Il sesso secondo lui

Dopo aver esaminato il matrimonio con gli occhi di lui e di lei, diamo ora una sbirciatina a quel che accade dopo il matrimonio… perché è solo dopo il matrimonio che…. si fa, no?

Amavo un’irlandese, ma l’ho lasciata perché lei si faceva sempre il segno della croce prima di andare a letto.

Avevo l’impressione che pregasse per la mia prestazione.

(William Cole)

Mi sono sposato per la stessa ragione per cui ho comprato la lavatrice:

c’era qualcosa che volevo smettere di fare a mano.

(Enzo Cortese)

Uno psicologo raccomandò a mia moglie e a me di fare sesso tutte le sere.

Da allora non riusciamo più a vederci.

(Rodney Dangerfield)

Se Dio ci avesse creati con l’intenzione di non farci masturbare,

ci avrebbe fatti con le braccia più corte.

(George Carlin)

Il 66% dei cattolici fa sesso una volta alla settimana.

La percentuale sarebbe stata più bassa, ma hanno contato anche i preti.

(Dennis Miller)

Oramai per sicurezza pratico solo il sesso orale.

Ne parlo e basta.

(Andreas Schon)

L’orgasmo dello scapolo è il breve istante che separa il desiderio di possederla

dal pensiero di doverla riaccompagnare a casa.

L’orgasmo del coniugato è il breve istante che separa il desiderio di possederla

dal pensiero di non poterla riaccompagnare a casa.

(Daniele Monduzzi)

La grande differenza tra il sesso gratis e il sesso a pagamento

è che il sesso a pagamento è molto meno caro.

(Francis Brendan)

Buona settimana, gelo e neve permettendo.

Per colpa di un chiodo

 

“È sempre banale il modo in cui si scoprono certe cose. E come ricadono sulla nostra vita, crescendo dalla goccia al diluvio. La storia del cavallo che perse il chiodo e quindi perse il ferro e il generale perse l’equilibrio e l’esercito perse la guida e il re perse la battaglia e infine perse la guerra. Una guerra persa per colpa di un chiodo. Incroci, combinazioni, cattivi propositi, buone intenzioni, tutti infilati a bollire nel calderone della casualità, che è così grande da contenere tutto il mondo e sotto il quale il fuoco non viene mai spento.”

(G. Faletti – “Tre atti e due tempi”) 

L’Anno del Dragone

Domani, 23 gennaio, per svariate popolazioni asiatiche si celebrerà la festa di primavera, meglio nota da noi come Capodanno Cinese. Si tratta di una delle celebrazioni in assoluto più sentite non solo dalla Cina, ma anche da Paesi come la Corea, la Mongolia, il Bhutan e il Vietnam. Anche in Giappone è annoverata tra le festività ufficiali. La data in cui cade è basata sul calcolo congiunto dell’anno solare e del ciclo lunare. Di anno in anno, può cadere tra il 21 gennaio e il 19 febbraio del nostro calendario. Dall’inizio, quindi, si procede con 15 giorni di festeggiamenti che hanno fine con la festa delle lanterne. La sua origine è legata alla legenda di Nian, un mostro che viveva nella Cina dei tempo antichi e che ogni 12 mesi usciva allo scoperto per cibarsi di esseri umani. Era possibile, tuttavia, impedire la carneficina spaventandolo con forti rumori e con il colore rosso, da cui il tradizionale scoppio dei fuochi d’artificio.

A differenza del nostro oroscopo (12 segni, uno per ogni mese), l’oroscopo cinese è formato sempre da 12 segni, corrispondenti a 12 diversi animali, ma ogni segno vale per un intero anno. Quello che sta per iniziare sarà l’anno del Dragone, il segno più fortunato secondo la tradizione.

Qui di seguito trovate la tabella da consultare per sapere di quale segno siete, in base all’anno in cui siete nati:

 

Topo Bue Tigre Coniglio Drago Serpente Cavallo Pecora Scimmia Gallo Cane Maiale
1900 1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 1911
1912 1913 1914 1915 1916 1917 1918 1919 1920 1921 1922 1923
1924 1925 1926 1927 1928 1929 1930 1931 1932 1933 1934 1935
1936 1937 1938 1939 1940 1941 1942 1943 1944 1945 1946 1947
1948 1949 1950 1951 1952 1953 1954 1955 1956 1957 1958 1959
1960 1961 1962 1963 1964 1965 1966 1967 1968 1969 1970 1971
1972 1973 1974 1975 1976 1977 1978 1979 1980 1981 1982 1983
1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995
1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007
2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019

Ma come mai proprio questi dodici animali?

