Maledetto vulcano

Come ho già anticipato ad alcuni di voi, ieri sera non sono andata al ristorante in cui avevo prenotato, quello che è stato ricavato dalla casa che ha visto i miei natali (o mamma… che stile pomposo… neanche fossi una celebrità!), e sapete perché? Per colpa di un vulcano in Islanda.

Proprio così, un vulcano della lontana, lontanissima Islanda, mi ha impedito di festeggiare il mio compleanno nel modo che avevo programmato.

E perché mai? vi starete chiedendo.
Semplice: perché i proprietari si trovano all’estero e non possono rientrare in quanto tutti i voli sono bloccati.

Quando abbiamo telefonato nessuno poteva prevedere un evento del genere, così quando abbiamo ricevuto la telefonata dell’unico proprietario rimasto in Italia, uno dei figli, che ci avvisava che i genitori ed il fratello erano bloccati all’estero (e lo sono tutt’ora), e che lui era costretto a disdire tutte le prenotazioni della serata (è un ristorante a conduzione familiare, nessun cuoco o cameriere esterni), per noi è stata una doccia gelata.

Dopo un primo momento di disorientamento (oddio… e adesso? stiamo a casa? cerchiamo un altro posto?) abbiamo optato per la seconda ipotesi e cercato un’alternativa.

Beh, devo dire che non è andata affatto male: ottimo il cibo (gamberoni in salsa cocktail all’arancia, Carnaroli con fave, erbette ed asparagi selvatici e filettini di pancetta croccante, zuppetta di polpo e cozze con crostini, semifreddo alla lavanda e liquirizia con passata di mele, un calice di vino rosé, panini minuscoli fatti in casa al momento e portati in tavola in un sacchetto di carta come una volta, per mantenerli caldi e fragranti, caffè e… zolletta di zucchero imbevuta di un liquore alle erbe – fortissimo – che è stato un toccasana e ha favorito la digestione), musica molto gradevole in sottofondo, luce soffusa, poca gente, moglie cuoca (bravissima) e marito in sala (competente e discreto)…. che aggiungere?

Dulcis in fundo, all’arrivo del dolce con candelina (con mia grande sorpresa… “ma… come fa a saperlo?” domanda idiota, ovvio che gliel’aveva detto mio marito al momento della prenotazione), Peter Pan ha estratto una scatoletta piccina e inaspettata: da anni non ci facciamo più regali ai compleanni, andiamo fuori a cena e tanto basta.
E così è comparso un anellino, una fedina, per essere precisi. “Ma… e perché?” “Per i 50. Sono un po’ in ritardo, ma spero vada bene comunque”.

Forse il recente lutto che l’ha colpito, che ci ha colpiti, l’ha portato a riflettere, l’ha spinto a capire che in fondo in fondo, quel che più conta nella vita sono gli affetti, sono le persone che ti stanno vicino quando si attraversano periodi bui, che non ti abbandonano nei momenti di difficoltà, e che queste persone è meglio trattarle bene finché sono qui, con te, e non piangerle quando se ne sono andate.

Sono caduta nel sentimentalismo, lo sapevo, quando mi commuovo mi capita sempre. Perdonate questa mia debolezza.

Auguro a tutti uno splendido sabato sera e un’ancor più splendida domenica (anche se piove e piove e piove…. e fa freddo freddo freddo…)

Le origini

Era un freddo sabato di novembre, il 17 novembre 1956, per essere precisi, e i due giovani stavano per entrare in chiesa, carichi di aspettative verso il loro futuro nonostante sapessero entrambi che sarebbero stati tempi duri, tempi di sacrifici. Avevano deciso di sposarsi in quel mese, decisamente poco poetico, più favorevole ai funerali che ai matrimoni, per una ragione molto semplice: entro l’11 novembre, l’estate di San Martino, tutti i contratti dei lavoratori dei campi venivano chiusi, portavi a casa quello che ti spettava, oltre al salario, dopo un anno di duro lavoro. Avevi così da parte due lire da spendere e non dovevi chiedere giorni di permesso al padrone, che non sarebbe stato contento di questa richiesta.

