Da che albero cadesti?

Ho trovato dall’amico Paluca questo giochino semplice semplice ma carino carino, e siccome lui è tanto gentile, mi ha dato il permesso di ripubblicarlo anche qui, nel nostro bar. Tanto al bar si può anche giocare, no?

Cercate il giorno del vostro compleanno e trovate l’albero corrispondente… una volta individuato, leggete più sotto la spiegazione sullo stesso. È interessante ed in qualche modo preciso, oltre ad essere parte dell’astrologia Celtica.

Dic 23 – Gen 01 Albero di Mela
Gen 02 – Gen 11 Albero di Abete

Gen 12 – Gen 24 Albero dell’Olmo
Gen 25 – Feb 03 Il Cipresso
Feb 04 – Feb 08 Pioppo
Feb 09 – Feb 18 Il Cedro
Feb 19 – Feb 28 Il Pino
Mar 01 – Mar 10 Il Salice piangente
Mar 11 – Mar 20 Albero di Lime
Mar 21 - Il Rovere
Mar 22 – Mar 31 Albero di Nocciole
Apr 01 – Apr 10 Albero Rowan
Apr 11 – Apr 20 Albero di Acero
Apr 21 – Apr 30 Il Noce
Mag 01 – Mag 14 Pioppo
Mag 15 – Mag 24 Albero di Castagno
Mag 25 – Giu 03 Albero di Ciliegio
Giu 04 – Giu 13 Albero Hornbeam
Giu 14 – Giu 23 Il Fico
Giu 24 – Albero di Betulla
Giu 25 – Lug 04 Albero di Mela
Lug 05 – Lug 14 Albero di Abete
Lug 15 – Lug 25 Albero dell’Olmo
Lug 26 – Ago 04 Il Cipresso
Ago 05 – Ago 13 Pioppo
Ago 14 – Ago 23 Il Cedro
Ago 24 – Set 02 Il Pino
Set 03 – Set 12 Il Salice piangente
Set 13 – Set 22 Albero di Lime
Set 23 – L’Olivo
Set 24 – Ott 03 Albero di Nocciole
Ott 04 – Ott 13 Albero Rowan
Ott 14 – Ott 23 Albero di Acero
Ott 24 – Nov 11 Il Noce
Nov 12 – Nov 21 Albero di Castagno
Nov 22 – Dic 01 Albero di Ciliegio
Dic 02 – Dic 11 Albero di Hornbeam
Dic 12 – Dic 21 Il Fico
Dic 22 – Albero del Faggio

Ed ora leggete qua le caratteristiche dell’albero che vi rappresenta:

Pioppo, l’Incertezza
È una persona con un alto senso dell’estetica, non molto sicura di sé stessa, coraggiosa solo se è necessario, necessita circondarsi di un ambiente gradevole, è molto selettiva, a volte solitaria, molto entusiasta, di natura artistica, buona organizzatrice, cerca di imparare attraverso la filosofia, fidata in qualunque situazione, assume molto seriamente le relazioni.

Betulla, l’Ispirazione
È una persona vivace, attraente, elegante, amichevole, non pretenziosa, modesta, non le piacciono gli eccessi, odia la volgarità, ama la vita nella natura e la calma, non molto appassionata, piena di immaginazione, un po’ ambiziosa, cerca l’atmosfera di calma e soddisfazione.

Abete, il Mistero
È una persona di straordinario buon gusto e dignità, sofisticata, ama la bellezza; di temperamento testarda, tende all’egoismo ma si preoccupa per chi le sta vicino; piuttosto modesta, molto ambiziosa, ha molti talenti, industriosa, amante insoddisfatta, ha molti amici e nemici, molto fidata.

Acero, la Mente Aperta
Una persona rispettosa della cosa comune, piena di immaginazione ed originalità, timida e riservata, ambiziosa, orgogliosa, sicura di sé, con sete di nuove esperienze, a volte nervosa, ha molte complessità, buona memoria, impara rapidamente, con una vita amorosa complicata, le piace impressionare.