 

Ecco la leggenda sull’origine dello zodiaco cinese e dei suoi 12 segni.

“Il Buddha nel presentimento della sua fine terrena, chiamò a raccolta tutti gli animali della terra, ma di questi solo 12 andarono a offrire il loro saluto. Il topo, furbo e veloce di natura, arrivò per primo: saltò sul dorso del grande e onesto bue e gli fece percorrere tutta la strada. Appena giunto sul luogo saltò il bue e salutò il Buddha. Il diligente bue arrivò secondo, seguito dall’intrepida tigre e dal pacifico coniglio. Il drago arrivò quinto, seguito subito dal suo fratello minore, ovvero il serpente. L’atletico cavallo fu settimo, e l’elegante pecora ottava; subito dopo arrivò l’astuta scimmia, e poi ancora il coloratissimo gallo. Penultimo giunse il fedele cane, per poi finire con il fortunato maiale, che arrivò appena in tempo per salutare anch’egli il Buddha. Come premio dunque per la loro fedeltà il Buddha decise di chiamare ogni anno del ciclo lunare con il nome di ciascuno dei 12 animali accorsi.”

 

 

In un’altra leggenda, l’Imperatore di Giada, già sovrano del Cielo e della Terra da parecchi anni, decise di visitare la Terra personalmente. Si stupì nell’ammirare le meravigliose creature terrestri, e decise di prenderne dodici da portare in Cielo, per mostrarle alle divinità. Gli animali che scelse di portare con sè furono: un topo, un gatto, un bue, una tigre, un coniglio, un drago, un serpente, un cavallo, una pecora una scimmia, un gallo e un cane. Il gatto, il più bello tra gli animali, chiese al topo di informarlo il giorno in cui sarebbe venuto l’Imperatore di Giada a prenderli. Ma il topo, geloso della bellezza del gatto paragonata alla sua, non lo chiamò. Conseguentemente, il gatto non si presentò all’arrivo dell’Imperatore di Giada, e fu sostituito con il maiale. Quando il gatto venne a sapere cos’era successo, si arrabbiò furiosamente con il topo: ed ecco spiegata l’inimicizia tra gatti e topi. L’Imperatore di Giada, intanto, affascinato dagli animali, decise di attribuire ad ognuno di essi un anno del calendario.

 

 

Volete sapere anche le caratteristiche del segno che vi rappresenta? Ecco qua:

Topo: fantasioso, seducente e molto generoso con le persone che ama, sebbene tenda a perdere velocemente la pazienza e ad essere ipercritico. Può diventare un buon scrittore, critico o pubblicitario.

Bue: un capo nato, ispira fiducia in tutti quelli che vengono in contatto con lui; tuttavia può essere un po’ troppo esigente. Formale e abile con le mani, può diventare un ottimo chirurgo o parrucchiere.

Tigre: spavaldo e avventuroso, ha iniziativa e fascino. Tende però a correre dei rischi, agendo prima di pensare alle conseguenze. Può diventare un buon capo, un esploratore o pilota di auto da corsa.

Coniglio: affettuoso, collaborativo e gentile, con molti amici. A volte può essere troppo sentimentale e sembrare superficiale. La carriera ideale potrebbe essere nel campo della legge, della diplomazia o su un palcoscenico.

Drago: tende ad essere un individuo popolare sempre pieno di vita e di entusiasmo, con una reputazione da amante divertente. Potrebbe diventare un buon prete, un ottimo artista o un politico.

Serpente: romantico e profondo pensatore, saggio e affascinante, sebbene tenda a dimenticarsi degli altri molto in fretta e ad essere un po’ avaro. Lavoro ideale: insegnante o psichiatra.

Cavallo: gran lavoratore e molto indipendente. Nonostante sia intelligente e amichevole, può dimostrarsi a volte un po’ egoista. Carriera ideale: scienziato o poeta.