Avrebbero cambiato cascina: andava sempre così, anno dopo anno, finivi una stagione e il proprietario di una cascina vicina ti cercava per l’anno venturo, perché aveva visto quanto lavoravi, perché aveva bisogno di braccia come le tue, che non si stancavano mai, perché le muovevi pensando alla vita che ti stavi costruendo. Quindi mettevi i tuoi quattro stracci su un carretto – tanto impegnava un trasloco allora – e cambiavi cascina, magari spostandoti di 500 m, magari di qualche km.

Nella nuova casa sarebbero stati bene, sarebbero stati soli: dopo una vita per entrambi vissuta in una famiglia numerosa, finalmente un po’ di pace, di autonomia, di indipendenza. Finalmente i loro guadagni sarebbero stati i loro, e non messi in casa a disposizione della famiglia. E poi erano contenti di spostarsi: la cascina dove abitava lui si trovava sì e no a 500 m dal cimitero, dal cortile sentivi piangere i parenti dei defunti durante i funerali, e lei abitava piuttosto lontana, così lui, nelle sere della morosa, doveva recarsi fin là a piedi, ché non aveva una bicicletta tutta sua – ne avevano sì una, ma era di tutta la famiglia, vecchia e sgangherata, scartata da un vecchio padrone, unico e prezioso bene di tutti – e non era tanto l’andare, ma il tornare, al buio, sempre passando davanti a quel cimitero che, se di giorno neanche notava più, di sera non poteva fare a meno di vedere: l’enorme cancello in ferro con quella scritta in latino o in un italiano difficile, che non capiva bene, ma che sapeva doveva voler dire qualcosa circa la morte che rende tutti uguali; le lapidi nell’oscurità che assumevano un aspetto inquietante; i lumini che proiettavano ombre danzanti; i fuochi fatui che a volte sembrava volessero seguirlo… E allora cantava, il Gino, cantava e fischiettava per farsi coraggio.

Ma adesso basta: avrebbero avuto la loro casa, insieme, non molto lontana da lì, è vero, ma lontana quanto bastava. E poco importava anche che l’unica spesa che avevano potuto permettersi fosse stata la camera da letto: ne era così fiera, l’Antonietta! Una camera vera, con gli inserti in noce, e i piedi a forma di zampa di leone, che non ricordava mai che nome aveva detto il mobiliere… cinpel… cipdel… mah… che importa, era bella, ed era la sua. Ancora oggi, se glielo chiedi, non te lo sa dire, ma ormai non importa più, perché la stanza cinpedel… cipedel…(ogni volta lo pronuncia in modo diverso) è stata sostituita da una più moderna qualche anno fa, quando la gloriosa si era così riempita di tarli da essere diventata ormai pericolosa.

Va bene, avrebbero avuto un fornello prestato da certi parenti appoggiato sulle casse della frutta; va bene, si sarebbero dovuti accontentare di un tavolo e di due sedie scompagnate, di due pentole, un secchio e qualche piatto e tazza non perfetti… tutti regalati da chi li aveva scartati… ma che importanza poteva avere tutto ciò: erano giovani, sani, avrebbero lavorato e si sarebbero regalati tutto l’occorrente poco alla volta, senza l’aiuto di nessuno.

Così cominciò la loro vita insieme.

Poco tempo dopo, però, il papà del Gino morì improvvisamente: a poco più di 50 anni un infarto se lo portò via. La mamma non riusciva a scuotersi, a darsi pace, cadde in una sorta di depressione. Che fare? Passarono alcuni mesi ma lei non si riprendeva. E allora la coppia decise di provare con un nipotino… chissà, magari si svaga un po’, e l’essere occupata a curare un neonato la fa pensare meno alla sua perdita…
Non era il momento giusto, non ancora: avevano deciso di aspettare qualche anno, di sistemarsi meglio, prima di pensare ai figli, ma si sa: l’uomo propone e Dio dispone, e chissà come mai quello che decidiamo noi a Dio non sta mai bene, deve sempre intervenire a sconvolgere i piani.
Così, ecco che il nipotino entrò in fabbricazione e, dopo nove mesi, manco a dirlo, si affacciò al mondo.

