Buon 2012!

Quello che conta non sarà sotto l’albero,

non verrà incartato e non ha prezzo.

Quello che conta lo troverai nell’aria,

in un abbraccio, in un semplice sorriso,

in uno sguardo o in un bacio.

Questo è il mio augurio:

un ANNO colmo di cose che contano,

che possano arrivare al cuore.

TANTI CARI AUGURI A TUTTI VOI!!!!

 Giusy

Verifica

Siamo a metà anno, o poco più, e mi sono ricordata dei buoni propositi che avevo formulato a Capodanno.

Vediamo un po’ quanto sono stata brava… o se lo sono stata almeno un po’!

BUONI PROPOSITI PER IL 2010

1. Riprendere la palestra: FATTO (d’accordo, non da molto, ma… ripreso ho ripreso!)

2. Ridere un po’ più spesso: NI…. (il fatto è che non riesco a trovare molto su cui ridere…)

3. Non prendermela per ciò che non dipende da me: NO, ASSOLUTAMENTE, TOTALMENTE NO! (eeeeh…. nun je ‘a fo’…. proprio no!)

4. Non arrabbiarmi più con mia figlia: IMPOSSIBILE! (ma neanche un santo nei suoi momenti migliori potrebbe…. credetemi!)

5. Riallacciare i rapporti con i miei: NI (è difficile quando dall’altra parte non c’è la benchè minima volontà e il benché minimo interesse a dimostrarti che tengono a te, almeno un pochetto….)

6. Spendere meno soldi e tempo per la scuola e più per me: AH AH AH AH AH AH AH AH AH…………………..! (mappepiacere!!!!!!!!!!!!!)

7. Trovare un nuovo gruppo di amiche con cui uscire ogni tanto: NO (sarà che stiamo invecchiando? Mah….)

8. Rallentare un po’ il ritmo della giornata (e anche in auto): NI (vedi risposta n° 6 per quanto riguarda la prima parte, meglio invece la seconda)

9. Ricominciare a camminare con i tacchi: QUALCHE VOLTA (ma le ballerine son troppo comode!!!)

10. Eccoci qua, al punto 10, quello lasciato in bianco: questa era la mia via di fuga, il mio esame di riparazione, il calcio-mercato di gennaio… E allora vediamo cosa ho fatto che non era in previsione:

mi sono regalata il portatile!

Lo volevo da un po’, ho provato anche a chiederlo a Gesù Bambino e a Babbo Natale (non si sa mai… magari grazie all’eterna rivalità per vedere chi dei due è più bravo a portar regali me ne sarei ritrovata due…), ma niente!
La Befana è rimasta senza carburante per la scopa e quell’avaro di Harry Potter non ha voluto prestarle la sua Nimbus 2010.
Il genio della lampada non rispondeva alle chiamate e una voce metallica annunciava che l’utente era momentaneamente irraggiungibile.
La fata madrina sta ancora cercando di recuperare quella svampita di Cenerentola che vaga dentro una zucca trainata da sei topolini dalla notte dei tempi.
Il topolino dei denti è stato catturato da una trappola piazzata da Silvestro che si è stancato di dare la caccia a Titti.

A questo punto mi era rimasto un solo santo a cui rivolgermi: San Conto Corrente della Vecchia Beppa, il quale prontamente ha risposto. Il vecchio adagio che recita: ”Chi fa da sé fa per tre”, è sempre valido.

Visti gli scarsi risultati ottenuti quest’anno con tutti quei propositi, esprimo adesso un proposito per l’anno prossimo: quello di non fare più buoni propositi. Almeno non dovrò poi preoccuparmi di buttarli nei bidoni della raccolta differenziata!

Buona giornata gente!

Immaginate…

… vediamo un po’… ecco, sì: immaginate l’ufficio del catasto, con tutti i suoi bei faldoni polverosi aperti ovunque, e immaginate che un colpo di vento di quelli tipici dei temporali estivi arrivi all’improvviso e che tutti i fogli volino dappertutto; oppure immaginate un ufficio in cui pratiche su pratiche siano accatastate in ogni angolo, e che un ventilatore acceso alla massima potenza crei l’effetto “dopo lo tsunami”… ecco, immaginate qualcosa di simile e comincerete ad avvicinarvi all’idea di quello che è stata la mia casa negli ultimi giorni.