Nocciole, la cosa Straordinaria
È una persona affascinante, non chiede niente, molto comprensiva, sa come impressionare la gente, attiva nella lotta per cause sociali, popolare, di temperamento ed amante capricciosa, onesta e compagna tollerante, con un senso della giustizia molto preciso.

Castagno, l’Onestà
Di bellezza inusuale, non desidera impressionare, con uno sviluppato senso della giustizia, vivace, è una persona interessante, diplomatica di nascita, tuttavia si irrita facilmente ed è molto sensibile in compagnia, molte volte per mancanza di sicurezza in sé stessa, a volte agisce con senso di superiorità, si sente incompresa, ha difficoltà nel trovare partner.

Ciliegio, l’Ambizione
È una persona eccezionalmente attraente, vivace, impulsiva, esigente, non le importano le critiche, ambiziosa, intelligente, piena di talenti, le piace giocare col destino, può essere egoista, molto affidabile e degna di fiducia, amante fedele e prudente, a volte il cervello controlla il cuore, ma
prende molto seriamente le sue relazioni.

Faggio, la Creatività
Ama piacere, la preoccupano le apparenze, materialista, organizza bene la sua vita e la sua corsa, è una persona economa, buon leader, non prende rischi non necessari, ragionevole, splendida compagna di vita, le piace mantenere la linea (dieta, sport, etc).

Hornbeam, il Buon Gusto
Di una bellezza molto fresca, si preoccupa per la sua apparenza e la sua condizione economica, di buon gusto, non è egoista, vive in maniera ragionevole e disciplinata, cerca bontà e conoscenza in un compagno emotivo, sogna amanti inusuali, spesso è felice coi suoi sentimenti, diffida della maggioranza delle persone, non è mai sicura delle sue decisioni, molto coscienziosa.

Lime, il Dubbio
Accetta quello che la vita le dà in una maniera molto complessa, odia litigare, lo stress ed il lavoro, ma la disgusta la pigrizia e l’oziosità, è soave e sa cedere, fa sacrifici per gli amici, ha molti talenti ma non sufficientemente tenace per sfruttarli, si lamenta e si lamenta spesso, è una persona molto gelosa ma leale.

Mela, l’Amore
Di carattere leggero, molto carismatica, è una persona vistosa ed attraente, di un’aura gradevole, civetta, avventuriera, sensibile, sempre innamorata, vuole amare ed essere amata, compagna fedele e tenera, molto generosa, di talenti scientifici, vive giorno per giorno, filosofa spensierata con immaginazione.

Olmo, la Mentalità Nobile
Di figura gradevole, buon gusto nel vestire, di esigenze modeste, tende a non dimenticare gli errori, allegra, le piace comandare ma non ubbidire, è una compagna onesta e fedele, le piace prendere decisioni per gli altri, di mentalità nobile, generosa, con buon senso dell’umorismo, grande capacità pratica.

Rowan, la Sensibilità
Piena di incanto, allegra, dà senza aspettative, le piace richiamare l’attenzione, ama la vita, le emozioni, non riposa, e le piacciono perfino le complicazioni, è tanto dipendente come indipendente, ama piacere, è una persona artistica, appassionata, emozionale, buona compagnia, non dimentica.

Cedro, la Fiducia
Di una bellezza strana, sa adattarsi, ama il lusso, di buona salute, è una persona per niente timida, sicura di sé, con determinazione, ma impaziente, le piace impressionare gli altri, di molti talenti, industriosa, salubremente ottimista, in attesa dell’unico e vero amore, capace di prendere rapidamente decisioni.

Cipresso, la Fedeltà
Forte, muscolare, adattabile, prende quello che la vita le offre, è una persona soddisfatta, ottimista, desidera il denaro ed il riconoscimento, odia la solitudine, è una compagnia appassionata e sempre insoddisfatta, fedele, si altera facilmente, indocile, pedante, e disinteressata.

