Vuoi non parlarne?

Ok, dai… due parole due sulla “grande kermesse canora” che ha tenuto “col fiato sospeso” milioni e milioni di italiani, per cinque giorni “incollati al teleschermo“, “rapiti” da quel che accadeva su quel “magico palco“, in ansia fino alla fine per sapere chi si sarebbe aggiudicato l’ambito trofeo.

Sì, va bene, sono stata un tantinello ironica…. ma poco poco, eh?

Allora, cominciamo da…

- Morandi: sa cantare, ma presentare è un’altra cosa. Ha più volte addormentato la serata, non sa intervistare (e come potrebbe, lui, che è sempre stato dall’altra parte del microfono?) e non è aggiornato nemmeno sulle novità musicali, più gaffes del Mike dei tempi migliori, zero inglese… Da badante. Canta Gianni, canta…. Neanche le telepromozioni sono roba per te! (ma quante erano??????????)

- Papaleo: attore, regista, cantante… ma non spalla. Nessuno dei due sul palco sapeva reggere la scena all’altro. Ma trovare qualcuno che faccia quel che sa fare, no? Bravo, eh? La sua foca resterà negli annali della televisione, un pezzo da ricordare forever and ever.

- Ivan(k)a Mrazova: un bel manichino… gli abiti le cadono addosso alla perfezione, non c’è che dire. Ma il perché non abbiano chiamato un essere vivente, resta un mistero.

- Belen e la sua farfallina: sarà forse l’unica immagine che rimarrà di questo Sanremo?

- Canalis ex Clooney: non pervenuta. Qualcuno afferma d’averla vista…. sarà!

- Luca e Paolo: ma come…. li chiami, chiedi a loro di aprire la prima serata, e poi ti lamenti per il linguaggio “poco convenzionale”? Ma tesora mia… se appicchi il fuoco in un bosco, non devi poi meravigliarti se scoppia un incendio che distrugge il bosco!

- Celentano: altra scoperta dell’acqua calda. Non ho ancora capito se ‘sti qui ci sono o ci fanno. Vi piace attirare l’attenzione, creare suspance, smuovere la curiosità, e tutto al fine del dio audience, e poi cadete dal pero, falsi come giuda, dicendo “ma chi se lo aspettava”? Celentano è Celentano, da sempre. Non è una novità, sapevate benissimo che avrebbe sparato a zero su qualcuno o qualcosa, è nella sua natura. Se abbatti la diga non devi poi stupirti che il paesello a valle venga sommerso dalle acque. Banda di ipocriti. E non venite a dirmi che non sapevate quel che avrebbe detto: dopo ore e ore di prove? Alle quali ha partecipato anche il conduttore che è pure intervenuto nel polpettone? Non credo che abbiano provato in una dacia isolata dal mondo, no. La prossima volta invitate Tiziano Ferro, così state tranquilli. Come? Non si crea la giusta atmosfera per avere ascolti record? Ma belli miei… la botte piena e la moglie ubriaca no… nun se pole!

- Geppy Cucciari: 10 e lode! L’unico momento di vivacità/vitalità in cinque serate. E, secondo me, ha già fatto il provino per l’anno prossimo… (devi infilare il dito di dietro….)

- Casillo: no… ma… per favore, eh?

- I Giovani: povere anime! Non mi soffermo sulla qualità delle canzoni – la musica è un fatto soggettivo, può piacere o non piacere – ma degli orari in cui si sono esibiti… ne vogliamo parlare?

- Rai-Mediaset: niente Zelig, niente Talents, ma due vincitori al Festival. Bello scambio, vantaggioso per entrambi.

- Brian May, Patti Smith, Al Jarrau… ecco, da soli hanno dato un senso alle cinque serate.