Alcuni di voi hanno malignato pensando che fossi già al mare (magari….!) o chissà dove, ma la realtà è questa: ho dovuto sistemare anni e anni di schedari ai quali non mettevo mano probabilmente…. dall’ultima volta che l’uomo è stato sulla luna, o forse anche prima.

Ma cominciamo dall’inizio.

Chi mi legge da un po’ si ricorderà che vi ho raccontato di non essere più insegnante specialista di L2 dallo scorso anno, e questo avveniva dopo 16 anni di onorata carriera.
Ora, provate a pensare a quanto materiale io possa aver accumulato, trovato, prodotto, inventato in tutti questi anni.
Adesso era arrivato il momento di fare spazio: me ne sono resa conto quando ho cominciato a sistemare i testi che mi serviranno l’anno prossimo. E da lì in poi, ogni anno, essendo insegnante unica, testi e testi di tutte le materie, e schede e quaderni operativi e fascicoli e quant’altro mi servirà.
Ora di fare un “repulisti”, di quelli seri, ma anche tristi.

Così ho riaperto contenitori che non toccavo da anni: ma perché ho questa brutta abitudine di conservare sempre tutto? Tanto lo so già come sono fatta: quello che ho già utilizzato difficilmente lo riutilizzerò una seconda volta… e allora perché conservare?

Ma ecco, mentre aprivo, sfogliavo catalogavo, scartavo, impilavo, suddividevo…., ecco che ho capito il perché: lì dentro c’erano tutti i bambini che mi sono passati davanti. C’erano le schede di quand’ero qua oppure là; c’erano le schede per chi aveva difficoltà e anche quelle per chi invece aveva interessi e capacità superiori alla sua età; c’era quella filastrocca che mi era servita per far memorizzare i numeri, o i colori, o i giorni della settimana a Tizio o a Caio…. Ogni foglio che mi passava per le mani era un ricordo: di un alunno, di una collega, di un corso d’aggiornamento, di una classe, di un luogo…

Se foste entrati in casa mia in questi giorni, avreste visto mucchietti e mucchietti di fogli sparsi ovunque: scrivanie, tavoli, mobili…. perfino sul pavimento!

Alla fine è stato un lavoro doloroso, ma necessario, che mi ha permesso di ricavare un po’ di spazio, anche se so già che dovrò passare al setaccio altro materiale. Adesso, però, devo riposare la mente. Non sono ancora pronta per altri tagli.

Chiaro che la sera, dopo aver trascritto sul pc quello che ancora mi sembrava utile prima di eliminare definitivamente fogli e fogli di carta ingiallita, avevo la testa che ronzava come un alveare, solo che invece delle api a girare in tondo erano parole e visi, visi e parole…. così non avevo la forza di collegarmi e passare a leggervi, non avrei potuto farlo con lucidità. Aggiungete anche il fatto che sto dormendo poco e male, che le mie notti sono piuttosto inquiete e spesso vago per la casa buia, e il quadro è completo.

Ecco quindi spiegato l’arcano: dove sarà mai finita la Peppina? Avrà venduto il bar ai cinesi? Sarà scappata con la cassa lasciando debiti da pagare? Avrà incontrato qualche cliente che le ha fatto girar la testa e se n’è andata ai Caraibi con lui? O semplicemente si è ritirata in qualche eremo pensando se prendere o no il velo?

Niente di tutto ciò. La Pepina l’è sempar qi. Non crediate di liberarvi di me tanto facilmente.

E adesso… vengo a trovarvi. Tutti. Preparate qualcosa di fresco e qualcosa di buono… sto arrivando!