Pecora: affascinante, elegante ed artistico, ama le comodità. Si preoccupa facilmente e gli piace lamentarsi. Come professione gli si adatta quella di giardiniere, di attore o di rastrella-spiagge.

Scimmia: intelligente e apprezzato da tutti, avrà successo in qualunque campo vorrà cimentarsi: fortunato!!!

Gallo: gran lavoratore e sicuro quando prende una decisione; non ha timore di esprimere le proprie opinioni e a volte può apparire un po’ prepotente. Può diventare un buon ristoratore o viaggiatore.

Cane: onesto e fedele verso chi ama, tende però a preoccuparsi un po’ troppo e a cercare, e scoprire, le colpe altrui. Potrebbe essere un ottimo agente segreto o uomo (donna) d’affari.

Maiale: onesto e tollerante, è un buon amico, ma si aspetta lo stesso da tutti gli altri, e molto spesso resta deluso. Eccelle nelle arti e negli intrattenimenti.

 

Vi riconoscete in questi tratti? Io sì.

Tanto tempo fa…

… in una galassia lontana lontana…

“Sciur Dutur, la mè fiulina la g’ha la freva alta e ‘na tuss c’la fa pagùra!”

“Stia tranquilla signora, vengo in mattinata.”

La settimana scorsa, in una cittadina lomellina.

Ore 8 del mattino: comincio a cercare la dott sull cell (che se la chiami al pomeriggio s’in….albera, perché ha le visite in studio. “Mi deve chiamare al mattino, così la inserisco nelle visite domiciliari!” – ricordo questo ammonimento dall’inverno scorso), ma la dott è irraggiungibile. Provo ogni 5 min. Niente.

Alle ore 8.30 comincio a chiamare in studio. Occupato. Ma che strano! Studio Medici Associati… suona bene, eh? Peccato ci sia un unico numero a cui risponde un’unica impiegata per 5 medici: immaginate nei giorni di maggior picco influenzale che delirio dev’essere! E infatti solo alle 9.20 riesco a beccare la linea… con musichetta e messaggio che invita a rimanere in linea per non perdere la priorità acquisita (mi sembra di essere in una gag di zelig, non fosse che il termometro segna 38° già a quell’ora del mattino). Attendo pazientemente e finalmente una voce mi chiede: “Desidera?”

Desidero sì! Spiego il problema. Niente da fare, la dott è impegnata altrove per un convegno, oggi niente domicili. La chiami nel pomeriggio in studio. Ma se è in studio e sta visitando, come può rispondermi e passare da me? No no, oggi non passa da nessuno, ma lei chiami.

Alle 13.23 il telefonino mi avvisa che il num è ora raggiungibile. Provo subito. Già occupato. Riprovo dopo un po’. Suona. Libero. Bene.

“Dottoressa, buongiorno, ho la febbre alta, una tosse impossibile (bronchite), un mal di testa terribile (già prese 4 pastiglie ma non accenna a diminuire), male alla schiena e alle gambe…”

E, come supponevo, “non posso passare, ho le visite in studio… e bla bla bla. Non può venire qui lei?”

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Ovvio che il pensiero corra a quand’ero bambina, eoni fa, quando nel mio paesino il medico condotto correva ad ogni ora del giorno e  della notte, sabati e domeniche compresi. Non solo: nei giorni successivi ogni tanto “passava dentro” per vedere come andava, di sua sponte.

A Natale gli si regalava il salame, quello buono, “fatto su in casa”, il cappone ruspante, quello del nostro pollaio, il formaggio buono e il vino, sempre quello buono, “l’ho imbottigliato io, Dutur, me lo porta il mio vinaio dal Monferrato”.

Ma era tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…..

 

ps: piano piano, poco alla volta, passerò da tutti. In una sola volta, per come ancora sto, nun je a fo!

A presto!

Amen

“Mettiamo che un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti petrolio, carbone ed energia elettrica. Non occorre usare la fantasia per immaginarselo, prima o dopo capiterà, e non ci vorrà nemmeno troppo tempo. Ma mentre quel giorno prepara il terreno, facciamo finta che sia già qui. Ha un brutto muso, è un tempo duro, infame, scortica il mondo a coltellate e lo spoglia di tutto. Di quel che serve e di quel che non serve. La gente all’improvviso non sa più che fare per acciuffare il necessario. Prova a inventarsi qualcosa e intanto arranca, senza sapere che una salvezza esiste. Il necessario sta dentro la natura. Ma, per averlo, occorre cavarlo fuori, prenderlo con le mani, e la gente le mani non le sa più usare.