- Nell’album delle curiosità: i capelli di Noemi (in abbinamento ai colori dei vestiti… brrrrrrr!), gli scarpini da calcio di Bersani (mitico!), gli occhiali di Lory (e il suo playback, non dimentichiamolo!), gli adesivi “Stile Libero” pro Gialappi sulle braccia delle cantanti (e perché gli uomini no?), la cofana stile Amy della Zilli (un frullato Mina-Amy-Ferreri), i denti di Caron(t)e (ma Lucio… ma chi te l’ha fatto fare?), la metamorfosi di Arisa (che resta comunque un cartone animato quando parla… sembra Laurenti: saranno posseduti?), Emma e la sua bocca (che paura che doveva avere quel microfono…), i peli sul petto della Mezzanotte (a furia di tirarsela… era inevitabile!)……. e basta così, non ho più pagine libere.

E archiviamo anche questa.

Cos’altro? Ah, già… le canzoni. No, di quelle non parlo: come ho già detto per i giovani, i gusti sono personali ed è inutile star qui a disquisire. Belle… brutte… così così… che importa? E comunque, non è per loro che si fa Sanremo ogni anno, quindi….

Ah, dimenticavo: momento clou dell’intera manifestazione? La limonata di gruppo nella sigla dell’ultima serata. Peccato sia stata solo etero. Ma forse si era già andati troppo oltre.

Categories: canzoni, curiosità, humor, televisione | 48 commenti

L’aquila e il pollo

Un giorno un uomo trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia.

L’uovo si schiuse contemporaneamente al resto della covata e l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini.

Per tutta la vita l’aquila fece quel che facevano i polli del cortile, pensando di essere uno di loro.

Frugava il terreno in cerca di insetti, chiocciava e starnazzava, agitava le ali alzandosi da terra una spanna o poco più.

Trascorsero gli anni, e l’aquila divenne molto vecchia.

Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante in mezzo alle forti correnti d’aria, muovendo appena le robuste ali dorate.

La vecchia aquila alzò lo sguardo, stupita.

“Chi è quello?” chiese.

“È l’aquila, il re degli uccelli – rispose il suo vicino. – Appartiene al cielo. Noi, invece, apparteniamo alla terra, perché siamo polli.”

Così l’aquila visse e morì come un pollo, perché tale credeva di essere.

Una storia buffa, ma che contiene una grande verità: molte persone, non essendo consapevoli delle proprie potenzialità, trascorrono tutta la vita come polli e non spiccano mai il volo. Vittime delle circostanze? Dipende solo da loro?

“Il carattere è quello che segna il destino di ciascuno.”

(Cornelio Nepote)

Categories: animali, citazioni, leggende, racconti, riflessioni, uomini, vita | 45 commenti

Il sesso secondo lei

E ora vediamo come la pensa l’altra metà del cielo.

Col mio primo marito era come un’edizione straordinaria del telegiornale:

breve, inaspettata e, in generale, un disastro!

(Mary – Soap)

Io do la colpa a mia madre per la mia scarsa vita sessuale.

Tutto quello che mi ha detto è stato:

“L’uomo va sopra, la donna va sotto.”

Per tre anni io e mio marito abbiamo dormito in letti a castello.

(Joan Rivers)

Il mio compagno “prima” mi riempie di coccole,

“dopo” si fuma una sigaretta.

Cosa faccia “durante” ancora non l’ho capito.

(Ellekappa)

La cosa importante nella recitazione è saper piangere e ridere.

Quando devo piangere penso alla mia vita sessuale.

Quando devo ridere penso alla mia vita sessuale.

(Glenda Jackson)

Un uomo riesce a far pace con il sesso.

Per una donna il sesso non esiste finché non ha fatto pace.

(Michelle Pfeiffer)

Non ho mai detto di essere brava a letto.

Ma mio marito esagera:

ogni volta, dopo che facciamo all’amore,

prende un pezzo di gesso e contorna il mio corpo.

(Joan Rivers)

I mariti non sono mai amanti così meravigliosi

come quando stanno tradendo la moglie.

(Marilyn Monroe)

Gli uomini usano i fiori per farsi perdonare:

più grosso è il mazzo, più lei era giovane.