Noce, la Passione
Implacabile, è una persona strana e piena di contrasti, spesso egoista, aggressiva, nobile, di orizzonti ampi, di reazioni inaspettate, spontanea, di ambizione senza limiti, per niente flessibile, è una compagna difficile e poco comune, non sempre piace ma è ammirata, con ingegno strategico,
molto gelosa ed appassionata, non accetta compromessi.

Olivo, la Saggezza
Ama il sole, di sentimenti caldi e teneri, ragionevole, è una persona equilibrata, evita l’aggressione e la violenza, tollerante, allegra, calma, un senso ben sviluppato della giustizia, sensibile, empatica, non gelosa, le piace leggere e la compagnia di persone sofisticate.

Pino, la cosa Particolare
Le piace la compagnia gradevole, è una persona molto robusta, sa fare della sua vita qualcosa di confortevole, molto attiva, naturale, di buona compagnia ma non sempre amichevole, si innamora facilmente ma la sua passione si spegne in poco tempo, si arrende facilmente, la delude tutto fino a che trova il suo ideale, è di fiducia e di carattere pratico.

Rovere, la Prodezza
È forte, una persona robusta di natura, coraggiosa, implacabile, indipendente, sensibile, non le piacciono i cambiamenti, mantiene i suoi piedi ben sistemati sulla terra, e le piace l’azione.

Salice piangente, la Malinconia
Una persona bella ma malinconica, attraente, molto empatica, ama le cose belle e di buon gusto, ama viaggiare, sognatrice senza riposo, capricciosa, onesta, può essere influenzata ma è difficile per lei convivere, esigente, con buona intuizione, soffre nell’amore ma a volte trova sostentamento nel suo compagno.

Fico, la Sensibilità
Molto forte, è una persona volenterosa, indipendente, non permette le contraddizioni o discussioni, ama la vita, la sua famiglia, i bambini e gli animali, un po’ volatile socialmente, buon senso dell’umorismo, le piace l’ozio e la pigrizia, di un talento pratico.

Io ho scoperto di essere un acero, e…. corrisponde!!!

Tradizioni natalizie

L’ALBERO DI NATALE
e altre tradizioni

La tradizione dell’albero di Natale è molto recente rispetto a quella del Presepe (realizzato per la prima volta nella notte tra il 24 e il 25 dicembre 1223, da S. Francesco e i suoi frati, tra le montagne di Greccio, vicino a Rieti).

 


Se il presepe è di origine italiana, la tradizione di piantare ed ornare un albero nel periodo di Natale risale ai popoli germanici.
Ma questa tradizione dell’albero, come la festa stessa del Natale, fonda le proprie origini in culti diffusi e molto sentiti nel passato di vari popoli.
Nella Roma pagana, già due o tre secoli prima di Cristo, dal 19 al 25 dicembre si festeggiavano i Saturnali, feste in onore del dio Saturno, dio dell’agricoltura. Era questo un periodo durante il quale si viveva in pace, ci si scambiava doni, si facevano sontuosi banchetti. Erano feste di gioia, di rinnovamento, di speranza per il futuro, tant’è che, in tale occasione, si rinnovavano anche i contratti agrari.
Lo stesso periodo che comprende il “solstizio d’inverno” (21 dicembre) veniva festeggiato anche presso i Celti, i cui sacerdoti, avendo notato che gli abeti rimanevano sempre verdi anche durante l’inverno, iniziarono a considerarli come un simbolo di lunga vita e cominciarono ad onorarli nelle feste invernali.


I Teutoni erano soliti, durante tale periodo, piantare un grosso abete ornato di ghirlande e bruciare un enorme ceppo,nel camino, per festeggiare il passaggio dall’autunno all’inverno. Il ceppo aveva un significato simbolico: si bruciava il passato e, dal modo di ardere del legno, si cercavano di cogliere i presagi su come sarebbe stato il futuro.
 


