L’albero di Natale

A mezzanotte di Natale, in un quartiere povero di New York, si faceva la prova dell’albero: il venditore regalava gli alberi che non aveva venduto ai ragazzi che erano capaci di afferrarli, restando in piedi, quando egli li lanciava contro di loro con tutte le sue forze.
Quando Francie aveva compiuto dieci anni e Neeley nove, la mamma permise loro di partecipare alla gara.
Francie aveva scelto l’albero dalla mattina e per tutta la giornata aveva pregato perché nessuno lo comprasse. Per fortuna a mezzanotte c’era ancora: era il più grande che vi fosse.

Fu proprio quell’albero che il venditore prese per primo:
- Chi vuole provare? – domandò.
Francie si fece avanti.
- Sei troppo piccola!
- Mio fratello ed io insieme non siamo troppo piccoli – rispose Francie, spingendo avanti Neeley.
- In due non va bene! – protestò un ragazzo presente.
- Sta’ zitto tu! Quei due piccoli hanno del coraggio ed hanno diritto di tentare la prova. Indietro gli altri!
L’uomo piegò il braccio per lanciare l’albero e si accorse di quanto erano piccoli i due bambini. Per un attimo pensò:
- Perché non do l’albero e auguro a loro Buon Natale?
Ma poi pensò che anche gli altri avrebbero voluto un albero in regalo e l’anno successivo nessuno avrebbe più comprato nulla da lui.
- Che si arrangino – concluse – bisogna che quei bambini imparino a cavarsela! – e lanciò l’albero.

Francie vide l’albero volare, ma non si mosse. Barcollò quando la colpì e Neeley fu sul punto di cadere, ma la sorella lo aiutò a restar diritto. Quando i ragazzi più grandi tirarono via l’albero, videro i due fratellini, in piedi, che si tenevano per mano. Erano graffiati, tremavano, ma sorridevano anche, perché avevano vinto l’albero più grosso.
Il venditore si congratulò con i vincitori e consegnò loro il premio.

(Betty Smith)

Ho finito di addobbare l’albero. Finalmente!

Ancora un po’ e avrei potuto fare l’albero di Pasqua.

Comunque: è biancargentazzurro, e mi piace.

Questo non mi fa ancora sentire alcuna atmosfera, ma intanto c’è.

Lontani sono i tempi in cui, mia figlia bambina, si accatastavano pacchi e scatoloni sotto i rami addobbati… ora è lì, solo soletto, e sembra quasi domandarsi: “Che ci faccio qui?”. Magari prima del 6 gennaio troverò una risposta soddisfacente da dargli. Nel frattempo le sue bianche lucine mi evitano di accendere luci più grandi quando devo spostarmi in casa di sera. È già qualcosa.

Colleghi

Un giorno, un ricco e un disoccupato cominciarono a discutere.

- Non è giusto, – diceva il disoccupato: – tu mangi e io digiuno, tu vai in auto e io a piedi, tu hai una bella casa e io vivo in una baracca.

- Ragioni proprio in un modo strano, – disse il ricco. – Perché te la prendi con me? Noi due siamo colleghi.

- Come sarebbe a dire?

- Non facciamo forse lo stesso mestiere, quello di non far niente? Ma mi lamento io, forse? Sii ragionevole anche tu, smettila di lamentarti… Ciao, collega.

Gli strinse la mano, salì in auto e se ne andò.

In fondo, era solo questione di punti di vista…

Piccole cose

Avete presente quella pubblicità che gira spesso su tutte le reti, a qualunque ora del giorno e della notte, quella dove lei entra in casa e la trova iper-illuminata di luci natalizie, con decorazioni, ornamenti e orpelli di stagione a volontà, un’esagerazione tale che neanche da Harrods trovi una varietà di paccottiglia così ampia…

Quella dove lui, convinto di farle una gradita sorpresa, si fa trovare a manovrare un impianto luci degno di un concerto dei Pooh dei tempi d’oro, mentre lei deve fare uno slalom tra babbinatale e pupazzi, di neve e non, per attraversare il soggiorno… sissì, vedo dai vostri occhietti lucidi e commossi che avete capito di cosa sto parlando, ecco, bravi, proprio quella lì (volevo postare il video per permettere a chi non avesse avuto ancora il piacere di condividere con noi queste emozioni di capire meglio di cosa stessimo parlando, ma stavolta non ci sono riuscita… é proprio vero che non tutte le ciambelle….).

Ma torniamo nel nostro appartamentino bardato a festa.