(Lucy Wilde)

Per riscaldare un cicinin l’aria…

Categories: donne, humor, sesso | 46 commenti

Il sesso secondo lui

Dopo aver esaminato il matrimonio con gli occhi di lui e di lei, diamo ora una sbirciatina a quel che accade dopo il matrimonio… perché è solo dopo il matrimonio che…. si fa, no?

Amavo un’irlandese, ma l’ho lasciata perché lei si faceva sempre il segno della croce prima di andare a letto.

Avevo l’impressione che pregasse per la mia prestazione.

(William Cole)

Mi sono sposato per la stessa ragione per cui ho comprato la lavatrice:

c’era qualcosa che volevo smettere di fare a mano.

(Enzo Cortese)

Uno psicologo raccomandò a mia moglie e a me di fare sesso tutte le sere.

Da allora non riusciamo più a vederci.

(Rodney Dangerfield)

Se Dio ci avesse creati con l’intenzione di non farci masturbare,

ci avrebbe fatti con le braccia più corte.

(George Carlin)

Il 66% dei cattolici fa sesso una volta alla settimana.

La percentuale sarebbe stata più bassa, ma hanno contato anche i preti.

(Dennis Miller)

Oramai per sicurezza pratico solo il sesso orale.

Ne parlo e basta.

(Andreas Schon)

L’orgasmo dello scapolo è il breve istante che separa il desiderio di possederla

dal pensiero di doverla riaccompagnare a casa.

L’orgasmo del coniugato è il breve istante che separa il desiderio di possederla

dal pensiero di non poterla riaccompagnare a casa.

(Daniele Monduzzi)

La grande differenza tra il sesso gratis e il sesso a pagamento

è che il sesso a pagamento è molto meno caro.

(Francis Brendan)

Buona settimana, gelo e neve permettendo.

Categories: humor, sesso, uomini | 28 commenti

Per colpa di un chiodo

 

“È sempre banale il modo in cui si scoprono certe cose. E come ricadono sulla nostra vita, crescendo dalla goccia al diluvio. La storia del cavallo che perse il chiodo e quindi perse il ferro e il generale perse l’equilibrio e l’esercito perse la guida e il re perse la battaglia e infine perse la guerra. Una guerra persa per colpa di un chiodo. Incroci, combinazioni, cattivi propositi, buone intenzioni, tutti infilati a bollire nel calderone della casualità, che è così grande da contenere tutto il mondo e sotto il quale il fuoco non viene mai spento.”

(G. Faletti – “Tre atti e due tempi”) 

Categories: citazioni, fortuna | 33 commenti

L’Anno del Dragone

Domani, 23 gennaio, per svariate popolazioni asiatiche si celebrerà la festa di primavera, meglio nota da noi come Capodanno Cinese. Si tratta di una delle celebrazioni in assoluto più sentite non solo dalla Cina, ma anche da Paesi come la Corea, la Mongolia, il Bhutan e il Vietnam. Anche in Giappone è annoverata tra le festività ufficiali. La data in cui cade è basata sul calcolo congiunto dell’anno solare e del ciclo lunare. Di anno in anno, può cadere tra il 21 gennaio e il 19 febbraio del nostro calendario. Dall’inizio, quindi, si procede con 15 giorni di festeggiamenti che hanno fine con la festa delle lanterne. La sua origine è legata alla legenda di Nian, un mostro che viveva nella Cina dei tempo antichi e che ogni 12 mesi usciva allo scoperto per cibarsi di esseri umani. Era possibile, tuttavia, impedire la carneficina spaventandolo con forti rumori e con il colore rosso, da cui il tradizionale scoppio dei fuochi d’artificio.

A differenza del nostro oroscopo (12 segni, uno per ogni mese), l’oroscopo cinese è formato sempre da 12 segni, corrispondenti a 12 diversi animali, ma ogni segno vale per un intero anno. Quello che sta per iniziare sarà l’anno del Dragone, il segno più fortunato secondo la tradizione.