Nella grande camera da letto al primo piano, con un’ostetrica e la nonna presenti, e il papà sulla soglia, alle 2.30 di notte, Azalea lanciò il suo primo grido: già si capì che sarebbe stata una ribelle, urlava a squarciagola il suo disappunto per essere stata strappata così bruscamente al suo mondo sicuro e ovattato… e per cosa, poi? Per venire buttata a forza in un mondo che non le piaceva neanche un po’.
Il papà Gino, dopo averle dato un’occhiata, mentre l’ostetrica la reggeva per i piedi, ancora sporca e sanguinante, sentenziò:
“Bah… sembra un coniglio dopo che è stato spellato!”
(veramente disse: “Mah…. M’asmeja un cunìn plà…!”)
Tant’è vero che per qualche tempo il neo-papà non riuscì più a mangiare carne di coniglio…. ogni volta si ricordava la scena della nascita della figlia e gli passava la voglia!

La nonna invece era contenta, perché già il nipote maschio, che portava il nome del marito, c’era (quello delle rondini, ricordate?), e lei voleva una femminuccia da vestire come una bambola. L’avrebbe cresciuta lei quella bimba: Azalea trascorse più tempo con la nonna che con i genitori, fino a quando la nonna non se ne andò a raggiungere il suo sposo.
Aveva solo 8 anni, Azalea, e ancora tanto bisogno di una nonna che si occupasse di lei… invece passò sotto le sgrinfie della zia manesca.
Fine di un’infanzia felice e spensierata.

Da lì, da quel lontano 16 aprile 1958 iniziò la mia vita semi-nomade, come si diceva allora, “sempr’in bal cul sanmartìn” (sempre in ballo col trasloco): quante case ho mai cambiato… e ancora non so se ho finito!

P.S.: nella cascina in cui sono nata, oggi c’è un agriturismo e quella casa, la mia casa, è stata trasformata in un ristorante.

Mi vien voglia ogni tanto di andare a farci un giro, come si dice… un ritorno alle origini, e invece non ci sono mai più tornata… e allora credo proprio che quest’anno lo farò: questa sera, per festeggiare il mio compleanno, andrò a cena nella mia casa natale… bello vero?

BUON COMPLEANNO A ME!

OGGI OFFRO IO!

Giusy

Buon compleanno blog!

TANTI AUGURI AL

 

“CAFFÈ DELLA PEPPINA”che

sia un bene oppure un male

sia giusto oppure ingiusto

sia un evento oppure uno scandalo

fatto sta

che contro ogni più rosea aspettativa

raggiunge oggi il mitico traguardo

del suo primo anno di vita.

Se ce ne sarà un secondo non si sa

(lo scopriremo solo vivendo)

quindi

senza por tempo in mezzo

accingiamoci a festeggiare questo compleanno.

Oggi

eccezionalmente

solo per oggi

CONSUMAZIONI GRATUITE

PER TUTTI

APPROFITTATENE!!!

Ringrazio tutti Voi, senza il Vostro continuo sostegno ed incoraggiamento, senza i Vostri commenti sempre così preziosi e costruttivi, senza la Vostra presenza costante e rassicurante, il “Caffè della Peppina” avrebbe chiuso i battenti da tempo…. d’altra parte, cosa sarebbe un bar senza i suoi clienti?Grazie a tutti quelli che oggi passando di qui vorranno lasciare traccia del loro passaggio, anche solo un saluto, sarà molto gradito.

Azalea Rossa
Giusy

Buon Compleanno Figlia!

COME SEI NATA?

Persone male informate,
più bugiarde del diavolo,
dicono che tu sei nata
sotto una foglia di cavolo.

Altri maligni, invece,
sostengono senza vergogna
che sei venuta al mondo
a bordo di una cicogna.

Se mamma ti ha comprato,
come taluni pretendono,
dimmi dov’è il negozio
dove i bimbi si vendono.

Tali notizie sono
prive di fondamenta;
ti ha fatto la tua mamma
e devi essere contenta.

