Il segreto della felicità

I valori positivi e il vivere bene si tengono uniti.
Ma ci sono alcuni nemici, per esempio: l’invidia.

L’invidioso, qualsiasi cosa possieda, comunque egli sia od agisca, non è mai soddisfatto della propria posizione. Aspira a quella degli altri, pretende quella degli altri, ed è verso questa direzione che si muove, che costruisce desideri ed interessi, fino a rendere solo quest’idea positiva e a declassare come negativa la situazione in cui si trova, tendendo così ad allontanarsene sempre più.

Il tranello dell’infelicità sta qui: il volere come mio qualcosa che è desiderato proprio in quanto altrui; e sta nel meccanismo che si instaura su questa contraddizione. Il vecchio detto “l’erba del vicino è sempre più verde” è il cardine su cui l’invidioso costruisce la propria vita e lo porta a non godere di ciò che possiede.

È facile illustrare questa situazione: possiede una bella automobile sportiva, ma ecco il tarlo dell’invidia mettersi in funzione se il vicino o il collega ne possiede una più potente, poiché non vede più i lati positivi della sua automobile, ma ne nota solo gli aspetti negativi in relazione a quella del vicino. E se anche dovesse riuscire ad acquistarne una uguale, pensate che sia poi felice? No, perché poi ne vorrebbe una più potente ancora…. la Ferrari diverrà il sogno ultimo (o magari l’aereo personale…!). Il meccanismo non perdona: l’invidioso è destinato a non godere mai.

IL TRANELLO sta nel pensarsi uguali a come si è veramente, ma con la convizione che se avessimo quell’auto, quella villa, quella barca…. saremmo migliori,  finalmente appagati. A volte questa mania, questa fissazione, quest’ossessione si trasferisce addirittura sulle persone: ah, se avessi anch’io una moglie/un marito/dei figli/una famiglia così…. finendo così col non apprezzare più gli affetti che ci circondano.

L’INGANNO sta nell’illusione che l’ottenere ciò che tanto si desidera porterà beneficio a tutto il resto, che tutta la nostra vita ne risulterà migliorata. Illusione, infatti. Perché se quello è il tarlo che ci rode, sia chiaro che non smetterà mai di lavorare.

Ben diceva però il caro vecchio Metastasio:

“Se a ciascun l’interno affanno
si leggesse in fronte scritto,
quanti mai che invidia fanno,
ci farebbero pietà.”

Inferno e Paradiso

Un sant’uomo ebbe un giorno da conversare con Dio
e gli chiese:

“Signore, mi piacerebbe sapere
come sono il Paradiso e l’Inferno”.

Dio condusse il sant’uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all’interno.
C’era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente
contenente cibo dal profumo delizioso.
Il sant’ uomo sentì l’acquolina in bocca.

Le persone sedute attorno al tavolo erano magre,
dall’aspetto livido e malato.
Avevano tutti l’aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi,
attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo
e raccoglierne un po’,
ma poiché il manico del cucchiaio
era più lungo del loro braccio
non potevano accostare il cibo alla bocca.

Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria
e delle loro sofferenze.
Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.

 

Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta.
Dio l’aprì:
la scena che l’uomo vide era identica alla precedente.
C’erano la grande tavola rotonda
e il recipiente che gli fece venire l’acquolina.
Le persone intorno alla tavola
avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici.

Questa volta, però, erano ben nutrite, felici
e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant’uomo disse a Dio: “Non capisco!”

“E’ semplice - rispose Dio -
essi hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri!
I primi, invece, non pensano che a loro stessi.
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura,
la differenza la portiamo dentro di noi!!!

Mi permetto di aggiungere:
sulla terra c’è abbastanza
per soddisfare i bisogni di tutti,
ma non per soddisfare l’ingordigia di pochi.
Sono le azioni che contano.
I nostri pensieri,
per quanto buoni possano essere,
sono perle false
fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”.

(Mahatma Gandhi)

So che la conoscerete già tutti, in più, per una come me, è insolito un post come questo…. ma mi piace l’idea di fondo, e me la sono trascritta qui, in mezzo a tutti i miei appunti e le citazioni raccolte qua e là, per evitare che vada perduta in qualche agenda destinata al macero.