Dunque, lei, saggia e consapevole dell’aria di crisi che tira da ogni dove (più che di aria si dovrebbe parlare di bora, di quella dei giorni peggiori), stacca la spina (che qui si tratta di risprmiare e mangiare o…. cinghia!) e toglie il trastullo al citrullo; poi, tutta dolce e raccolta, gli si avvicina con una candela accesa in mano (e qui l’idea del risparmio si fa ancora più incisiva) e parte la voce in sottofondo che recita:

“Sono le piccole cose che ti fanno godere il Natale”

e tu pensi: “Ooooooh, ecco che finalmente i pubblicitari la piantano con spot inneggianti al lusso e ad oggetti costosi ed inutili… finalmente sono entrati nell’ottica che il pubblico va invitato a riflettere sulla situazione che stiamo vivendo… bene, bravi… era ora… piccole cose, piccoli pensieri… tanto si dice sempre che è il pensiero che conta, no?” ma neanche il tempo di finire di formulare il pensiero (e sì che il pensiero è veloce, nè? più veloce della luce!) che la suadente voce di sottofondo aggiunge:

“ecco perchè puoi goderti il tuo Natale con Smartphone di Vodafone,

a partire da 5 € al mese”

ovviamente omettendo di dire per quanti mesi, che c’è un contributo iniziale,  e che è un oggetto totalmente inutile (a meno che tu non sia un super-manager iper-impegnato tra appuntamenti, consigli d’amministrazione in minimo 3 aziende, una moglie, 2 amanti e 3 ex-mogli, più un numero imprecisato di figli naturali, acquisiti, ristretti, allargati….) e che sarà piccolo, sì, ma sicuramente non è piccolo il costo di questo oggettino cult (si dice così?) che non ti dà da mangiare, non ti veste e non paga la retta della scuola di tuo figlio, quel figlio a cui magari l’hai regalato. Anzi…. a volte riesce a far in modo che la scuola se ne vada a gambe all’aria, per colpa di quell’equazione inversamente proporzionale per cui più tempo passi a pigiare sui tasti, meno ne passi sui libri.

Ma quello su cui volevo soffermarmi in particolare è il concetto che si cerca di far passare, quello di “oggetto piccolo” uguale “regalo sobrio”, come se fosse vero il fatto che, trattandosi di un oggetto piccolo, sia per questo più accessibile, più “intimo”, un pensierino sentito e fatto col cuore, giusto così… proprio per non fare gli auguri e basta…

Quindi, ragionando con questa logica, perché non regalare un anello con un bel brillante? È piiiiiiccolo… che vuoi che sia? Giusto un pensiero… Oppure suggerirei una scatoletta piccina picciò con dentro una chiave. La chiave di una BMW nuova fiammante. Quanto spazio vuoi che occupi una chiave? O, in alternativa, una busta con dentro un biglietto per una crociera della durata di 3 settimane su una nave di lusso “all inclusive”  verso qualche paradiso terrestre, meglio se fiscale. Pensa a com’è sottile una busta… quasi impalpabile, incorporea, invisibile…più piccola di così!

La lista potrebbe essere ancora lunga, ma mi fermo qui. Credo d’aver reso l’idea.

Auguri!

Nell’augurare a tutti una

il Caffè della Peppina si congeda definitivamente da Voi.

È tempo di chiudere i battenti.

Auguro ogni bene a chiunque passi di qui.

Vi abbraccio tutti.

P.S: il problema del post precedente era dovuto al mio pc, ad alcuni aggiornamenti malandrini che avevano sballato tutto quanto, non a Splinder.
Grazie a tutti comunque per i consigli.
Buon proseguimento e buona fortuna a chi rimane.
Giusy

Ohi Marì!

 

Ma quanto tempo è passato da quando mi sono collegata l’ultima volta?
(Sembra quasi: Figliola, da quanto tempo non ti confessi?……… oppure: Quando è stata l’ultima volta che….?)

 

I lettori di lunga data ricorderanno un mio vecchio post che parlava di una macchina per allungare il tempo: ebbene, l’avessi qui oggi, credo fonderebbe.

 

Passo il mio tempo tra casa e scuola, a preparar lezioni e corregger quaderni, a preparar e corregger e tabular verifiche, a compilar registri e schede di valutazione, a colloquiar con genitori più o meno (ma molti più i più) ansiosi… e poi a pulire, lavare, stirare cucinare… e, dulcis in fundo, a far da baby-sitter ad una dolce bambina di 80 anni.

 

Spesso, solo a tarda sera, riesco a concedermi una partita a Mah-jong, per liberare mente e cuore da tutto il resto.

