Grazie!

Grazie per l’affetto e per la vicinanza.

Sembra niente, è tantissimo.

Il sapere di non essere soli aiuta.

Sono stati giorni bui, quasi non ci siamo resi conto del tempo che passava.
Da sabato mattina a ieri pomeriggio, dopo le esequie, è stato un po’ come vivere in una bolla.

Ci siamo trasferiti momentaneamente al paesello, per stare vicini a mia suocera: una settimana al di fuori delle nostre vite.
È stato come staccare la spina dalle solite abitudini, dalla routine.
Quello che fino al giorno prima sembrava prioritario è improvvisamente passato in secondo piano, o anche più giù.

Ora, pian piano, cercheremo di ritrovare i soliti ritmi.
La vita continua, si dice, ed è vero.

Da domani prometto che “Il Caffè della Peppina” tornerà operativo.
Ho bisogno anch’io di ritrovare il mio angolo di serenità.
Questo non vuol dire scordare, vuol dire andare avanti.

Così, con qualche impegno in più sulle spalle, con qualche pensiero e qualche affanno in più, e soprattutto con un po’ di tempo in meno, farò di tutto per non rinunciare al piacere di stare con voi, di leggervi, di condividere.

La mente umana ha i suoi meccanismi di autodifesa dai sovraccarichi di emozione, è bene anche tornare a guardare avanti con la giusta prospettiva.

Spero non vi sembri cinico da parte mia, ma preferisco chiudere il capitolo del dolore pubblico e lasciarlo alla sfera privata.
Da domani Azalea Rossa sarà ancora la rompina che conoscete tanto bene.

Ne ho bisogno.

Ancora un grazie a tutti dal profondo del cuore.

Giusy

P.S.: spero di essere passata da tutti a ringraziare…. nel caso mi sia dimenticata di qualcuno, credetemi se vi dico che non è stato intenzionale.
Sono momenti così.
Nei prossimi giorni ripasserò anche a leggere tutto quello che di bello avete scritto in questi giorni… datemi solo un pochino di tempo, e prometto che mi rimetterò in pari.
Ciao.

Lutto

Ringrazio tutti per gli auguri e mi scuso per non essere passata a ricambiare.
Sabato mattina alle 5.30 è mancato mio suocero, quindi per noi sono giorni tristi.
Grazie comunque a tutti per i vostri pensieri, vi auguro tanto bene.
A presto
Giusy

Lacrime e divinità

“Recare doni è una ventura che appartiene a un carattere nel profondo. Si recano doni per acquietare divinità feroci, per ammorbidire la loro ingordigia di dolore umano. Forse non è nemmeno tanto per ottenere in cambio indulgenza, ma per rabbonirli nelle loro rabbie celesti.”

“Gli dei sono sempre collerici, secondo te?”

“Direi di sì, vanitosi e crudeli, basta leggere l’Iliade. Godono solo quando gli uomini penano. Uno spettacolo delizioso per loro, veder piangere gli umani: cosa può esaltare di più la loro possanza che quella rimestata e ripetuta sofferenza?  Non ne hanno mai abbastanza.

Le lacrime umane sono per loro come gocce di una pioggia tanto attesa su un terreno arso e screpolato. Lacrime salate come è salato il mare, morbide e scivolose, più grate, a chi ci guarda dall’alto, di una secca e stupida risata. Una persona che piange ha bisogno di qualcuno che la ascolti, ha bisogno di protezione, di consolazione, di amore.

Una persona che piange è cara ai giudici vestiti d’oro perchè quegli occhi lavati saliranno verso le nuvole e cercheranno conferme, agogneranno riparo. Quelle lacrime detergono ogni presunzione, ogni alterigia. Gli dei amano appassionatamente chi piange e si raccomanda. E’ dolce consolare, forse più dolce che essere consolati.”

(Dacia Maraini – “Colomba”)

Si parla di dei, ma si potrebbe benissimo applicare il tutto a qualunque religione…

Tempo fa una mia collega mi disse che stava leggendo la Bibbia: “Non l’ho mai letta, ma certo che la figura di Dio che viene riportata è un’immagine terribile, un Dio collerico e vendicativo, un Dio che pretende tutto senza dare nulla in cambio, se non dopo la morte! Arriva perfino a chiedere la vita di un figlio! Interi popoli sterminati perchè non rispettano le sue leggi… Ma dov’è l’amore, il perdono, il rifugio che speriamo di trovare in Lui?”

Eh già…! Dov’è?

L’Eden

“Il giardino come rassicurazione? La lettura ne ha fatto un luogo di sensualità e mistero. Ci sono tanti giardini chiusi fra mura impenetrabili nelle Mille e una notte e in quei giardini si compiono le più straordinarie avventure: scambi di persona, amori capovolti, presentimenti, rivelazioni, incontri attesi, incontri inaspettati, amori infelici, amori ricambiati.

Eppure, per la cronaca, oggi la parola giardino ha preso un significato più sinistro: fantasticando di un’oasi felice in cui i fiumi sono di latte  i frutti crescono spontanei e profumati, in cui settantasette vergini danzano al suono di un flauto sublime, alcuni ragazzi musulmani vanno a farsi saltare in aria con la cintura imbottita di esplosivo, nascosta sotto una normale camicia di cotone appena lavata e stirata. non si curano che il loro corpo venga straziato e fatto a pezzi, pur di potere straziare e fare a pezzi altri corpi, nemici della loro religione.

Negli ultimi tempi sono aumentate le ragazze che vanno a farsi saltare in aria. Due mani di madre amorosa legano attorno alla vita di una figlia prescelta da Dio la cintura carica di tritolo e così bardata, con un velo nero che le copre i capelli e una parte della fronte, la ragazza andrà sicura e decisa, ottimista e solenne, a uccidere tanti innocenti, immolando se stessa sull’altare del fanatismo religioso.

Ma come saranno compensate una volta entrate nei giardini delle delizie queste donne eroiche? cosa succederà delle settantasette vergini? volteranno loro la schiena? o dal fondo di un boschetto sbucheranno seducenti settantasette giovanotti dai fianchi stretti, le braccia lunghe e gli occhi dolci e sognanti? oppure ancora una volta scopriranno, anche da morte, che il loro è un destino di silenzi e di desideri destinati a marcire nel cuore?”

(Dacia Maraini – “Colomba” 2004)

Uomini e no

“Per fare un uomo ci voglion vent’anni

Per fare un bimbo un’ora d’amore

Per una vita migliaia di ore

Per il dolore è abbastanza un minuto”

(Nomadi)

Piccola riflessione per dare il giusto valore agli eventi

e inquadrarli in una diversa prospettiva.

Buon inizio settimana a tutti.