L’Aquila

L’amica Renata-Ontanoverde scrive:

“Ricevo questa mail, che riassume la vergogna dei nostri politici a L’Aquila! Mi sembra di leggere un post di Elenamaria : quindi fate girare … ”

Ieri mi ha telefonato l’impiegata di una società di recupero crediti, per  conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009.   Mi  chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto.  Il decoder Sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata.

Ammutolisce.  Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di   dovere.

Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata.

Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso   la Basilica di Collemaggio.
E mi sale il groppo alla gola.

Le dico che abitavo proprio lì.
Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio.

Le racconto del centro militarizzato.
Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio.
Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati.
Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire.
Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere.
Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo.
Le racconto che pagheremo l’ i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte.
E    ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti.
Anche per chi non ha  più  nulla.

Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in  busta paga 734 euro di retribuzione netta.
Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile.
Che lo Stato non versa ai cittadini senza casa, che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili
che  dovrebbe aiutarli a pagare un affitto.
Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.
Che io pago, in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per  un appartamento in via Giulia, a Roma.

La sento respirare pesantemente.
Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso.
Le racconto la vita delle persone che abitano lì.
Come in alveari senz’anima.
Senza neanche un giornalaio. O un bar.
Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra.
Lontani chilometri e chilometri.
Le racconto dei professionisti che sono andati via.
Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo.

Le racconto di una città che muore.

E lei mi risponde, con la voce che le trema:
” Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo.
Non potete restare così.
Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo.
Chiamate la stampa. Devono scriverlo.”

Loro non scrivono, voi fate girare.

Ecco, se volete, fate girare.

Sto tornando…

Abbiate pazienza, da domani o al massimo domenica il Caffè della Peppina tornerà operativo (o almeno questa è l’intenzione).
Sono ancora impantanata in alcuni impicci, ma comincio a vedere la fine del tunnel.

Grazie per le belle parole di consolazione e la comprensione riguardo al post sulla mia Carolina-Aygo, so che è un male diffuso, e il post di febbraio ne è la conferma, ma il cuore mi sanguina comunque.

Qualcuno ha frainteso la frase sull’ammissione di colpa e relativi dati: ovviamente era una battuta ironica, non c’era il benché minimo indizio, neanche un francobollo di carta… e come ti sbagli?

Siccome arriva l’estate e stiamo tutti un po’ meno al pc, abbiamo meno tempo e meno voglia, prometto che farò post brevi, magari anche solo una frase su cui meditare. Magari qualche volta mi lascerò un po’ andare, mi conosco, vorrà dire che se mi perdonerete io mi impegno a ripagarvi con una consumazione gratuita. Do ut des.

Uffaaaaaaaaaaa!

Allora:

non sono né morta né scomparsa, avevo finalmente un paio d’ore libere per rispondervi, passare a salutarvi e scrivere qualche nuova stramberia e invece……… tac! quando meno te lo aspetti, ti capita una visita tra capo e collo, ed ecco che il tuo tempo se n’è andato in fumo!

Adesso devo andare, ma ho letto i vostri commenti e intanto comincio col dirvi che: il dialetto è lomellino, anzi, SAREBBE lomellino, ma le parole che ho scritto sono storpiate, perché lei le dice a modo suo.
Non è che io faccia fatica a capirla perché parla il dialetto, che parlo anch’io senza problemi, ma perché le modifica a suo piacere.
Se poi aggiungiamo i “e lu m’à dì….” (e non dice quello che lui le ha detto) “e alura mi g’ò dì…” (e non dice quello che lei gli ha risposto) ed è capace di riportare tutta una conversazione senza dire nulla di quello che è stato detto, inframmezzando il tutto solo con tanti ”insì” (così) e “praticameeeeent” (praticamente) e “e miiiii…” (ed io…), capirete che nemmeno un traduttore simultaneo sarebbe in grado di codificare il tutto.

Ora scappo: scusate la scarsa presenza, ma anche se non ci sono il bar è sempre aperto, quindi entrate e servitevi pure da soli. Prometto che non appena il delirio di questi giorni si esaurirà (perché si esaurirà, so che si esaurirà, deve esaurirsi…. altrimenti l’esaurita sarò io…!) tornerò ad essere la cara vecchia Azalea di sempre, magari un po’ meno rossa, magari un po’ sbiadita dalla stanchezza, magari un po’ meno brillante del solito, ma ci sarò. E soprattutto recupererò, sia il tempo perso, sia lo smalto.