E poi…. in  un bazar ci sta anche questo, no?


Giusy

Le fiabe dei personaggi delle fiabe


Nel paese delle fiabe, si sa, abitano i personaggi delle fiabe. Il loro passatempo preferito è raccontarsi delle fiabe che parlino di personaggi per loro straordinari. Infatti ne inventano sempre di nuove, non si stancano mai di raccontarle e, a sentirle, si divertono da matti.Eccone una raccontata da un personaggio delle fiabe ai suoi colleghi seduti attentissimi attorno a lui.

- C’era una volta – comincia – un uomo che ogni mattina alle sette e mezza in punto usciva di casa. Prendeva l’autobus e arrivava alle otto precise in ufficio. Sedeva alla scrivania e lavorava fino alle due…

-E poi?… E poi? – chiedono asiosamente gli ascoltatori.

- Alle due andava a mensa, pranzava, e alle tre riprendeva a lavorare.  Lavorava fino alle sei e, chiuso l’ufficio, tornava a casa.

- Allora?… Allora? – tutti spasimano dalla curiosità.

- Allora cenava, vedeva per un’oretta la televisione, e poi andava a dormire. Vi è piaciuta?

- Bellissima!… Stupenda! – tutti sono entusiasti, battono le mani.

- Ne sai qualcun’altra? Su, raccontacela…

Non c’è da meravigliarsi che nel paese delle fiabe ai personaggi delle fiabe sembrino fantastiche e meravigliose le storie vere degli uomini veri!

(Marcello Argilli)


Quante volte abbiamo pensato che la vita degli altri fosse perfetta?
Quante volte abbiamo invidiato la vita di qualcun altro, amico o sconosciuto che fosse?
Quante volte abbiamo pensato:
Che uomo fortunato è quello…. lui sì che ha una vita interessante!
Che donna fortunata ad aver incontrato un uomo così!
La vita degli altri spesso ci sembra migliore della nostra, ma solo perché non ne conosciamo a fondo tutti gli aspetti.
Una mia amica una volta mi disse: sono convinta che se ognuno di noi portasse in piazza la propria croce e la mettesse là, in esposizione e a disposizione degli altri, alla fine ognuno si riporterebbe a casa la propria, perché almeno la conosce e sa con cosa, o con chi, ha a che fare.
Credo avesse ragione.


Il paese delle fiabe sembra noioso a chi ci abita.
La prossima volta giuro che ripubblico un post per sorridere un po’… almeno stiamo in allegria, che è meglio.

L’albero


A mezzanotte di Natale, in un quartiere povero di New York, si faceva la prova dell’albero: il venditore regalava gli alberi che non aveva venduto ai ragazzi che erano capaci di afferrarli, restando in piedi, quando egli li lanciava contro di loro con tutte le sue forze.Quando Francie aveva compiuto dieci anni e Neeley nove, la mamma permise loro di partecipare alla gara.
Francie aveva scelto l’albero dalla mattina e per tutta la giornata aveva pregato perché nessuno lo comprasse. Per fortuna a mezzanotte c’era ancora: era il più grande che vi fosse.


Fu proprio quell’albero che il venditore prese per primo:
- Chi vuole provare? – domandò.
Francie si fece avanti.
- Sei troppo piccola!
- Mio fratello ed io insieme non siamo troppo piccoli – rispose Francie, spingendo avanti Neeley.
- In due non va bene! – protestò un ragazzo presente.
- Sta’ zitto tu! Quei due piccoli hanno del coraggio ed hanno diritto di tentare la prova. Indietro gli altri!
L’uomo piegò il braccio per lanciare l’albero e si accorse di quanto erano piccoli i due bambini. Per un attimo pensò:
- Perché non do l’albero e auguro a loro Buon Natale?
Ma poi pensò che anche gli altri avrebbero voluto un albero in regalo e l’anno successivo nessuno avrebbe più comprato nulla da lui.
- Che si arrangino – concluse – bisogna che quei bambini imparino a cavarsela! – e lanciò l’albero.


