve assolutamente inutile.

- Non si salvò nemmeno uno degli spazzolini del vostro amico? – chiese Battista impressionato.

- No, – disse Filippo – gli spazzolini si salvarono tutti, ma non si salvò nemmeno uno dei suoi denti.

(Achille Campanile)


Puoi fare tutte le previsioni che vuoi.
Puoi programmare ogni minimo dettaglio.
Puoi prevedere anche il più piccolo inconveniente.
Puoi essere previdente fino a diventare paranoico.
Stai certo che ci sarà sempre qualcosa, un particolare, un insignificante dato che è sfuggito alla tua pianificazione.
E sembra cosa strana e assurda che un solo, piccolo, inutile tassello faccia cadere tutto il castello di carte che avevi costruito così bene, con tanta attenzione.


Guarda il Titanic…. è bastato un misero spuntone di ghiaccio (voglio dire… ghiaccio, fatto di acqua, che basta un po’ di calore perché si sciolga e scompaia per sempre) per affondare l’Inaffondabile.
 


Meglio non fare programmi e lasciare che le cose vadano come devono andare… tanto, andrebbero così comunque!
Tutte energie risparmiate.
Tanto stress in meno.

Le fiabe dei personaggi delle fiabe


Nel paese delle fiabe, si sa, abitano i personaggi delle fiabe. Il loro passatempo preferito è raccontarsi delle fiabe che parlino di personaggi per loro straordinari. Infatti ne inventano sempre di nuove, non si stancano mai di raccontarle e, a sentirle, si divertono da matti.Eccone una raccontata da un personaggio delle fiabe ai suoi colleghi seduti attentissimi attorno a lui.

- C’era una volta – comincia – un uomo che ogni mattina alle sette e mezza in punto usciva di casa. Prendeva l’autobus e arrivava alle otto precise in ufficio. Sedeva alla scrivania e lavorava fino alle due…

-E poi?… E poi? – chiedono asiosamente gli ascoltatori.

- Alle due andava a mensa, pranzava, e alle tre riprendeva a lavorare.  Lavorava fino alle sei e, chiuso l’ufficio, tornava a casa.

- Allora?… Allora? – tutti spasimano dalla curiosità.

- Allora cenava, vedeva per un’oretta la televisione, e poi andava a dormire. Vi è piaciuta?

- Bellissima!… Stupenda! – tutti sono entusiasti, battono le mani.

- Ne sai qualcun’altra? Su, raccontacela…

Non c’è da meravigliarsi che nel paese delle fiabe ai personaggi delle fiabe sembrino fantastiche e meravigliose le storie vere degli uomini veri!

(Marcello Argilli)


Quante volte abbiamo pensato che la vita degli altri fosse perfetta?
Quante volte abbiamo invidiato la vita di qualcun altro, amico o sconosciuto che fosse?
Quante volte abbiamo pensato:
Che uomo fortunato è quello…. lui sì che ha una vita interessante!
Che donna fortunata ad aver incontrato un uomo così!
La vita degli altri spesso ci sembra migliore della nostra, ma solo perché non ne conosciamo a fondo tutti gli aspetti.
Una mia amica una volta mi disse: sono convinta che se ognuno di noi portasse in piazza la propria croce e la mettesse là, in esposizione e a disposizione degli altri, alla fine ognuno si riporterebbe a casa la propria, perché almeno la conosce e sa con cosa, o con chi, ha a che fare.
Credo avesse ragione.


Il paese delle fiabe sembra noioso a chi ci abita.
La prossima volta giuro che ripubblico un post per sorridere un po’… almeno stiamo in allegria, che è meglio.