Già nel 274 d.C., l’imperatore romano Aureliano (270-285 d.C.) decise che il 25 dicembre si festeggiasse il Dio Sole e in tutto il mondo romano quel giorno divenne una gran festa, era il “dies natalis Solis Invicti”, il giorno della nascita del Sole Invincibile, il giorno in cui si festeggiava la rinascita sull’orizzonte del nuovo sole, essendo il vecchio simbolicamente morto al solstizio d’inverno (21 dic.), quando aveva raggiunto il punto più basso dell’orizzonte. Il Sole dal 22 al 24  dicembre sembra fermarsi in cielo (“solstitium” significa “sole fermo”) per riprendere subito dopo il suo cammino verso l’alto, ogni giorno di più, fino al solstizio d’estate dove invece si verifica il fenomeno inverso. In altre parole l’altezza minima del Sole sull’orizzonte a mezzogiorno del solstizio invernale (21 dicembre), il suo apparente sostare e la sua risalita sul meridiano nel cielo del 25 dicembre, lo assimila ad un dio che nasce e per questo viene festeggiato.
 


Questo fenomeno sicuramente era rimasto impresso nella mente dell’uomo fin dalle epoche preistoriche, quando la diminuzione di luce e di calore avrà sicuramente fatto temere lo spegnersi della stella che assicurava la vita sulla terra e che poi, in quasi tutte le religioni antiche, fu personificata in un dio. Da qui i festeggiamenti per il suo risorgere.
Tracce di celebrazioni legate a queste vicende astrali, alla nascita cioè dell’anno nuovo, si trovano intorno alla data del 25 dicembre anche presso le primitive religioni persiane, fenice, siriane, peruviane, messicane, indù.

 

Ritornando al Natale, se è vero che discende da antiche cerimonie dedicate al Dio Sole, non deve stupire che, nonostante siano trascorsi molti secoli, gli antichi significati siano sopravvissuti. Infatti il  fuoco è l’elemento fondamentale di numerosi rituali natalizi europei ed extraeuropei. È molto probabile che da tutte queste tradizioni del passato abbia preso origine la tradizione del ceppo natalizio, il cui fuoco bene rappresentava il sole, e dal ceppo di quercia (simbolo di forza e di solidità) che nelle case doveva bruciare per dodici giorni consecutivi (fino alla nostra Epifania, quando le giornate iniziano lentamente ad allungarsi) si prendevano gli auspici su come sarebbe stato l’anno successivo in base alla maniera di come bruciava. 


Nel 337 d.C., Papa Giulio I scelse il 25 dicembre come giorno della nascita di Gesù, proprio perché era già un giorno di grande festa. Consueto per il Cristianesimo trasferire a sé date religiose particolarmente sentite, modificando la simbologia per cui, in questo caso, la “nascita del sole” divenne la “nascita di Cristo”, mentre la “luce solare” simboleggiò la “luce divina del Figlio di Dio”. In realtà la data della nascita di Cristo è sconosciuta. Non se ne conosce esattamente l’anno, anche se sulla base di avvenimenti storicamente accertati (censimento indetto dall’imperatore Augusto nel 7 a.C., morte del Re Erode che si attesta nel 4 a.C.) si ipotizza che possa essere avvenuta in un lasso di tempo che va dal 4 a.C. al 7 a.C. Ovviamente tanto meno si conosce il giorno e il mese della nascita di Gesù.
 


Questa sovrapposizione operata dal Cristianesimo sulle tradizioni popolari preesistenti non riguardò solo il Natale, ma anche altre ricorrenze pagane. Per esempio: la festa di San Giorgio ha preso il posto della festa della Dea Pales; i festeggiamenti di San Giovanni Battista hanno sostituito la festa dell’acqua; la festività dell’Assunzione della Vergine ha preso il posto delle celebrazioni di Diana; Samhain (Halloween) è diventata la festa di Tutti i Santi e via di seguito. Anche al giorno del riposo settimanale (festa di stato, introdotta da Costantino nel 321 d.C.) che si chiamava “giorno del sole” (dies solis) fu cambiato il nome in Domenica= giorno del Signore. Ma nei paesi anglosassoni rimase il nome iniziale, derivato dal latino: in inglese infatti ancora oggi si dice Sun-day e in tedesco Son-tag… giorno del sole, appunto!
 