Grazie per il conforto, per la presenza, per la pazienza.
Baci e abbracci (e non è pubblicità occulta, ma affetto vero)

Donne!!!

Ricordatevi  che uno strato di polvere protegge i mobili…

Una casa è più bella se si può scrivere “ti amo”
sulla polvere sul  mobilio.

Io lavoravo 8 ore ogni fine settimana
per rendere tutto perfetto,
“nel caso venisse qualcuno”.

Alla fine ho capito che “non veniva nessuno”,
perché tutti vivevano la loro vita
passandosela bene.

Ora,  se viene qualcuno,
non ho bisogno di spiegare in che condizione è la  casa:
sono più interessati ad ascoltare
le cose interessanti che ho fatto
per vivere la mia vita.

Caso  mai non te ne fossi accorta…
la vita è breve,  goditela!

Fa’ pulizia, se è necessario,
ma  sarebbe meglio dipingere un quadro,
scrivere una lettera,
preparare un  dolce,
seminare una pianta,
oppure
pensare alla differenza tra i verbi
“volere” e “dovere”.

Fa’  pulizia, se è necessario,
ma il tempo è poco…

Ci  sono tante spiagge e mari per nuotare,
monti da scalare,
fiumi da  navigare,
una birretta da bere,
musica da ascoltare,
libri da leggere,
amici da amare
e la vita da vivere.

Fa’pulizia, se è necessario,
ma c’è  il mondo là fuori:
il sole sulla faccia
il vento nei capelli,
la neve  che cade,
uno scroscio di pioggia…

Questo giorno non torna indietro!

Fa’ pulizia, se è necessario,
ma ricorda che la vecchiaia arriverà
e non sarà più come adesso…

E quando sarà il tuo turno,
ti trasformerai in polvere.

Trasmettilo  a tutte le donne meravigliose della tua vita…
Io l’ho già  fatto!

Ho ricevuto questa mail da un’amica/collega, uno dei tanti passaparola che circolano su internet, e dato il poco tempo che mi ritrovo ultimamente, complice un pochetto anche il bar della Peppina, lo ammetto, ne ho subito approfittato per scaricarmi un po’ la coscienza… giusto un filo, quel tanto che basta per non sentirmi in colpissima.
La giro anche a Voi, care Amiche, ma perché no, anche Amici… se può servire a una qualche riflessione che Vi possa far stare meglio… son contenta. Se invece vi sembra un’idea balzana… amen, io ci ho provato.

Ci prendiamo qualcosa di buono insieme, mentre ne parliamo?

Lo spazzolino da denti

Filippo era uno di quelli che si vantava di saper fare le valigie. Ed era vero.
Egli, per esempio, metteva nella valigia due spazzolini per i denti.
- Non si sa mai – diceva – ci potrebbe essere uno scontro ferroviario: si rompe uno spazzolino, resta l’altro.

Che sciocchezza! In uno scontro ferroviario, se si rompe uno spazzolino è molto probabile che si rompa anche l’altro. Capiremmo se nella valigia si mettesse addirittura una dozzina di spazzolini da denti. Allora, per quanto grave possa essere lo scontro ferroviario, c’è sempre la speranza di salvarne uno.  Ma anche questa è una sciocchezza: se lo scontro ferroviario non avviene? Che se ne fa uno di dodici spazzolini per i denti?

- Conobbi per l’appunto un tale – disse Filippo mentre riempiva la valigia – che non viaggiava mai con meno di trenta spazzolini per i denti, in previsione di scontri ferroviari. Ebbene, una volta lo scontro avvenne e la precauzione apparve assolutamente inutile.

- Non si salvò nemmeno uno degli spazzolini del vostro amico? – chiese Battista impressionato.