Qui di seguito trovate la tabella da consultare per sapere di quale segno siete, in base all’anno in cui siete nati:

 

Topo Bue Tigre Coniglio Drago Serpente Cavallo Pecora Scimmia Gallo Cane Maiale
1900 1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 1911
1912 1913 1914 1915 1916 1917 1918 1919 1920 1921 1922 1923
1924 1925 1926 1927 1928 1929 1930 1931 1932 1933 1934 1935
1936 1937 1938 1939 1940 1941 1942 1943 1944 1945 1946 1947
1948 1949 1950 1951 1952 1953 1954 1955 1956 1957 1958 1959
1960 1961 1962 1963 1964 1965 1966 1967 1968 1969 1970 1971
1972 1973 1974 1975 1976 1977 1978 1979 1980 1981 1982 1983
1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995
1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007
2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019

Ma come mai proprio questi dodici animali?

 

Ecco la leggenda sull’origine dello zodiaco cinese e dei suoi 12 segni.

“Il Buddha nel presentimento della sua fine terrena, chiamò a raccolta tutti gli animali della terra, ma di questi solo 12 andarono a offrire il loro saluto. Il topo, furbo e veloce di natura, arrivò per primo: saltò sul dorso del grande e onesto bue e gli fece percorrere tutta la strada. Appena giunto sul luogo saltò il bue e salutò il Buddha. Il diligente bue arrivò secondo, seguito dall’intrepida tigre e dal pacifico coniglio. Il drago arrivò quinto, seguito subito dal suo fratello minore, ovvero il serpente. L’atletico cavallo fu settimo, e l’elegante pecora ottava; subito dopo arrivò l’astuta scimmia, e poi ancora il coloratissimo gallo. Penultimo giunse il fedele cane, per poi finire con il fortunato maiale, che arrivò appena in tempo per salutare anch’egli il Buddha. Come premio dunque per la loro fedeltà il Buddha decise di chiamare ogni anno del ciclo lunare con il nome di ciascuno dei 12 animali accorsi.”

 

 

In un’altra leggenda, l’Imperatore di Giada, già sovrano del Cielo e della Terra da parecchi anni, decise di visitare la Terra personalmente. Si stupì nell’ammirare le meravigliose creature terrestri, e decise di prenderne dodici da portare in Cielo, per mostrarle alle divinità. Gli animali che scelse di portare con sè furono: un topo, un gatto, un bue, una tigre, un coniglio, un drago, un serpente, un cavallo, una pecora una scimmia, un gallo e un cane. Il gatto, il più bello tra gli animali, chiese al topo di informarlo il giorno in cui sarebbe venuto l’Imperatore di Giada a prenderli. Ma il topo, geloso della bellezza del gatto paragonata alla sua, non lo chiamò. Conseguentemente, il gatto non si presentò all’arrivo dell’Imperatore di Giada, e fu sostituito con il maiale. Quando il gatto venne a sapere cos’era successo, si arrabbiò furiosamente con il topo: ed ecco spiegata l’inimicizia tra gatti e topi. L’Imperatore di Giada, intanto, affascinato dagli animali, decise di attribuire ad ognuno di essi un anno del calendario.

 

 

Volete sapere anche le caratteristiche del segno che vi rappresenta? Ecco qua:

Topo: fantasioso, seducente e molto generoso con le persone che ama, sebbene tenda a perdere velocemente la pazienza e ad essere ipercritico. Può diventare un buon scrittore, critico o pubblicitario.

Bue: un capo nato, ispira fiducia in tutti quelli che vengono in contatto con lui; tuttavia può essere un po’ troppo esigente. Formale e abile con le mani, può diventare un ottimo chirurgo o parrucchiere.

Tigre: spavaldo e avventuroso, ha iniziativa e fascino. Tende però a correre dei rischi, agendo prima di pensare alle conseguenze. Può diventare un buon capo, un esploratore o pilota di auto da corsa.

Coniglio: affettuoso, collaborativo e gentile, con molti amici. A volte può essere troppo sentimentale e sembrare superficiale. La carriera ideale potrebbe essere nel campo della legge, della diplomazia o su un palcoscenico.