(Bacalov-Endrigo-Rodari)

Oggi, 10 novembre, è il compleanno della mia bambina.31 anni fa ero in ospedale, in attesa che mi mostrasse il suo visetto: ancor non sapevo se sarebbe stata una bimba o un maschietto, allora non era come adesso, la sorpresa la vedevi solo quando si apriva l’uovo, come a Pasqua.
E alle 13 è nata, dopo essersi annunciata alle 10,30. Entrata in travaglio alle 11 passate, alle 13 uscivo col mio fagottino. Ricordo un’altra neo-mamma, che era in travaglio dalle 21 della sera precedente ed è uscita un’ora dopo di me… sì, devo dire che non mi ha fatto tribolare, è stata gentile nei miei confronti.

E anche crescendo, s’è subito dimostrata una che non voleva dar troppo disturbo: dopo una settimana che siam tornate dall’ospedale (allora si stava “dentro” 8 giorni, non i 2 di adesso!), ha smesso di mangiare la notte, tirata unica fino alle 8 di mattina. Ricordo che la prima volta che è successo, quando mi son svegliata mi son spaventata: ”È morta”, ho pensato. Invece no, dormiva placida. E da allora la notte non s’è più svegliata.

Abbiamo perso solo 3 notti di sonno, colichine dei primi mesi, e basta: ha sempre dormito sodo, e ancora oggi è così.
In compenso non ho mai fatto fatica a svegliarla per l’asilo o la scuola: bastava chiamarla una volta. Dall’inizio della scuola media ha imparato ad alzarsi da sola, al suono della sua sveglia.

Brava ragazza.
Solo…… un po’ sfortunata coi maschietti (ma va’?)
Io la prendo in giro dicendole che Padoa-Schioppa, quando ha parlato dei bamboccioni, ha preso lei come riferimento…., ma lei non si offende, sa che io so. So che se dipendesse da lei, sarebbe fuori casa da tempo…….

Ma questa è un’altra storia, e non è questo il luogo in cui raccontarla.
Auguri bambina mia, che la fortuna ti arrida finalmente, e ti auguro che si avveri quel che ti dico sempre: ”Quel che non è accaduto in tanti anni, può accadere in pochi giorni.”

Scusate questa incursione nella vita privata di un’azalea, ma siccome mi sento un po’ anche la vostra azalea, la mia vita è in parte anche vostra.
Mi fa quindi piacere condividere questo giorno con voi!

Giusy

Tanti auguri a me!

E DOMANI SONO 51!!!!

Siccome domani sarà una giornata piena,

di quelle che esci di casa alle 8

e rientri alle 19 con la cena da preparare,

ho deciso di regalarmi questi pensieri di

Paulo Coelho

(mi sembrano adatti all’occasione)

“Le cose che ho imparato nella vita”

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

- Che non importa quanto sia buona una persona,

ogni tanto ti ferirà.

E per questo, bisognerà che tu la perdoni.

- Che ci vogliono anni per costruire la fiducia

e pochi secondi per distruggerla.

- Che non dobbiamo cambiare amici,

se comprendiamo che gli amici cambiano.

- Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi,

ma noi siamo responsabili di noi stessi.

- Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti,

o essi controlleranno te.

- Che la pazienza richiede molta pratica.

- Che ci sono persone che ci amano,

ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.

- Che a volte la persona che tu pensi

che ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai,

è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.

- Che non si deve mai dire ad un bambino

che i sogni sono sciocchezze:

sarebbe una tragedia se lo credesse.

- Che non sempre è sufficiente

essere perdonato da qualcuno:

nella maggior parte dei casi

sei tu a dover perdonare te stesso.

- Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato;

il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.

- Che quando la porta della felicità si chiude,

un’altra si apre,

ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa

che non vediamo quella che è stata aperta per noi.

- Cerca qualcuno che ti faccia sorridere,

perchè ci vuole un sorriso

per far sembrare brillante una giornataccia.

- Le più felici delle persone

non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa,

soltanto traggono il meglio da ogni cosa

che capita sul loro cammino.

- Quando sei nato stavi piangendo

e tutti intorno a te sorridevano.

Vivi la tua vita in modo che quando tu morirai,

tu sia l’unico che sorride

e ognuno intorno a te piange.

Quante cose!!! direte voi….

Eh sì, ma sono tanti anche gli anni!!!

Buona serata e, se passerete a trovarmi,

oltre al caffè ci sarà anche la torta.

A presto.

Giusy.