-Sacramento che disgrazia! – dicono – Non sappiamo usar le mani! -

Ma partiamo dall’inizio.”

Questa è l’introduzione de “La fine del mondo storto”, di Mauro Corona (Mauro eh? non Fabrizio!).

So che ve ne ho già parlato, ma in queste vacanze l’ho riletto e di nuovo mi ha impressionata. Quel che scrive, quel che descrive, anche se romanzato, è un futuro possibile e, forse davvero, neanche troppo lontano. Ve lo (ri)consiglio, se vi capita l’occasione, leggetelo, ne vale davvero la pena.

“I primi giorni di quell’inverno infame (le disgrazie d’altronde capitano spesso d’inverno), quando all’improvviso mancano i combustibili, la gente prima si agita, poi si spaventa, grida e cigola. Alla fine fa silenzio. Comincia a morire.”

Da quest’inizio parte tutta una nuova avventura per il genere umano, che re-impara a vivere dovendo procurarsi tutto quanto, anche quelle cose che ha sempre dato per scontate. È una risalita faticosa, ma piano piano ricomincia a capire le priorità, a riscoprire i veri valori, a darsi da fare per sopravvivere. Non vi racconto tutta la trama, vi toglierei il gusto della lettura, ma vi riporto l’ultima frase, la chiusa, quella sì:

“L’uomo sarà l’unico essere vivente ad autoestinguersi per imbecillità.

Amen.”

L’erba grama

“Che cos’è un’erbaccia?

Una pianta di cui non sono state ancora scoperte le virtù”

(Ralph Waldo Emerson)

“Quello che sei, i discorsi che fai, il tuo modo di ragionare è in realtà il riflesso dei tuoi maestri, un riflesso di cui tu non hai la percezione, perché si innesta in te, nel tuo inconscio in modo impercettibile e tu non ne riconosci la presenza, finché un bel giorno non ti ritrovi a pensare, ad agire, a dire le stesse cose di tua madre o della tua maestra elementare, usando addirittura le stesse parole, lo stesso tono. Oppure perché dici l’esatto contrario. Allora ti rendi conto di quanto hai assimilato o respinto dei loro insegnamenti e di quanto queste persone abbiano influito su di te in modo positivo o negativo. Ed è proprio per i condizionamenti occulti a cui sei esposto che è importante trovare dei buoni maestri che trasmettano i valori più positivi che conoscono, senza sfruttare la loro posizione di superiorità per trasformarti come vorrebbero loro. E tu devi sì  migliorarti, crescere, maturare, ma devi mantenere comunque la tua individualità. In particolare, i professori che si trovano in una posizione privilegiata rispetto a molti altri educatori, se non altro per le tante ore che trascorrono assieme ai loro alunni, devono insegnare prima di tutto a vivere, cercando di non privilegiare quelli più bravi lasciando in disparte quelli con evidenti difficoltà.”

“Ho auto la fortuna di avere come professore di storia [.......] In particolare, ricordo i suoi sforzi per farci capire che la cosa più importante era quella di usare la nostra testa, di avere delle idee nostre, nate da percorsi di riflessioni interiori, nostre, solo nostre, non fatte per compiacere o per sentirsi uguali agli altri.

Ci insegnò che la cultura è molto importante, perché sapere è potere, e ripeteva sempre questo suo motto: CULTUS ATQUE HUMANITAS OMNIA QUAE EX STUDIO EXTANT EST, ossia: la cultura è tutto ciò che resta dopo lo studio.

Il sapere è utile e serve sempre, come arricchimento della persona, garantisce una sensibilità maggiore  e la capacità di comprendere e colloquiare in ogni situazione.

