
È tardi. Da un pezzo sarei dovuto essere in ufficio. Ansiosamente esploro una via dopo l’altra, in cerca di un parcheggio: qui, la sosta è permessa solo per mezz’ora, là soltanto nei giorni dispari (e oggi è il 2 novembre), là soltanto ai soci del “club”… pazienza…
Ora bisogna che almeno passi dall’ufficio ad avvertire.Ma proprio mentre sto frenando in corrispondenza del portone, gli occhi mi cadono su di un posto libero lungo l’opposto marciapiede.
Un miracolo.
Certo, è stata una combinazione straordinaria: proprio dirimpetto al palazzo in cui lavoro, in pieno centro!
Passa un paio d’ore, sopra il rombo ininterrotto dei veicoli mi pare di distinguere un vocio concitato che viene dalla strada. Mi affaccio alla finestra.
Oh lo sapevo: troppo facile era stato! Non mi ero accorto infatti che là dove ho lasciato la mia macchina, c’era una saracinesca, la quale è stata aperta e ora sta uscendo un camioncino. Tre uomini in tuta stanno perciò spostando di peso la mia auto. Con le sole braccia la sradicano dal comodo buco, tanto è leggera, e la spingono più in là. Poi se ne vanno.
La mia macchina resta quindi abbandonata di traverso alla via, così da bloccare il traffico. Già un ingorgo si è formato e due poliziotti sono accorsi.
Mi precipito da basso, tolgo di mezzo l’auto, non so neppure come, riesco a spiegare l’equivoco ai due agenti e ad evitar la multa. Ma restare lì non posso. Eccomi di nuovo risucchiato nel vortice che gira, gira e non si può fermare mai perché non c’è posto per fermarsi.
(Dino Buzzati)
Io non so come siate messi voi con i problemi di parcheggio, ma qui, nella mia città, che pur è una piccola città (15 00 abitanti circa), è un disastro.
Ecco perché io preferisco muovermi a piedi, anche se mi prendono in giro quando dico che non vado in centro in auto perché altrimenti poi non so dove lasciarla…. ma è così, è vero.Nel tempo che impiego a girare a vuoto in cerca di un buco, arrivo a piedi dove devo arrivare, risparmiando benzina, i soldi dell’eventuale parcheggio (perché se lo trovi lo trovi a pagamento), non inquinando, facendo movimento all’aria aperta e permettendo a chi viene da fuori, e quindi alla macchina non può rinunciare, di trovare posto, il mio, che ho lasciato libero. E non dimentichiamo il rischio multa! Abbiamo vigili e ausiliari così diligenti… da non credere, davvero! Basta una ruota fuori dalla riga bianca, o il muso dell’auto troppo avanti, o sforare di un minuto sul biglietto del parchimetro (ho visto un ausiliario piantonare un’auto col telefono in mano.. e non capivo, poi ho capito quando ho visto che estraeva il blocchetto e scriveva: stava controllando l’ora sul display del cellulare!!!) per beccarsi il messaggino d’amore sotto il tergicristallo.

Senza contare che spesso mi ritrovo più commissioni accumulate da sbrigare, quindi in ogni caso rischio di lasciare l’auto a Roma per far la spesa a Milano.Stessa cosa succede quando devo recarmi a scuola qui, nella sede principale (al paese dove insegno no, lì per forza devo andare con la mia Carolina): è un delirio di nonni con SUV, mamme con fuoristrada, papà con fuoriserie, baby-sitter automunite. Sapeste quanti ne incontro strada facendo che caricano figlio e zaino sull’auto, e magari sono già a metà strada, a volte anche oltre! E naturalmente si parte per tempo, per trovare posto: così finiscono col muoversi da casa prima in auto che non se dovessero andare a piedi! E capita infine che chi arriva da fuori non sappia dove lasciare l’auto perché è tutto occupato da chi abita a 200/300 metri di distanza… mah!
Stessa scena all’uscita: addirittura ci sono nonni che già alle 15.30/15.45 arrivano e si posizionano in pole position, col loro quotidiano per ingannare l’attesa, e motore rigorosamente acceso: per riscaldarsi quando fa freddo e per rinfrescarsi quando fa caldo. E giù litri di benzina e grammi di polveri sottili (sottili???) nell’aria per quasi un’ora! Altroché mascherina per la suina…!

Arriviamo al paradosso nel paese in cui insegno, un fazzoletto con 4 case e una chiesa: alle 8 meno 10 una mamma esce di casa, accende l’auto per “decongelarla”, la lascia lì una decina di minuti poi esce con raschietto, sgratt sgratt sgratt per un bel po’, poi, finalmente, alle 8.10 esce il figlioletto (classe 5°), salgono sull’auto… e percorrono i 100 metri scarsi che li separano dalle scuole! Due curve, non di più. Roba da chiodi, mi si passi il termine.Siamo nati con le gambe e con i piedi, ma qualcuno è convinto di essere nato con le ruote.
Al prossimo sfogo.