L’origine dell’abete come simbolo natalizio ci è narrata da molte antiche storie: la più importante e quella del miracolo compiuto dal San Bonifacio, nato in Inghilterra nel 675 e morto martire in Germania nel 754; egli, missionario nei dintorni di Geismar, nella Germania settentrionale, notò alcuni pagani che adoravano una quercia per preparare il sacrificio del piccolo principe Asulf al dio Thor. San Bonifacio li fermò ed abbatté la quercia. Appena la quercia cadde, apparve un abete: San Bonifacio spiegò allora al popolo che l’Abete, sempreverde, era l’albero della vita e che rappresentava Cristo.
 


Un’altra leggenda racconta di un uomo che in Alsazia, rientrando a casa la notte di Natale, vide il meraviglioso spettacolo delle stelle che brillavano attraverso i rami di un abete. Per spiegare alla moglie ciò che aveva visto tagliò allora un piccolo abete e lo ornò di candeline accese. Nacque cosi il primo albero di Natale.
 


Si ha notizia di documenti che in Alsazia, nel 1521, autorizzano i cittadini a tagliare il loro albero di Natale, mentre una cronaca di Strasburgo del 1605 precisa che per Natale si portano in casa degli abeti, si mettono nelle stanze, si ornano con rose di carta di vari colori, mele, zucchero e oggetti dorati.
Da allora la tradizione dell’albero si estese presso molti altri popoli del nord Europa e cominciò ad accompagnare la ricorrenza natalizia.

Johann Wolfgang Goethe
(1749-1832), pur non essendo propriamente di fede cattolica o protestante, amava moltissimo questa usanza e grazie a lui l’albero si impose a Weimar che era un importantissimo centro culturale dell’epoca. Nella sua famosa opera “I dolori del giovane Werther” (1774) l’albero di Natale compare per la prima volta anche nella grande letteratura.
 

Si sa che nel 1840 la principessa Elenadi Germania, sposa del duca d’Orleans, preparò il suo albero di Natale alle Tuileries di Parigi, suscitando lo stupore della corte. 

I primi addobbi di cui si ha notizia erano mele colorate ed ostie, con evidente significato religioso. Poi comparvero lumi, immagini,  rose di carta, ghirlande di fiori secchi. Alle ghirlande si unirono nastri e frutti colorati, poi le candeline, fino a quando, verso la metà del 1800, alcuni fabbricanti svizzeri e tedeschi cominciarono a preparare leggeri e variopinti oggetti di vetro soffiato che diventarono di moda e costituirono l’ornamento tradizionale dell’albero natalizio. Infatti nel 1848 apparve il primo ornamento in vetro, in Germania: si trattava di un “kugel“, una larga palla cava all’interno, con dimensioni che variavano dai tre ai venti centimetri; le più piccole venivano utilizzate per decorare l’albero e divennero l’ornamento tradizionale dell’albero natalizio. 


Nel 1841, con l’arrivo alla corte inglese del Principe Alberto di Sassonia, marito di origine tedesca della Regina Vittoria, l’usanza di addobbare un abete di Natale si diffuse rapidamente in Inghilterra e poi in tutto il mondo. La Regina Vittoria(1819-1901) infatti, fece addirittura pubblicare un’ immagine del suo Albero di Natale su “Godey’s Lady’s Book”, una celebre rivista dell’epoca.
Verso la fine del 1800 questa moda dilagava in tutte le corti europee tra le famiglie della nobiltà. Anche la Regina Margherita (1851-1926), moglie del Re d’Italia Umberto I°, ne fece allestire uno, in un salone del Quirinale, dove la famiglia reale abitava. La novità piacque moltissimo e l’albero divenne di casa tra le famiglie aristocratiche italiane.