Nella nostra società la scuola è finalizzata al lavoro e al suo fattore economico. È vero che la cultura e il sapere non garantiscono un posto sicuro, ma se il mondo della scuola e del lavoro tenessero in considerazione quanto il sapere offre ad ognuno in termini di arricchimento personale, si sarebbe risolto il problema dell’insoddisfazione e ci sarebbero i presupposti affinché ognuno di noi possa fare quello per cui è portato. Ma purtroppo tutto questo è utopia, perché la logica del denaro si è fortemente radicata nella nostra società, la scuola si è adeguata e non ha più prodotto sapere.”

(Filippo Barbera – “Un’insolita compagna: la dislessia” – Editrice Veneta – 2010)

“Si sentiva come un vaso di terracotta

in mezzo a vasi di ferro.”

(Alessando Manzoni)

“Un educatore è un uomo

che rende facili le cose difficili.”

(Ralph Waldo Emerson)

Dedicato a tutti quelli che da domani ritorneranno a scuola,

che si trovino al di qua o al di là della cattedra.

L’importante è che nessuno si senta mai un vaso di terracotta.

Buona ripresa.

I dolci dei Re Magi

Il giorno dei Tre Re, il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, ha dato origine nella storia a numerose consuetudini.

Una di queste consisteva nell’uso di eleggere il re della giornata nel corso della festa, basata su abbondanti libagioni, alla quale erano ammessi anche i poveri. L’usanza aveva preso piede in Francia già nel X secolo, in Olanda ed in Belgio intorno al 1281. Nel 1316 si celebrava la festa dei Tre Re persino alla corte inglese.

È tradizione preparare un dolce speciale, il Dolce dei Re Magi, che ha subito nel corso della storia numerose modifiche. All’inizio doveva essere un pane o un dolce piatto, di forma rotonda. In Olanda si confezionavano le cialde, i dolci con la sfoglia ed altre torte, mentre in Francia si preparavano ciambelle.

In Svizzera, il Dolce dei Re Magi viene confezionato con un pezzo di pasta lievitata di forma rotonda, intorno al quale si dispongono 5 o 6 sfere più piccole della stessa pasta: in ognuna di esse si introduce una figurina di porcellana o di altro materiale che dà diritto, a chi la trova, al titolo di re, oppure, a seconda dei simboli, di principe, ministro, ecc.

Prima che il dolce venga messo a cuocere, a volte, viene spalmato con glassa alle mandorle o nocciole e cosparso di granella di zucchero. Un’altra caratteristica è quella di introdurre nel dolce un fagiolo od una fava, oppure una moneta come portafortuna.

 

Buon appetito e buona Epifania a tutti!

(e non solo alle Befane!)

Chi ben comincia…

… è a metà dell’opera, recita un vecchio detto.

Allora io sono già a giugno. Del 2011, però!

Ore 6.50 di lunedì 2 gennaio.

Ancora con gli occhietti chiusi sotto il piumone.

Driiin!…………… Driiiiiiiiinnnnnn! ……….Telefono.

Salta su come una molla: “Pronto?”

“Mamma, chiama i carabinieri o i vigili, che mi son venuti addosso, sono 5 rumeni, mi hanno sfasciato la macchina e adesso vogliono andare via!”

Fuori buio pesto, lei è là da sola, pensi. Stava andando a lavorare e ad un incrocio l’hanno centrata in pieno. Mancata precedenza.

Vigili? Non risponde nessuno.

Carabinieri? Neppure.

Intanto il papà si veste in fretta e furia.

Prova e riprova finalmente alla stazione locale dei Carabinieri qualcuno si stanca di sentir suonare il telefono e risponde. Ma solo per dire che fino alle 8 loro non possono muoversi. Chiamate la stradale, dicono.

Papà corre là, cercano di fare la constatazione amichevole, con quelli che rognano: la tua auto non ha niente, il danno grosso ce l’abbiamo noi! Ti paghiamo tutto noi, lascia stare!

Come non ha niente? La vostra è una Passat e cammina ancora, la nostra povera Yaris per rimuoverla occorre il carro attrezzi perché avete spaccato tutto (braccini e braccioni, assi e semiassi, giri il volante e una ruota sterza mentre l’altra sta ferma, immobile… 2.000 euro di danni, han detto oggi il meccanico e il carrozziere).