E poi dormo poco, troppo poco: dalle 2 alle 4 ore per notte.

 

Mi sento un po’ stanca…. più che un po’, a volerla proprio dire giusta.
Per il momento mi accontento di salutarvi da qui, in attesa di tempi migliori.

Buon febbraio e buona primavera: la marmotta Phil non ha visto la sua ombra, quindi ha preannunciato una primavera precoce. Speriamo bene… ce ne ho tanto a sè di inverno….! (traduco per i non autoctoni: sono tanto stufa di inverno….!)

 

Ed io mi chiedo…

…. come mai accendo la Tv e vedo le elegantissime giornaliste degli studi televisivi abbigliate ed agghindate con abiti estivi, ora, adesso, nel momento in cui fuori ci saranno sì e no 5 gradi, e le vedo invece intabarrate in pesanti tailleur o maglie accollate con lunghe maniche a coprire le diafane braccia quando, manco a dirlo, la temperatura esterna va dai 25 ai 30 gradi?

E chiedo anche: perché se si entra in un centro commerciale oggi, ci saranno almeno 35 gradi, tanto che chiunque entri si vede costretto ad imitare le ballerine del tabarìn togliendo precipitosamente cappotti giacconi sciarpe e quant’altro è lecito togliere in luoghi sì tanto affollati, mentre se si entra nello stesso edificio nel mese di aprile, quando fuori i primi tiepidi, timidi raggi del sole cominciano a sbucare dalle nubi e il termomentro fa le prove generali per superare i 20 gradi, si viene investiti da una ventata d’aria gelida che farebbe felici i pinguini e gli orsi polari?

E perché continuano a menare il torrone che dobbiamo risparmiare energia, spegnere luci, ridurre la potenza delle lampadine, spegnere la lucina rossa dei televisori (!), quando in ogni centro commerciale ci sono decine di televisori accesi di giorno e migliaia di luci accese nei parcheggi di notte?

Eh? Eh? Qualcuno mi sa spiegare il perché?
Quale logica perversa anima queste menti?

Che giornata!

Ieri, cari amici, è stata una di quelle giornate in cui ti vien da pensare: ma perché non sono rimasta a letto stamattina?

Cominciamo col dire che oltre alle solite 8 ore a scuola (8.30-16.30) con una fettina di torta e un caffè alle 10.30 e un tè alle 13 per stare in piedi, utilizzando l’ora della mensa per svuotare l’armadio nell’aula di informatica in modo tale che possa essere spostato per permettere agli imbianchini/bambini di dipingere la parete (mare, pesci, conchiglie, alghe…. e cielo), si sono aggiunte altre 3 ore di consiglio d’interclasse: questo vuol dire che sono uscita di casa alle 8 e sono rientrata alle 19.45.

Aggiungiamo che fra due colleghe è scoccata la scintilla. No, non quella buona, positiva, che fa stare bene, ma quella che accende la miccia che era innescata già da tempo, e che quindi l’esplosione c’è stata, e anche fragorosa, tanto che persino i bambini si sono spaventati e hanno commentato. A modo loro, ovviamente, e non è cosa bella, né buona, né giusta. E a cercar di rimettere “a posto” (impossibile riaggiustare un vaso di cristallo quando va in frantumi) c’è voluto del buono e del bello.

Carichiamo il carro dicendo che una delle due colleghe se n’è andata a casa, così nel pomeriggio ho dovuto tenermi due classi: prima e terza la prima ora, seconda e terza la seconda ora. Così il lavoro che mi ero programmata è andato nel cassetto, e ho dovuto al volo inventarmi qualcos’altro da fare.

Rientrata, per modo di dire, a casa, ho trovato l’altra metà che stava aspettando già con scarpe e giubbotto in ingresso (oh, ce l’hai fatta?), pronto per andare a cena dalla mamma sua. Io gli avevo detto che sarei tornata tardi, stanca e con poca voglia di intrattenere la su’ mamma (visto che lui non dice una parola, qualcuno dovrà pure parlare con lei, no?)…. ma non è servito: mercoledì non si poteva andare perché c’era la partita e lui non aveva voglia di uscire (poverino!), meglio giovedì, non importa come stai tu.
Così, giusto il tempo di posare la borsa dei libri e fuori di nuovo (rammentandomi in quel momento che non ero ancora andata in bagno dal mattino alle 7!!!), via, per andare a cena dalla suocera.