Francie vide l’albero volare, ma non si mosse. Barcollò quando la colpì e Neeley fu sul punto di cadere, ma la sorella lo aiutò a restar diritto. Quando i ragazzi più grandi tirarono via l’albero, videro i due fratellini, in piedi, che si tenevano per mano. Erano graffiati, tremavano, ma sorridevano anche, perché avevano vinto l’albero più grosso.
Il venditore si congratulò con i vincitori e consegnò loro il premio.

(Betty Smith)


Ci vuole una grande forza d’animo e un grande coraggio per fronteggiare in modo così deciso una prova difficile, e se si ha accanto qualcuno su cui poter contare, su cui fare affidamento, qualcuno che sappiamo ci darà una mano nel momento più difficile, allora anche noi possiamo stare lì, in piedi, ad aspettare il nostro albero.
Non importa quanto sia grande, quanto sia pesante, se ha i rami che pungono e graffiano: c’è qualcuno al nostro fianco e allora tutto non può andare che bene, qualunque sia la prova che ci troviamo ad affrontare.


Ecco, questo è il mio desiderio per il nuovo anno.
Io mi auguro di avere sempre accanto qualcuno su cui avere la certezza di poter contare.

Io mi auguro di avere sempre la forza di affrontare tutte le prove in cui inevitabilmente ci si imbatte nel corso della vita.

Io mi auguro di avere sempre il coraggio di guardare l’albero che arriva senza battere ciglio, sicura di potercela fare, perché saprò che non sarò sola in quel momento, e che quando l’albero cadrà a terra, io sarò ancora lì, dritta in piedi, vittoriosa.

E mi porterò a casa il mio albero, così da potermelo guardare ogni volta che mi prenderà lo sconforto: in questo modo avrò il coraggio e la forza di andare avanti ancora, e ancora, e ancora.

E, se vi fa piacere, se vi sembra un buon augurio, lo estendo anche a tutti voi, o perlomeno a chi lo desidera, ma solo dopo avervi augurato di dover affrontare il minor numero possibile di alberi: vorrei che non ci fossero prove difficili da superare – lo spero  con tutto il cuore – ma sappiamo che la vita non fa sconti.Quindi, se giorni difficili ci sarannno, speriamo almeno di non essere soli a fronteggiarli.


Chiedo scusa se ho interrotto l’euforia di questi giorni con pensieri un po’ meno allegri del solito, ma i primi auguri, i più importanti, li voglio proprio dedicare ai giorni difficili: non è proprio in quel momento che sono più utili?
Poi, se sarà un anno fatto solo di momenti belli…. meglio così, gli auguri li mettiamo in cassaforte, così aumenteranno di valore.


Buona notte a tutti.
Giusy

Monica

Avevo sei anni (e mezzo o poco più) e frequentavo la prima elementare.
Ero ancora fglia unica.
In questo periodo della mia vita è localizzato il mio primo ricordo del Natale.
Ricordo che passavo ogni giorno davanti alla merceria del paese, uno dei due negozi che vendevano anche giocattoli.
Lì, al centro della vetrina, come una principessa d’alti natali, stava seduta Monica.

Era una bambola di gomma morbida, di quelle che s’usavano ai miei tempi, e aveva – meraviglia di tutte le meraviglie - gli occhi mobili. Che magia!
Fino ad allora le avevo viste sempre con gli occhi dipinti, sempre aperti, sbarrati, anche quando le mettevo a nanna.
Monica aveva i capelli di un biondo molto chiaro, come i miei, lunghi fin sulle spalle, con la frangetta e due mollettine ai lati decorate da due micro-mazzolini di fiorellini blu.
Indossava un abito di velluto blu con il collettino di pizzo bianco e con un grembiulino d’organza a righe bianche e blu annodato in vita.
Ora, voi mi direte, dove s’è mai vista una principessa col grembiule?
Ma a quel tempo certe sottigliezze non mi si affacciavano neppure alla soglia della mente: era bellissima e tanto mi bastava. Ne ero affascinata. Innamorata, oserei dire.