- No, – disse Filippo – gli spazzolini si salvarono tutti, ma non si salvò nemmeno uno dei suoi denti.

(Achille Campanile)


Puoi fare tutte le previsioni che vuoi.
Puoi programmare ogni minimo dettaglio.
Puoi prevedere anche il più piccolo inconveniente.
Puoi essere previdente fino a diventare paranoico.
Stai certo che ci sarà sempre qualcosa, un particolare, un insignificante dato che è sfuggito alla tua pianificazione.
E sembra cosa strana e assurda che un solo, piccolo, inutile tassello faccia cadere tutto il castello di carte che avevi costruito così bene, con tanta attenzione.


Guarda il Titanic…. è bastato un misero spuntone di ghiaccio (voglio dire… ghiaccio, fatto di acqua, che basta un po’ di calore perché si sciolga e scompaia per sempre) per affondare l’Inaffondabile.
 


Meglio non fare programmi e lasciare che le cose vadano come devono andare… tanto, andrebbero così comunque!
Tutte energie risparmiate.
Tanto stress in meno.

Per capire


Per capire il valore di una sorella

chiedi a chi non ne ha una.

Per capire il valore di dieci anni

chiedi a una coppia appena divorziata.

Per capire il valore di cinque anni

chiedi a un diplomato.

Per capire il valore di un anno

chiedi a uno studente che ha fallito l’esame finale.

Per capire il valore di nove mesi

chiedi a una madre che ha dato alla luce un bimbo morto.

Per capire il valore di un mese

chiedi a una madre che ha dato alla luce un bimbo prematuro.

Per capire il valore di una settimana

chiedi a un editore di una rivista settimanale.

Per capire il valore di un’ora

chiedi a due amanti che stanno aspettando d’incontrarsi.

Per capire il valore di un minuto

chiedi a una persona che ha perso l’aereo, il treno o l’autobus.

Per capire il valore di un secondo

chiedi a una persona che è sopravvissuta a un incidente.

Per capire il valore di un millesimo di secondo

chiedi a una persona che ha vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi.

Per capire il valore di un amico

amane uno.

Il tempo non aspetta nessuno.

Fai tesoro di ogni momento che hai.

Lo apprezzerai ancora di più

se lo condividerai con qualcuno di speciale.

Pensando a come passa velocemnte il tempo, mi sono ricordata di questa riflessione che avevo postato lo scorso mese di marzo, il primo marzo, per essere precisa, quando il mio blog-bar era aperto da solo una settimana e ancora non era frequentato da nessuno di voi.

Sulla relatività del tempo ha scritto già qualcuno, mi pare di ricordare, quindi è inutile che mi soffermi oltre, ma in un periodo come questo, quando si avvicina la fine dell’anno, è normale fare due conti con quel che è stato e quel che avremmo voluto che fosse.

Ci rendiamo conto, ancor più che in altri periodi dell’anno, di come vola il tempo: ma non era solo ieri che eccitati ed emozionati stavamo aspettando il 2000? Pensa, ci si diceva, viviamo in un’epoca storica: siamo quelli che sono vissuti a cavallo non solo di due secoli, ma addirittura di due millenni! Ci faceva persino un po’ paura pensare a un avvenimento così importante….

Ed è passato, senza infamia e senza lode, o forse con po’ della prima e poco o nulla della seconda. Non solo è passato il Capodanno del 2000: sta per arrivare quello del 2010! Dieci anni! Giuro che non mi sembra vero, non riesco a focalizzare tutto questo tempo, questo periodo così lungo: un decennio, due lustri.

Ma dove sono finiti questi anni? Che è successo? Dov’ero? Cos’ho fatto nel frattempo? A pensarci, dieci anni sembrano un tempo lunghissimo: provate a pensare a qualcosa che avete intenzione di realizzare e di dire “Lo farò tra 10 anni”…. Sembra lontanissimo nel tempo. Eppure, questi che se ne sono appena andati, mi sono sfuggiti tra le dita come sabbia, non me li ricordo neppure.