Nel nostro secolo assistiamo a una diffusione massiccia e capillare di questa usanza.
Molte tradizioni natalizie oggi appaiono un po’ indebolite, come la recitazione di poesie natalizie da parte dei bambini, il cantare insieme le canzoni di natale, le letterine che i bambini erano soliti inviare a Babbo Natale o Gesù Bambino elencando i regali desiderati, la preparazione in famiglia dei dolci tipici di Natale, etc.  Ma l’albero ha resistito, anzi, ha rafforzato la sua posizione, sembra proprio che sia lui il vero simbolo di Natale. E l’albero stesso molte volte non è più l’abete di un tempo, ma un sostituto di plastica o di altri materiali, riutilizzabili. Le candele di cera sono diventate fantasmagoriche luci elettriche.
 


Nelle case della maggior parte del popolo italiano l’albero di Natale è arrivato da pochi decenni. La sua diffusione massiccia si è avuta appena dopo la seconda guerra mondiale ed è dovuta alla presenza dei soldati americani, nell’immediato secondo dopoguerra. Negli USA infatti l’usanza dell’albero di Natale, poiché era nata tra i protestanti, era già molto diffusa.

Tradizione vuole che l’albero venga addobbato l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata, e che così rimanga fino al 6 gennaio, giorno dell’Epifania, quando, dopo essere stato spogliato di tutti i suoi addobbi, verrà riposto con cura in soffitta o in cantina fino all’anno successivo.
 

(informazioni e notizie tratte da: www.eugubininelmondo.it)
Buon albero a tutti!

Giusy

Coccobello!

Nulla si crea, nulla si distrugge,

tutto si trasforma…

E’ estate, molti di noi andranno al mare, alcuni – beati loro – ci sono già, e sulle spiagge siamo abituati a sentire questo ritornello:

“COCCO BELLO! COCCO FRESCO!”

E allora conosciamolo un po’ meglio questo tesoro estivo, o meglio, vediamo di conoscere la pianta e l’uso che se ne fa perchè, se è vero che “del maiale non si butta via niente”, ho scoperto che la palma da cocco è altrettanto preziosa.

Carta d’identità:

Altezza: fino a 40 metri.

Foglie: lunghe 3-4 metri, pennate.

Fiore: alla base dei rami, un fiore femminile e tanti maschili. (ma va’?)

Frutto: noce di cocco, ovale, lungo 2-3 decimetri, peso 1,5kg circa.

Uso:

Noce di cocco: serve per nutrirsi e per bere (con il liquido zuccherino si prepara una bevanda rinfrescante e di ottimo gusto).

Guscio di cocco: si ricavano suppellettili e borracce per l’acqua; si pavimentano strade e capanne.

Polpa: si producono olio (si secca al sole e schiacciandola si ottiene l’olio di copra: l’olio migliore, raffinato, si usa come commestibile, l’altro ha impiego nell’industria dei saponi, dei cosmetici, dei prodotti farmaceutici, ecc…) e medicinali (si estrae un latte denso e bianchiccio).

Foglie: si ricavano tessuti, reti, tetti impermeabili per capanne e vele.

Tronco: viene utilizzato per costruire capanne, alberi delle piroghe, mobili, suppellettili, armi e lance da pesca.

Fibre del frutto: se ne fanno corde, costumi e copricapi.

Succo delle incisioni del tronco e delle foglie: si ricavano succhi aromatici, profumi e una specie di vino.

Nemico:

Il granchio del cocco: è molto grande e, munito di zampe particolari, riesce ad arrampicarsi sul tronco delle palme; con le chele stacca i cocchi, li fa cadere e li mangia. Per difendere le piantagioni si fasciano le piante con un anello di lamiera sul quale il granchio non riesce ad appigliarsi.

La natura, si sa, è la miglior spazzina che ci sia, nel senso che non produce scarti. A questo ci pensa l’uomo. Anche se oggi cominciamo a capire il danno che stiamo facendo alla Terra, pianeta che non possediamo ma che ci “ospita”, e sta prendendo piede la politica del “non scartiamo gli scarti”, la strada da percorrere è ancora lunga.

Giusy

Una farfalla sulla Luna

Maròòòò…!!! So’ diventata tutta rossa…!!! Ecchi se li aspettava tutti ‘sti comprimenti…??? Va bene, va bene… torno seria, non si sa mai che passi per di qua qualche purista, e dopo avermi sgridato per bene, se ne fugga per di là!