Stava seduta là,  con le braccine tese, e mi sembrava che dicesse: “Prendimi! Portami via con te!”
Aveva un visetto bellissimo, con due guance paffute e una boccuccia che sorrideva gioiosa.
Ogni volta che passavo di lì mi incollavo alla vetrina, e mia mamma doveva letteralmente trascinarmi via.
“Me la compri?”
“Costa troppo, non abbiamo i soldi per una bambola così costosa.”
Quanti pianti mi sono fatta!

Allora ho scritto la letterina a Gesù Bambino.
Ricordo che la maestra ci aveva detto di comprarne una e che ci avrebbe aiutato lei a scriverla a scuola.
Non so bene cosa scrissi, ma ho ben presente la letterina: un foglio bianco con righe molto distanziate tra loro e lassù, in cima al foglio, un disegno della Natività.


Oh, come mi piaceva guardare quella mamma, vestita di rosa e con un manto azzurro, con quel volto pieno d’amore che guardava il suo bambino, adagiato sulla paglia e coperto solo da un lenzuolino, come se fosse il bambino più bello del mondo!
E il papà che se ne stava in disparte, con un abito marrone, e si appoggiava ad un bastone… un angelo svolazzava su tutti, un paio di pecorelle qua e là….
Ma quello che più ricordo è il blu del cielo, un blu così intenso che sembrava liquido!
E poi, più di tutto, i brillantini! Sulle stelle, sulle aureole, sulle pieghe dei vestiti…. brillantini argentati che avevo persino timore a toccare, perché mi ero accorta che si staccavano e mi rimanevano appiccicati alle dita…. e io non volevo che Gesù Bambino ricevesse una lettera senza quella meraviglia! Doveva essere bella, la più bella, doveva brillare, così l’avrebbe notata fra tutte e, contento di aver ricevuto una simile meraviglia, mi avrebbe portato Monica.
Scritta la letterina, la consegnai a mia mamma che mi assicurò l’avrebbe spedita subito la mattina seguente.
E cominciò l’attesa, con i miei mi dicevano: “Non illuderti… guarda che Gesù Bambino è povero, più povero di noi… e deve pensare a tanti bambini! Non so se ce la farà a portarti la tua bambola.”

Io tacevo, ma dentro di me inviavo mille preghierine e mille promesse con tutti i buoni propositi che mi venivano in mente al Bambino: “Se mi porti la mia bambola ti prometto che io……” e giù un rosario di farò e non farò, dirò e non dirò….


La mattina di Natale saltai giù dal letto come una molla, corsi giù per le scale a rotta di collo, con le urla di mia mamma che mi inseguivano, ma che io sentivo a malapena… e là, sul tavolo, proprio al centro, seduta come era stata seduta per tanto tempo in vetrina, c’era lei. Monica. Con le sue braccine tese.
Credo di ricordare che quel giorno non mangiai neppure, non ho mai voluto lasciarla, forse per timore che svanisse all’improvviso, così come era apparsa.


Rimase con me per molto tempo, come nuova, nonostante non la lasciassi mai. Le storie che mi sono inventata con lei! Ore e ore a giocare e fantasticare….
Rimase intatta fino a quando, qualche anno dopo, mia sorella cominciò a camminare e a toccare tutto quello che le capitava a tiro.
Era una lotta continua: lei voleva spogliarla e poi la lasciava in giro senza vestiti… e giù liti… finché un giorno, tornata da scuola, scoprii con orrore che l’aveva spogliata e……. lavata! I suoi capelli erano adesso un ammasso aggrovigliato, i vestiti, lavati pure quelli, erano in uno stato pietoso….
Fu il mio primo grande dolore, la mia prima grande arrabbiatura, soprattutto con mia mamma, che gliel’aveva lasciato fare.
“Eh… è piccolina… cosa vuoi che ne sappia lei? E con qualcosa deve pur giocare!” mi disse.
“Ma è la mia bambola!” protestai.
“Tu adesso sei grande (avrò avuto sì e no 10 anni), è ora che la smetti di giocare con le bambole!” fine dell’infanzia.

