I valori positivi e il vivere bene si tengono uniti.
Ma ci sono alcuni nemici, per esempio: l’invidia.
L’invidioso, qualsiasi cosa possieda, comunque egli sia od agisca, non è mai soddisfatto della propria posizione. Aspira a quella degli altri, pretende quella degli altri, ed è verso questa direzione che si muove, che costruisce desideri ed interessi, fino a rendere solo quest’idea positiva e a declassare come negativa la situazione in cui si trova, tendendo così ad allontanarsene sempre più.
Il tranello dell’infelicità sta qui: il volere come mio qualcosa che è desiderato proprio in quanto altrui; e sta nel meccanismo che si instaura su questa contraddizione. Il vecchio detto “l’erba del vicino è sempre più verde” è il cardine su cui l’invidioso costruisce la propria vita e lo porta a non godere di ciò che possiede.
È facile illustrare questa situazione: possiede una bella automobile sportiva, ma ecco il tarlo dell’invidia mettersi in funzione se il vicino o il collega ne possiede una più potente, poiché non vede più i lati positivi della sua automobile, ma ne nota solo gli aspetti negativi in relazione a quella del vicino. E se anche dovesse riuscire ad acquistarne una uguale, pensate che sia poi felice? No, perché poi ne vorrebbe una più potente ancora…. la Ferrari diverrà il sogno ultimo (o magari l’aereo personale…!). Il meccanismo non perdona: l’invidioso è destinato a non godere mai.

IL TRANELLO sta nel pensarsi uguali a come si è veramente, ma con la convizione che se avessimo quell’auto, quella villa, quella barca…. saremmo migliori, finalmente appagati. A volte questa mania, questa fissazione, quest’ossessione si trasferisce addirittura sulle persone: ah, se avessi anch’io una moglie/un marito/dei figli/una famiglia così…. finendo così col non apprezzare più gli affetti che ci circondano.
L’INGANNO sta nell’illusione che l’ottenere ciò che tanto si desidera porterà beneficio a tutto il resto, che tutta la nostra vita ne risulterà migliorata. Illusione, infatti. Perché se quello è il tarlo che ci rode, sia chiaro che non smetterà mai di lavorare.
Ben diceva però il caro vecchio Metastasio:
“Se a ciascun l’interno affanno
si leggesse in fronte scritto,
quanti mai che invidia fanno,
ci farebbero pietà.”








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