Finalmente arrivano i Vigili, verbale, ammettono la colpa: la ghiaia…(ma se la strada è asfaltata), il ghiaccio… (ma se piove), nonl’ho vista (è pure buio e i fari erano accesi)… insomma, tra tutto questo, il pronto soccorso (solo una botta in testa, ma non si sa mai), lo studio medico, l’assicurazione, passa a consegnare il modulo al lavoro… è partita tutta la mattina.

Al pronto soccorso le dicono: vai subito dalla tua dottoressa, perché domani devi far chiudere l’infortunio, 2 giorni. E lei: ma no, non li voglio, era solo per stare tranquilla! Spiacente, essendoci un verbale dei vigili, è prassi: almeno 48 ore sotto osservazione.

Vai allo studio medici associati (che noi adesso per ammalarci dobbiamo prendere prima l’appuntamento, e poi andare di persona, altrimenti non ti fanno il certificato). Impiegata allo sportello: adesso la dottoressa non c’è, però ti conviene andare direttamente all’inail per chiudere l’infortunio, perché se vieni qui sono 60 euro.

Ah, e dove vado? Città vicina, questo è l’indirizzo. Grazie e arrivederci. Ma anche no. Meglio no.

Stamattina: nebbia da tagliare col coltello, vai fino alla città grande, cerca l’indirizzo, ecco, trovato!

Ma no gioia, non dovevi venire qui, questa è l’asl! Devi andare all’inail, due semafori più in là.

Andiamo a piedi, meglio, che prima che trovi un altro parcheggio si fa mezzogiorno.

Capelli fradici per la nebbia pesante, bagnata che ti avvolge.

Permesso? Buongiorno, mi han detto di venire per chiudere l’infortunio.

Ha un appuntamento? No? E allora non possiamo riceverla… Faccia vedere le carte (un filo di pietà sul viso). Due giorni??????? Ma chi l’ha mandata? Per due giorni l’inail non paga, c’è la franchigia di quattro giorni… Vada pure a lavorare tranquilla domani. Arrivederci. Di nuovo meglio di no.

Ecco, carissimi, l’inizio del mio 2012. Che se il buongiorno si vede dal mattino, sono fritta.

Ah, dimenticavo: due mesi fa la stessa macchinina è stata tamponata da un furgone in retromarcia: al volante due rumeni. E meno male che c’erano i testimoni, altrimenti come lo spieghi ai vigili che tu eri ferma e loro si sono accorti di aver sbagliato strada e hanno messo la retro sparati a razzo senza guardare se dietro c’era qualcuno? Mia figlia sta cominciando a pensare a una piccola dose di sfiga persecutoria….

Vero, in entrambi i casi lei aveva ragione, paga tutto l’assicurazione, ma sapeste che spavento! E poi, il disagio di essere senza auto: fino a domenica posso lasciarle la mia (speriamo bene!), ma da lunedì sarà tutto un correre ed incrociare orari!

Ed è andata bene: se fosse stata mezzo metro più avanti l’avrebbero presa in pieno nella portiera, e a giudicare dalla botta e dal danno, non so come ne sarebbe uscita! Costretti a dire: meno male che è andata così!

Dulcis in fundo: la notte di capodanno, in discoteca, un amico le ha rotto la macchina fotografica, non rientra più l’obiettivo.

Fotografo: dunque, per farla riparare 180 eurini. Una nuova, più bella, più moderna: 105 euro. E papà ha pagato.

Ora, ovviamente dopo, sempre dopo, trovato lo scontrino: era ancora in garanzia. La faremo aggiustare e la terremo noi, visto che la nostra è antidiluviana.

E adesso si faccia avanti qualcun altro, per favore, che noi abbiamo già dato. Per quest’anno basta eh? Basta!

Ma siamo solo al 3 gennaio… l’anno è ancora luuuuuunnnnngooooo!

Com’è il detto? Anno bisesto, anno funesto.

Già.

Buon 2012!

Quello che conta non sarà sotto l’albero,

non verrà incartato e non ha prezzo.

Quello che conta lo troverai nell’aria,

in un abbraccio, in un semplice sorriso,

in uno sguardo o in un bacio.

Questo è il mio augurio:

un ANNO colmo di cose che contano,

che possano arrivare al cuore.

TANTI CARI AUGURI A TUTTI VOI!!!!

 Giusy