Drago: tende ad essere un individuo popolare sempre pieno di vita e di entusiasmo, con una reputazione da amante divertente. Potrebbe diventare un buon prete, un ottimo artista o un politico.

Serpente: romantico e profondo pensatore, saggio e affascinante, sebbene tenda a dimenticarsi degli altri molto in fretta e ad essere un po’ avaro. Lavoro ideale: insegnante o psichiatra.

Cavallo: gran lavoratore e molto indipendente. Nonostante sia intelligente e amichevole, può dimostrarsi a volte un po’ egoista. Carriera ideale: scienziato o poeta.

Pecora: affascinante, elegante ed artistico, ama le comodità. Si preoccupa facilmente e gli piace lamentarsi. Come professione gli si adatta quella di giardiniere, di attore o di rastrella-spiagge.

Scimmia: intelligente e apprezzato da tutti, avrà successo in qualunque campo vorrà cimentarsi: fortunato!!!

Gallo: gran lavoratore e sicuro quando prende una decisione; non ha timore di esprimere le proprie opinioni e a volte può apparire un po’ prepotente. Può diventare un buon ristoratore o viaggiatore.

Cane: onesto e fedele verso chi ama, tende però a preoccuparsi un po’ troppo e a cercare, e scoprire, le colpe altrui. Potrebbe essere un ottimo agente segreto o uomo (donna) d’affari.

Maiale: onesto e tollerante, è un buon amico, ma si aspetta lo stesso da tutti gli altri, e molto spesso resta deluso. Eccelle nelle arti e negli intrattenimenti.

 

Vi riconoscete in questi tratti? Io sì.

Categories: animali, auguri, capodanno cinese, curiosità, festa, leggende | 17 commenti

Tanto tempo fa…

… in una galassia lontana lontana…

“Sciur Dutur, la mè fiulina la g’ha la freva alta e ‘na tuss c’la fa pagùra!”

“Stia tranquilla signora, vengo in mattinata.”

La settimana scorsa, in una cittadina lomellina.

Ore 8 del mattino: comincio a cercare la dott sull cell (che se la chiami al pomeriggio s’in….albera, perché ha le visite in studio. “Mi deve chiamare al mattino, così la inserisco nelle visite domiciliari!” – ricordo questo ammonimento dall’inverno scorso), ma la dott è irraggiungibile. Provo ogni 5 min. Niente.

Alle ore 8.30 comincio a chiamare in studio. Occupato. Ma che strano! Studio Medici Associati… suona bene, eh? Peccato ci sia un unico numero a cui risponde un’unica impiegata per 5 medici: immaginate nei giorni di maggior picco influenzale che delirio dev’essere! E infatti solo alle 9.20 riesco a beccare la linea… con musichetta e messaggio che invita a rimanere in linea per non perdere la priorità acquisita (mi sembra di essere in una gag di zelig, non fosse che il termometro segna 38° già a quell’ora del mattino). Attendo pazientemente e finalmente una voce mi chiede: “Desidera?”

Desidero sì! Spiego il problema. Niente da fare, la dott è impegnata altrove per un convegno, oggi niente domicili. La chiami nel pomeriggio in studio. Ma se è in studio e sta visitando, come può rispondermi e passare da me? No no, oggi non passa da nessuno, ma lei chiami.

Alle 13.23 il telefonino mi avvisa che il num è ora raggiungibile. Provo subito. Già occupato. Riprovo dopo un po’. Suona. Libero. Bene.

“Dottoressa, buongiorno, ho la febbre alta, una tosse impossibile (bronchite), un mal di testa terribile (già prese 4 pastiglie ma non accenna a diminuire), male alla schiena e alle gambe…”

E, come supponevo, “non posso passare, ho le visite in studio… e bla bla bla. Non può venire qui lei?”

????????????????????????????????

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ovvio che il pensiero corra a quand’ero bambina, eoni fa, quando nel mio paesino il medico condotto correva ad ogni ora del giorno e  della notte, sabati e domeniche compresi. Non solo: nei giorni successivi ogni tanto “passava dentro” per vedere come andava, di sua sponte.