Da lì iniziò un’escalation verso il basso di orrori quotidiani: ricordo su tutti il giorno in cui le tagliò i capelli (non si potevano più pettinare!) e, infine, l’ultima tragedia: un occhio le era finito dentro la testa!


Adesso era senza un occhio, quasi calva, vestita di stracci….. ma nonostante tutto la conservavo ancora, ci giocavo ancora.
Poi, un giorno, sparì. Non si trovava più. La cercai ovunque: niente. Svanita.
Mia mamma l’aveva buttata, ma me lo disse solo molti anni più tardi, quando ormai sapeva che non mi sarei più arrabbiata.

Eppure me la ricordo ancora, come fosse oggi: ogni Natale mi ritorna in mente la mia compagna di giochi. Sarà normale? Uhm… mah!
Ma tanto… non ci posso fare niente: ai ricordi non si comanda!

Una mamma


Oggi è il compleanno della mia bambina Vera Eunice. Volevo comprarle un paio di scarpe, ma il mangiare costa un’enormità e non possiamo realizzare due desideri alla volta. In questi tempi si è schiavi del costo della vita. Ho trovato un paio di scarpe nell’immondizia, le ho lavate e rammendate e gliele farò mettere.
 


Non avevo soldi per comperare il pane. Allora ho lavato tre bottiglie e ho fatto un cambio con Arnaldo: lui si è tenuto le bottiglie e a me ha dato il pane.
Sono andata a vendere la carta. con i soldi ho comprato un po’ di carne, un chilo di lardo, un chilo di zucchero, un po’ di formaggio. I soldi sono finiti. E domani?
 


Oggi si è fatto giorno piovendo. È un giorno simpatico per me: il giorno dell’abolizione della schiavitù, nel quale commemoriamo la liberazione degli schiavi.
Continua a piovere e io ho soltanto fagioli e sale. Piove forte, ma ho mandato i bambini a scuola lo stesso. Scrivo aspettando che cessi di piovere per andare a vendere i ferri vecchi che ho raccolto. Con i soldi dei ferri compero riso e salsiccia.
 


Mi fanno tanta pena i miei bambini. Quando vedono qualcosa da mangiare gridano: “Viva la mamma!”. La loro gioia mi dà piacere, ma ho perso ormai l’abitudine di sorridere! Dieci minuti dopo chiedono dell’altro da mangiare.
Così io lotto sempre contro la schiavitù presente: la fame!

Mi sono alzata dal letto alle tre del mattino perché quando la gente si sveglia comincia a pensare alla miseria che la circonda e perde del tutto il sonno. Mi sono alzata per scrivere.
Mentre scrivo immagino di abitare in un castello dorato che splende al sole. Immagino le finestre d’argento, gli specchi brillanti. Il mio  sguardo si posa sul giardino. Contemplo i fiori di tutte le specie. Mi è necessario creare questo ambiente fantastico, per dimenticarmi che abito nella “favela”.

 


Sono andata a prendere l’acqua. Ho guardato in alto: nel cielo brillavano le stelle. Come è orribile pestare nel fango! Come è orribile pensare tutti, tutti i giorni alla fame dei miei figli!
Le mie ore felici sono quelle che passo nei miei castelli di sogno.
 

(Carolina Maria de Jesus – “Quarto de Tespejo” – Bompiani)


Quanta differenza coi bambini del post di ieri…..!
Lontani anni-luce.
Eppure i bambini sono uguali in tutto il mondo….. o no?
O forse sarebbe più corretto dire: i bambini dovrebbero essere uguali in tutto il mondo? Dovrebbero avere gli stessi diritti?
Avere anche, perché no, il diritto di piangere senza motivo, solo per sentirsi coccolati, rassicurati, amati, al centro dell’attenzione.
 