Cena…… ecco, definire cena una bistecca gommosa e legnosa che forse anche le suole dei miei stivali si sono offese quando si sono sentite paragonare alla suddetta bistecca… mi sembra esagerato! E in più, neanche un pomodoro, una patatina, una foglia d’insalata anche appassita a farle compagnia! E il bello è che mi dice: “Siccome sono un po’ dure, io me la sono tagliata e l’ho cucinata coi fagiolini, altrimenti non sarei riuscita a mangiarla.”  Grazie, e noi? Noi no, noi. E siccome era pure tardi, non è che le ha preparate, no: erano ancora nella loro bella confezione di polistirolo, fornello spento, padella nella credenza, e se vuoi mangiare…. fattelo! Bene, brava suocera, sarà l’arterio…. ma me la vedo sempre più grigia da qui in poi (e non malignate: non ho i pavimenti a specchio)! Tra l’altro, aveva pure il broncio perché siamo arrivati tardi: sapevo che avreste fatto tardi… ma non così! Io non so, sei solo tu che sei così impegnata! La Maria Teresa (sua vicina di casa e maestra del paese) è sempre in giro in bicicletta!
E beata lei! Che devo dire? Da noi funziona così….
Secondo me, pensa che abbia qualche giro losco.

Alle 22.30, quando ho rimesso piede in casina bella, la forza di sedermi al pc e battere il verbale dell’interclasse…. non sono riuscita a trovarla. E l’ho cercata, sapete? Oh, se l’ho cercata! Perché queste cose, se le fai subito, finchè hai tutto bello chiaro in testa, costano metà fatica…. ma energie non ne avevo più, basta, stop, esaurito il bonus quotidiano.
Così adesso, volente o nolente, me tocca.

Quindi…. prima il dovere, poi il piacere.
A dopo gente!

Ecco perché

Ma che sta succedendo ad Azalea?
Si è stancata del blog?
Fa la spocchiosa e ci snobba?
Non ha più a cuore i suoi lettori?
Non ha più idee?
S’è impigrita?
L’hanno rapita?
S’è fatta l’amante?    

La risposta a tutte queste domande è: NO!
Niente di tutto ciò.
Ma allora….?

Allora….. ecco qua:

- si sta costruendo tutto il percorso per la classe prima di tutte le materie, e non è cosa da poco;

- parla per ore e ore in classe e torna a casa praticamente prosciugata;

- essere responsabile del progetto ambiente per tutte le 5 classi e vice-coordinatrice del plesso in cui opera aggiunge impegni agli impegni;

- la sua mamy, porella, è inciampata in cortile e s’è frantumata (sì, avete letto bene, frantumata, letteralmente, non solo fratturata: soffrendo da qualche anno di osteoporosi… è normale) il polso;

- la suocera, che già soffre di solitudine, ha aggiunto anche la gelosia: le secca che dedichi del tempo alla mamma (lei ha tuo papà, io non ho nessuno…. se fosse successo a me? eh? che avresti fatto?);

- la figlia, invidiosa della nonna materna, è caduta mentre pattinava sul ghiaccio e si è massacrata un braccio e….. ehm….. l’osso sacro, così occorre aiutarla a vestirsi, lavarsi… quindi, se già faceva poco prima, immaginiamoci adesso!

- sempre la figlia: ha finalmente deciso di levare le tende e di cercarsi un appartamentino per “vivere da sola”. Quindi gira, cerca, visiona, valuta…. alla fine abbiamo trovato: proprio caruccio, in un bel quartiere, il pian terreno di un villino, quindi niente spese condominiali, cortiletto indipendente…. così bello che le ho fatto la proposta: e se lo prendessi io e tu restassi a casa con papà? Non ha accettato…. peccato!

- in mezzo a tutto questo c’è sempre una casa da gestire e una famiglia (per quanto spampanata sia, è pur sempre una famiglia) da organizzare.

Ecco perchè non ho più tempo per il blog: non ho più il tempo per scrivere e, peggio ancora, non ho più il tempo per passare a leggervi. E mi dispiace tantissimo.

Naturalmente questa situazione non durerà all’infinito: i malati guariranno, la figlia sbaraccherà, i bambini cresceranno e comincerò a tirare un pochino di più il fiato (non tantissimo…. ma un pochetto sì) e io tornerò ad avere le energie per intrattenermi con voi, anzi, Voi, con la maiuscola; Voi, che nonostante tutto non mi abbandonate e mi fate sentire il calore della Vostra vicinanza e del Vostro affetto; Voi, che ringrazio dal profondo del mio cuore e che abbraccio forte forte, tutti tutti, uno per uno.

A presto