A Natale gli si regalava il salame, quello buono, “fatto su in casa”, il cappone ruspante, quello del nostro pollaio, il formaggio buono e il vino, sempre quello buono, “l’ho imbottigliato io, Dutur, me lo porta il mio vinaio dal Monferrato”.

Ma era tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…..

 

ps: piano piano, poco alla volta, passerò da tutti. In una sola volta, per come ancora sto, nun je a fo!

A presto!

Categories: inverno, ricordi, riflessioni, salute, vita | 38 commenti

Amen

“Mettiamo che un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti petrolio, carbone ed energia elettrica. Non occorre usare la fantasia per immaginarselo, prima o dopo capiterà, e non ci vorrà nemmeno troppo tempo. Ma mentre quel giorno prepara il terreno, facciamo finta che sia già qui. Ha un brutto muso, è un tempo duro, infame, scortica il mondo a coltellate e lo spoglia di tutto. Di quel che serve e di quel che non serve. La gente all’improvviso non sa più che fare per acciuffare il necessario. Prova a inventarsi qualcosa e intanto arranca, senza sapere che una salvezza esiste. Il necessario sta dentro la natura. Ma, per averlo, occorre cavarlo fuori, prenderlo con le mani, e la gente le mani non le sa più usare.

-Sacramento che disgrazia! – dicono – Non sappiamo usar le mani! -

Ma partiamo dall’inizio.”

Questa è l’introduzione de “La fine del mondo storto”, di Mauro Corona (Mauro eh? non Fabrizio!).

So che ve ne ho già parlato, ma in queste vacanze l’ho riletto e di nuovo mi ha impressionata. Quel che scrive, quel che descrive, anche se romanzato, è un futuro possibile e, forse davvero, neanche troppo lontano. Ve lo (ri)consiglio, se vi capita l’occasione, leggetelo, ne vale davvero la pena.

“I primi giorni di quell’inverno infame (le disgrazie d’altronde capitano spesso d’inverno), quando all’improvviso mancano i combustibili, la gente prima si agita, poi si spaventa, grida e cigola. Alla fine fa silenzio. Comincia a morire.”

Da quest’inizio parte tutta una nuova avventura per il genere umano, che re-impara a vivere dovendo procurarsi tutto quanto, anche quelle cose che ha sempre dato per scontate. È una risalita faticosa, ma piano piano ricomincia a capire le priorità, a riscoprire i veri valori, a darsi da fare per sopravvivere. Non vi racconto tutta la trama, vi toglierei il gusto della lettura, ma vi riporto l’ultima frase, la chiusa, quella sì:

“L’uomo sarà l’unico essere vivente ad autoestinguersi per imbecillità.

Amen.”

Categories: citazioni, futuro, inverno, libri, natura, paura, riflessioni, uomini, vita | 42 commenti

L’erba grama

“Che cos’è un’erbaccia?

Una pianta di cui non sono state ancora scoperte le virtù”

(Ralph Waldo Emerson)

“Quello che sei, i discorsi che fai, il tuo modo di ragionare è in realtà il riflesso dei tuoi maestri, un riflesso di cui tu non hai la percezione, perché si innesta in te, nel tuo inconscio in modo impercettibile e tu non ne riconosci la presenza, finché un bel giorno non ti ritrovi a pensare, ad agire, a dire le stesse cose di tua madre o della tua maestra elementare, usando addirittura le stesse parole, lo stesso tono. Oppure perché dici l’esatto contrario. Allora ti rendi conto di quanto hai assimilato o respinto dei loro insegnamenti e di quanto queste persone abbiano influito su di te in modo positivo o negativo. Ed è proprio per i condizionamenti occulti a cui sei esposto che è importante trovare dei buoni maestri che trasmettano i valori più positivi che conoscono, senza sfruttare la loro posizione di superiorità per trasformarti come vorrebbero loro. E tu devi sì  migliorarti, crescere, maturare, ma devi mantenere comunque la tua individualità. In particolare, i professori che si trovano in una posizione privilegiata rispetto a molti altri educatori, se non altro per le tante ore che trascorrono assieme ai loro alunni, devono insegnare prima di tutto a vivere, cercando di non privilegiare quelli più bravi lasciando in disparte quelli con evidenti difficoltà.”