Quanta differenza con le mamme del post di ieri….!
Distanza stratosferica.
Eppure le mamme sono uguali in ogni parte del mondo… o no?
O forse sarebbe più giusto dire: le mamme dovrebbero essere uguali in ogni parte del mondo? Dovrebbero avere le stesse preoccupazioni?
Avere anche, perché no, la preoccupazione di scoprire il perché del pianto disperato dei propri figli, invece di saperne già il motivo.
 


Quello che non ti aspetti.
Come si fa in fretta a passare da un post semiserio, ironico, leggero, anche divertente se vogliamo…. ad uno che ispira emozioni e sentimenti di tutt’altro genere!
 


Ma provate a pensare a questo: se avessi postato ieri questo racconto e stasera i due di ieri, avreste avuto la stessa reazione di simpatia e sorriso leggendoli? O piuttosto di fastidio? Cosa vogliono questi mocciosi? Cosa pretendono? Non sanno che ci sono bambini che non hanno nulla da mangiare? Che piangono per fame vera?
 


Quello che mi piacerebbe.
Mi piacerebbe che nella realtà fosse così facile anche il percorso inverso.
Che i bambini di stasera potessero vivere le stesse vicende di quelli di ieri.
E non per una sera sola.

“Anch’io sono nel fango
però guardo su le stelle
e le vedo così belle
perché l’anima è un concetto senza età
così libera e straniera
e la mia anima è leggera come me
che volo via…”
(E. Ruggeri – “Fango e stelle”)


Giusy

Ho trovato!

 

… Queste isole sono molto belle, tutte accessibili, coperte da una lussureggiante vegetazione, con alberi di mille specie che quasi toccano il cielo.
Io credo fermamente che essi non perdano mai le foglie, poiché li vidi così verdi e così belli quali lo sono gli alberi in Ispagna al mese di maggio.


Alcuni erano in fiore, altri carichi di frutta. Gli usignoli ed altri piccoli uccelli di mille specie cantavano al mese di novembre, quando io giunsi in questi paraggi.
Vi sono delle palme di sei o sette specie, bellissime per la verità. Vi sono delle pinete meravigliose, dei campi vastissimi, del miele, molte specie di uccelli e svariatissime qualità di frutta.

(dalla relazione di Cristoforo Colombo ai Sovrani di Spagna, 15 febbraio 1493) 

Cosa “hai trovato”? Mi chiederete voi.
Ho trovato il posto dove voglio andare a vivere o, almeno, dove andare a trascorrere gli ultimi anni della mia vita.
 


Lo so che parlare di paradisi simili è deleterio per la mente, trattandosi di un’utopia, di una chimera, dell’isola che non c’è (o meglio, c’è… ma non per me!) e si finisce col sentirsi frustrati, coll’esclamare: “Ma perchè io no?” e a vedere i giorni a venire come una punizione divina, immersa nella nebbia padana come i dannati nelle ribollenti acque dello Stige, e siccome non sono nè iraconda nè accidiosa la punizione mi pare alquanto severa….
 


Lo so che mi sentirò dire: “Accontentati di quello che hai! Molti non hanno neppure questo!” ed è vero, lo ammetto….
Lo so che il solo pensare alla pensione adesso è follia, follia pura (anche perchè coi tempi che corrono, un giorno finirò per appoggiare la testa sulla cattedra e i bambini diranno: “Toh! La maestra si è addormentata!”… no bambini, la maestra è morta.)…..


Eppure… sapere che ci sono luoghi così, luoghi dove capisci, ti rendi conto, accetti ed ammetti che il paradiso sì, il paradiso in fin dei conti esiste davvero… mi mette addosso un pochino di tristezza… giusto un velo, eh? Niente da dover curare con ansiolitici o antidepressivi, ma nemmeno con la valeriana… sia chiaro! Però…… uffa!
A volte penso che basterebbe un pizzico di coraggio e un po’ d’incoscienza (q.b., come indicato nelle ricette…) per staccare la corrente e chiudere il gas e…. VIA! verso un nuovo mondo e una nuova vita…….


Aaaaaahhhhhhh, che bello! Fatemi sognare dai, tanto so già che non vincerò il jack-pot, ma nemmeno il vitalizio di 4000 eurini mensili… non gioco mai! Come potrei?