Basta, meglio non pensarci più, altrimenti mi intristisco e non è il caso. Meglio restare concentrati su quel che deve ancora succedere, quel che deve ancora venire, quel che deve ancora essere. Perché, come dice il proverbio: acqua passata non macina più. Meglio tenere lo sguardo fisso sull’acqua che ancora deve scorrere e macinare altra vita.

Buona ultima settimana del 2009, che poi è in compartecipazione con il 2010.
Solo che quest’ultimo si prende la parte più bella della settimana: il week end. E chissà che cominciando così bene, non sia un anno fortunato per tutti. È quello che auguro a tutti Voi dal profondo del mio cuore. Vi abbraccio.


Giusy

L’anno che verrà

Caro amico ti scrivo
così mi distraggo un po’
e siccome sei molto lontano
più forte ti scriverò.
Da quando sei partito
c’è una grossa novità,
l’anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.

Si esce poco la sera
compreso quando è festa
e c’è chi ha messo dei sacchi
di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare
per intere settimane,
e a quelli che hanno niente
da dire del tempo ne rimane.

Ma la televisione
ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale
e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.

Ci sarà da mangiare
e luce tutto l’anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.

E si farà l’amore
ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi
qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.

Vedi caro amico
cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico
cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.

E se quest’anno poi
passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch’io.

L’anno che sta arrivando
tra un anno passerà
io mi sto preparando
è questa la novità
(Lucio Dalla)



Correva l’anno 1979 quando il signor Dalla, preso da una corrente inspiegabile di sano ottimismo, scrisse questi versi.
Non mi pare che in trent’anni le cose siano molto cambiate: quello che ci si aspettava allora, ancora lo stiamo aspettando e, se cambiamento c’è stato, direi che è stato in peggio.

Ma lasciamo stare quello che non dipende da noi.
Quest’anno voglio pensare a me, per una volta.


BUONI PROPOSITI PER IL 2010
(New Year’s Resolutions)

1. Riprendere le lezioni in palestra (mia figlia mi ha regalato due sedute per fanghi dalla sua estetista: avrà voluto dirmi qualcosa?)
2. Ridere un po’ più spesso (sia perché pare faccia bene alla salute, sia perché pare faccia bene alla faccia – scusate il bisticcio)

3. Non prendermela per ciò che non dipende da me (se non posso fare nulla per rimediare… che me la piglio a fare? Tanto, le cose vanno sempre come devono andare: se è destino che si sistemino, si sistemeranno, altrimenti… amen, la prenderemo come viene)

4. Non arrabbiarmi più con mia figlia (ha 31 anni: direi che è ora che si gestisca la sua vita da sola, che dite?)

5. Riallacciare i rapporti con i miei (sono pur sempre i miei genitori…)

6. Spendere meno soldi (e tempo) per la scuola e un po’ di più per me (da quanto non mi compro qualcosa di nuovo?)

7. Trovare un nuovo gruppo di amiche con cui uscire ogni tanto (il gruppo storico è diventato casalingo e pantofolaio)

8. Rallentare un po’ il ritmo della giornata (e anche in auto… non posso andare sempre a 130 km/h!)

9. Ricominciare a camminare con i tacchi (basta ballerine! Neanche fossi 1 m e 80!)

10.


Ecco qua, finito.
Un bel decalogo, eh?
Certo, se riuscirò a rispettarlo tutto, sarò davvero orgogliosa di me!
Cosa? Non ho scritto niente al punto 10?
Lo so.
L’ho fatto apposta.
No, non per vedere se siete stati attenti!
Diciamo che mi sono tenuta libera una via di fuga, una possibilità da aggiungere durante l’anno, una sorta di esame di riparazione, un po’ come il calcio mercato di gennaio, ecco: ho in testa due o tre cosette, ma sono legate ad altre, quindi… devo prima vedere come si evolveranno certi eventi, poi lo compilerò.

Per il momento è tutto.
E voi, avete compilato la lista delle vostre “Resolutions”?
Se non l’avete ancora fatto… direi che è ora, no?

Buoni propositi a tutti!


Giusy