“Ho auto la fortuna di avere come professore di storia [.......] In particolare, ricordo i suoi sforzi per farci capire che la cosa più importante era quella di usare la nostra testa, di avere delle idee nostre, nate da percorsi di riflessioni interiori, nostre, solo nostre, non fatte per compiacere o per sentirsi uguali agli altri.

Ci insegnò che la cultura è molto importante, perché sapere è potere, e ripeteva sempre questo suo motto: CULTUS ATQUE HUMANITAS OMNIA QUAE EX STUDIO EXTANT EST, ossia: la cultura è tutto ciò che resta dopo lo studio.

Il sapere è utile e serve sempre, come arricchimento della persona, garantisce una sensibilità maggiore  e la capacità di comprendere e colloquiare in ogni situazione.

Nella nostra società la scuola è finalizzata al lavoro e al suo fattore economico. È vero che la cultura e il sapere non garantiscono un posto sicuro, ma se il mondo della scuola e del lavoro tenessero in considerazione quanto il sapere offre ad ognuno in termini di arricchimento personale, si sarebbe risolto il problema dell’insoddisfazione e ci sarebbero i presupposti affinché ognuno di noi possa fare quello per cui è portato. Ma purtroppo tutto questo è utopia, perché la logica del denaro si è fortemente radicata nella nostra società, la scuola si è adeguata e non ha più prodotto sapere.”

(Filippo Barbera – “Un’insolita compagna: la dislessia” – Editrice Veneta – 2010)

“Si sentiva come un vaso di terracotta

in mezzo a vasi di ferro.”

(Alessando Manzoni)

“Un educatore è un uomo

che rende facili le cose difficili.”

(Ralph Waldo Emerson)

Dedicato a tutti quelli che da domani ritorneranno a scuola,

che si trovino al di qua o al di là della cattedra.

L’importante è che nessuno si senta mai un vaso di terracotta.

Buona ripresa.

Categories: auguri, citazioni, educazione, libri, problemi, riflessioni, scuola | 36 commenti

I dolci dei Re Magi

Il giorno dei Tre Re, il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, ha dato origine nella storia a numerose consuetudini.

Una di queste consisteva nell’uso di eleggere il re della giornata nel corso della festa, basata su abbondanti libagioni, alla quale erano ammessi anche i poveri. L’usanza aveva preso piede in Francia già nel X secolo, in Olanda ed in Belgio intorno al 1281. Nel 1316 si celebrava la festa dei Tre Re persino alla corte inglese.

È tradizione preparare un dolce speciale, il Dolce dei Re Magi, che ha subito nel corso della storia numerose modifiche. All’inizio doveva essere un pane o un dolce piatto, di forma rotonda. In Olanda si confezionavano le cialde, i dolci con la sfoglia ed altre torte, mentre in Francia si preparavano ciambelle.

In Svizzera, il Dolce dei Re Magi viene confezionato con un pezzo di pasta lievitata di forma rotonda, intorno al quale si dispongono 5 o 6 sfere più piccole della stessa pasta: in ognuna di esse si introduce una figurina di porcellana o di altro materiale che dà diritto, a chi la trova, al titolo di re, oppure, a seconda dei simboli, di principe, ministro, ecc.

Prima che il dolce venga messo a cuocere, a volte, viene spalmato con glassa alle mandorle o nocciole e cosparso di granella di zucchero. Un’altra caratteristica è quella di introdurre nel dolce un fagiolo od una fava, oppure una moneta come portafortuna.

 

Buon appetito e buona Epifania a tutti!

(e non solo alle Befane!)

Categories: auguri, befana, cibo, dolci | 30 commenti

Blog su WordPress.com. Theme: Adventure Journal by Contexture International.