E voi? Qual è il vostro sogno nel cassetto? Me lo volete/potete raccontare?
Dai dai… che ci facciamo un bell’album!

Vivi e ama così

Non vivere su questa terra
come un inquilino
o come un villeggiante
nella natura.

Vivi in questo mondo
come se fossa la casa di tuo padre.

Credi al grano,
alla terra, al mare,
ma prima di tutto credi all’uomo.

Ama la nube, la macchina, il libro,
ma prima di tutto ama l’uomo.

Senti la tristezza
del ramo che secca,
del pianeta che si spegne,
dell’animale infermo,
ma prima di tutto la tristezza dell’uomo.

Che tutti i beni della terra
ti diano gioia,
che l’ombra e la luce
ti diano gioia,
che le quattro stagioni
ti diano gioia,
ma che prima di tutto l’uomo
ti dia a piene mani la gioia.

(Nazim Hikmet)

Dopo tanto discutere di scuola, rilassiamoci la mente e riappacifichiamoci i cuori con questa stupenda poesia-verità.
Se invece avete ancora argomenti da discutere, chiarire, battere e ribattere, il dibattito resta aperto al piano inferiore: Venghino siorri venghino!

Grazie!

COMINCIAMO COL DIRE CHE…

NON SO COSA DIRE!!!

Ovvero:

non so cosa dire se non…

GRAZIE! ♥

Non è un risultato da poco per un blog che compirà 6 mesi solo il 23 agosto!!!

Grazie a voi che non vi stancate mai di passare, di leggere, di lasciare un commento, un saluto, un’immagine…

Grazie anche a voi che quotidianamente vi fermate per un caffè, leggete e preferite rimanere anonimi…. per una volta mi piacerebbe sapere chi devo ringraziare, ma se preferite così, va bene comunque!

Dopo tutta questa fatica, mi merito anch’io un pochino di riposo…

… ebbene sì, mi aspetta il mare! Solo pochi giorni, eh? Poi sarò di nuovo qui, a scrivere e a leggervi. Promesso!

Intanto vi lascio le istruzioni per l’uso:

1. Se passate di qui e avete voglia di un caffè, la chiave è nella scatoletta marrone, quella sulla panca di fianco alla porta: vista? Bene.

2. Ricordatevi di chiudere quando andate via, e di riporre la chiave dove l’avete trovata: qualcuno dopo di voi potrebbe cercarla inutilmente.

3. Se vi vien voglia di aprire le finestre per far cambiare aria, ricordatevi di richiudere prima di andare via, onde evitare spiacevoli allagamenti in caso di temporali o altrettanto spiacevoli intrusioni da parte di vandali in cerca di svago.

4. Nel caso decideste di accendere il fuoco per una serata romantica davanti al lago, di quelle con chitarra, vinello e buona compagnia, abbiate cura di spegnerlo prima di andarvene: non vorrei allertare la forestale!

5. Non esagerate nel dar da mangiare ai due bianchi pennuti: sono autosufficienti, ma anche molto voraci e non sanno porsi un limite… più gliene si dà, e più divorano! Potrebbero anche schiattare per indigestione!

6. Se qualcuno proprio si annoia e non sa come far passare il tempo, una spuntatina al prato non andrebbe male…. al mio ritorno colazione pagata per un mese.

7. Infine, se qualche baldo giovane volesse aiutare la povera fanciulla a ritrovare l’orecchino che ha smarrito ormai quasi due mesi fa… mi farebbe un grande favore: sarà anche decorativa, ma comincia a darmi sui nervi! In questo caso sarà lei a ricompensarvi… come, non lo so, ma sono sicura che troverete un accordo!

Bene: quel che dovevo dire ho detto, quel che dovevo fare ho fatto.

Ringrazio di nuovo tutti, se vorrete lasciare un segno del vostro passaggio sarà mia premura, ma soprattutto sarà un piacere rispondere a ciascuno di voi al mio ritorno.

Fate i bravi e abbiate cura del mio angolino: ve lo affido con il cuore, so di lasciarlo in buone mani.

Giusy