Torniamo a scrivere seriamente. Perchè in verde? Perchè stasera si parla di alberi e di foreste. Foreste che forniscono il legno necessario per la fabbricazione della carta; con la carta si fanno i giornali e sui giornali si stampano le notizie che richiamano l’attenzione dei lettori sui problemi del disboscamento (me ne è capitato tra le mani uno proprio oggi, e da lì è nata l’idea) e della distruzione della natura. Un circolo chiuso paradossale che nessuno riesce a spezzare.

TANTE FORESTE

Tante foreste strappate alla terra

e massacrate

distrutte

rotativizzate.

Tante foreste sacrificate per la pasta da carta

di miliardi di giornali che attirano annualmente

l’attenzione dei lettori

sui pericoli del disboscamento delle selve e delle foreste.

(Jacques Prévert)

Ogni tanto, però, qualcuno ci prova. E ci riesce.

UNA FARFALLA SULLA LUNA

Julia Hill, detta “Butterfly”, è una ragazza americana diventata famosa in tutto il mondo per aver salvato un albero, una sequoia secolare di una foresta nel nord della California. Non solo: col suo gesto ha salvato tutta l’area circostante. L’albero stava per essere abbattuto dalle motoseghe e Julia, che aveva 23 anni, è salita sull’albero per protestare contro l’abbattimento di quella foresta di alberi millenari. Era il dicembre 1997. Lassù, a 60 metri di altezza, ha costruito un rifugio: una piattaforma di 3 mq coperta da un tendone blu. Il suo obiettivo era quello di attirare l’attenzione della gente su quell’albero, da Julia ribattezzato Luna, e impedire che fossero abbattute altre sequoie.

Giorno dopo giorno, mentre il popolo dei suoi sostenitori cresceva (15000 persone hanno mandato lettere per chiedere la salvezza della foresta), ha continuato a vivere lassù senza altra compagnia che un telefono a batteria solare. E nonostante il freddo, la pioggia, i pasti frugali cucinati su un piccolo fornellino, non si è mai ammalata. Ha letto libri e giornali, ha fatto la corrispondente per una TV ecologista, ha scritto poesie e ha inviato messaggi. Poi, finalmente, il 17 dicembre 1999 è stato raggiunto un accordo con la società che avrebbe dovuto tagliare gli alberi.  Julia Hill “Butterfly” ha così vinto la sua battaglia: la sequoia secolare della California su cui è vissuta per 2 anni non è stata tagliata e Julia, festeggiata come un’eroina da migliaia di ecologisti, è scesa dalla sua casa sull’albero.

Ha poi scritto un libro (!) sulla sua avventura.

Gli eco-guerrieri sono giovani ecologisti che ricorrono a forme di protesta estrema come salire sugli alberi, scavare buchi nel terreno, costruire case di legno. “Nati” in Inghilterra nel 1992, spesso sono professionisti e laureati che lasciano le comodità della vita moderna per vivere a contatto con la natura. Quando un bosco è minacciato da una nuova autostrada o dalla costruzione di un parcheggio, gli eco-guerrieri si traferiscono su rifugi improvvisati sugli alberi. La gente li considera un po’ come moderni Robin Hood, che combattono per difendere la natura.

Ma noi, popolo splinderiano, che ben conosciamo il valore di ogni singolo albero, non scriviamo le nostre pagine quotidiane sulla carta, bensì qui, dove con un semplice click rendiamo possibile, a chiunque lo voglia, leggere poesie, racconti, aforismi e proverbi, brani di vita vissuta e immaginata, e tutto ciò che più ci piace scrivere e condividere.

Siamo o no gente intelligente?

Più ecologici di così….

P.S.: Io, però, come ho scritto un po’ di tempo fa…. adoro i libri! Che ci posso fare? E’ un amore nato circa 45 anni fa, e nel tempo è solo aumentato… Sarebbe impensabile per me vivere senza libri!

Buona notte e sogni ……. verdi!

Giusy